Falliti con buona stampa

20 Maggio 2011 di Stefano Olivari

di Anna Laura
Ecco Stefano, forse ci siamo, entro agosto si saprà se gli Usa falliranno. Qualche giorno dopo la Supercoppa italiana in Cina, la Cina c’entra sempre, sapremo. Entro la metà del mese si giungerà ai fatidici 14,28 trilioni di dollari di debito corrente che sarebbe il limite stabilito dal Congresso.
A parte i trucchi contabili alla Prodi (per una volta lasciamo stare Berlusconi), di Geithner, ministro del tesoro americano, il Congresso non capisce in quale casino si stia cacciando il paese. A parte il fatto, dirai anche tu Stefano, che gli Usa sono già falliti: è che manca il curatore fallimentare e nel frattempo giocano con la spesa, il tutto a carico dei contribuenti. Mi interessa il quadro generale: se fallisce il prestatore di ultima istanza, cioè le nazioni, la gente, il mondo (metti le sigle che vuoi), chi garantirà caviale e champagne a questi poveri miliardari di Wall Street?
Se falliranno si vedrà, ma la domanda resta valida. Ponete che si venda tutto il pianeta (gli economisti direbbero assets), cioè case, fabbriche, spiagge, mari, monti, il valore di tutto questo coprirebbe solo un dodicesimo del denaro (virtuale) circolante. Mettiamola in questa maniera: i certificati di assicurazione contro il fallimento (Cds) hanno raggiunto la stratosferica somma di 72.000 trilioni di dollari, cioè 16 volte il Pil mondiale. Ora è vero che le tre agenzie di rating sono americane, ma prima di essere americani questi di Wall Street sono avidi. La storia della rana e dello scorpione è quanto di più vicino alla realtà, in questo momento. Ma come siamo arrivati fin qui? Ci siamo arrivati a questo grazie a politici corrotti e corruttibili, grazie a sindacati corrotti e corruttibili, grazie a imperi editoriali e mediatici legati a chi manovra i mercati, con giornalisti corrotti e giurisprudenze “ad castam”.
Dai fallimenti mondiali a quelli italiani. In analisi matematica le curve mi sono sempre piaciute,
in macchina un po’ meno, nella vita sociale meno di zero. Il fatto di esprimere opinioni è una cosa legittima e la loro posizione è chiara, solo che come sempre, per gli schiavi dell’ideologia arrivano fuori tempo massimo. Secondo lo studio di un professore dell’università di Torino, sfortunatamente di sinistra, il Nord Italia o meglio quattro regioni (Lombardia, Veneto Piemonte, Emilia) invia a Roma ogni anno un surplus di 55 miliardi di euro al netto dei ritorni. Davanti a queste cifre, bisognerebbe che la classe politica (che è la seconda industria italiana dopo la pubblica amministrazione), facesse un grande passo. Per rispetto nei confronti dei sacrifici di queste 4 regioni. Quale passo? Forse dire la verità: siamo falliti, tiriamo una riga sul passato e ripartiamo da zero con nuove regole prima che niente abbia valore e le strade si riempiano di disperati ex piccolo borghesi con mutuo ventennale. Le curve? Il futuro della Lega? Chissenefrega.

Anna Laura

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