Gabriele Sandri, esempio di cosa?

18 Novembre 2008 di Stefano Olivari

La morte di Gabriele Sandri, avvenuta un anno fa, presenta pochi punti oscuri per quanto riguarda la sua dinamica: un agente di polizia che spara ad altezza d’uomo, da distanza considerevole, ed il proiettile più o meno deviato che uccide il tifoso della Lazio davanti all’autogrill di Badia al Pino (Arezzo). Insomma, responsabilità chiarissima ma chiari anche i fatti avvenuti pochi istanti prima della tragedia: un gruppo di tifosi laziali, lo stesso gruppo di Sandri più qualche altro elemento, aspetta all’autogrill cinque tifosi della Juventus individuati in autostrada e subito ‘puntati’. Parte l’assalto con cinghie, biglie, ombrelli, sassi, eccetera, ma in qualche modo gli juventini nonostante le botte riescono a risalire in macchina e a sgommare. Stessa cosa fanno i laziali, forse per inseguirli o forse no, sta di fatto che in quel momento il poliziotto commette l’errore più grave della sua esistenza. Nelle tasche di Sandri (già diffidato nel 2002) vengono trovati due sassi, poi grottescamente derubricati dagli avvocati della famiglia a ‘formazioni calcaree’. Il procuratore capo di Arezzo, Di Cicco, afferma che i coltelli ritrovati sul posto sono genericamente ‘degli occupanti la macchina della vittima’ e poi partono le varie mobilitazioni che tutti ricordano, con partite sospese per mano ultrà e dediche degne di miglior causa. Poi ieri la notizia che il consiglio comunale di Roma, all’unanimità, ha votato una mozione che impegna il sindaco ad intitolare una strada della capitale a Gabriele Sandri. A parte il fatto che non ricordiamo la stessa solerzia bipartisan nell’onorare con una via tutti i poliziotti morti in servizio, la domanda è: senza scomodare Salvo D’Acquisto o Madre Teresa, Gabriele Sandri era un buon esempio?

Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it
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