Etica protestataria

13 Agosto 2008 di Stefano Olivari

Valentina Vezzali e quasi tutti gli altri azzurri presenti a Pechino non sono evasori fiscali né aspiranti tali: anzi, essendo quasi tutti protagonisti in sport senza ‘mercato’ (quindi campionati professionistici, meeting, diritti televisivi, esibizioni con relativi ingaggio) le loro entrate, tassate alla fonte, derivano dallo stipendio delle società o più spesso del corpo militare di cui fanno parte e dai contributi delle federazioni per la preparazione dei probabili olimpici. Niente di segreto o comunque di occultabile al Fisco. Per questo l’idea della Vezzali, anticipata di pochi minuti dal tiratore D’Aniello (argento) e dalla judoka Quintavalle (oro) di non tassare i premi CONI per le medaglie (140mila lordi per l’oro, 75mila per l’argento e 50mila per il bronzo) ha fatto indignare solo chi pensa che il lavoro sia qualcosa che prescinda dall’impegno e (orrore!) dai risultati. Paragonare il premio olimpico allo straordinario da detassare non ci sembra quindi un’idea peregrina, nemmeno rapportata ad una realtà in cui il merito è guardato con sospetto. Va detto che la proposta di legge con primo firmatario Luciano Rossi (deputato PdL, ma soprattutto interessato presidente della federazione tiro a volo) non sarà discussa, nella migliore delle ipotesi, prima di ottobre. Per quella data la lontananza temporale dei Giochi unita a qualche tirata pauperistica farà passare tutto nel dimenticatoio, con l’etica protestataria come al solito in Italia vincente su quella protestante. Complimenti alla Vezzali, ma si tenga stretto il suo stipendio in Polizia.

Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it

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