Generale sfortunato

23 Giugno 2008 di Stefano Olivari


Anche senza scomodare Napoleone, sono in tanti a dire che i migliori generali sono quelli più fortunati. E così se diamo per scontato che il Mondiale vinto ai rigori dopo avere incontrato nessuno (nessuno ad alto livello, ovviamente) fino alla semifinale, sia stato una grande vittoria, bisogna prendere e portare a casa una sconfitta europea nei quarti, dopo avere incontrato almeno tre grandi e con le squalifiche a dire male (Pirlo non c’era, come non c’era Frings), che a tutti gli effetti è una grande sconfitta. E’ il calcio, con i suoi rigori che sono tutto tranne che la lotteria propagandata anche da tanti addetti ai lavori: li tirano calciatori con una maglia, prova a pararli un portiere con un’altra maglia. Bravi gli spagnoli a prevalere, al di là dell’inutile considerazione che ai punti avevano vinto loro (con tanto di rigore negato per fallo di Ambrosini su Villa). Questa polverosa premessa per dire che se il risultato fosse tutto basterebbe il proverbio: chi ha vinto è un bravo ragazzo, chi perde una testa di…Non facciamo parte di questo partito, quindi siamo costretti a ribadire che Donadoni ha chiuso la sua avventura sulla panchina azzurra con qualche rimpianto ma anche con la certezza di avere tirato fuori il possibile da un gruppo al lumicino per età ed alternative tattiche. Il gioco del chi non c’era è facile, più difficile è trovare quali grandi occasioni Inzaghi avrebbe potuto sfruttare. Nel nostro bar personale sdottoravamo su Giuseppe Rossi, ma adesso vale davvero tutto. Bene ha fatto il c.t. a cambiare in corsa e giocarsi i momenti decisivi della partita con il modulo della sua vita: l’ariete e due attaccanti esterni, per qualche minuto addirittura sommando Del Piero. Solo che l’ariete era disfatto dalla fatica e gli esterni non erano baciati dalla forma. Eccellente la difesa, aiutata da un centrocampo poco creativo ma disposto al sacrificio (non era partita da Aquilani, che però ha fatto il suo), la scheggia impazzita avrebbe dovuto essere Cassano. Protetto da tutti, in particolare dalla vecchia guardia (Buffon in testa) l’eterno giovane ha fallito l’occasione della vita nel modo peggiore. Non giocando male come può capitare anche ai più grandi fuoriclasse, ma giocando facile, in sicurezza, da calciatore che teme i giudizi della critica. Il Cassano da 6,5 non è Cassano, di mezzepunte così è piena l’Italia: nel quadro di convocazioni conservative l’unica vera scommessa era lui. Scommessa persa.

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