Due mesi di confidenze

24 Aprile 2011 di Stefano Olivari

di Stefano Olivari
Sotto di un gol e di un uomo, in una partita dal ritmo molle come molte con la Lazio negli ultimi dieci anni, c’erano tutti i presupposti perché l’Inter crollasse mettendo in serio pericolo la qualificazione diretta alla Champions League.
Da manuale (manuale non sacchiano, evidentemente) la sostituzione, fuori la punta più pesante per il portiere di riserva, da Inter dell’anno scorso la reazione: ordinata, non isterica, con due linee compatte che ai più hanno ricordato il ritorno della semifinale di Champions con il Barcellona. La vera summa teologica di un’epoca, magari ripetibile ma con altri protagonisti. A questo si è aggiunta una Lazio dove i giocatori di talento non hanno saputo gestire il vantaggio congelando il pallone e lanciando uno Zarate ispirato: Hernanes raramente così male, Mauri stranervoso, Floccari non pervenuto e anche in un ruolo da Ibrahimovic juventino che è al di sopra delle sue possibilità. Così l’Inter ha creato tanto dalle fasce: a destra, con il superclassico Maicon-Zanetti e a sinistra con Eto’o a sfruttare i movimenti del neo-idolo Nagatomo preferito giustamente a Chivu. Con una manovra simile e così tanti cross forse avrei segnato anch’io, avrà pensato Pazzini in panchina.
Tanti bei ragionamenti, poi il gol del pareggio è arrivato su una punizione alla Sneijder, mentre quello della vittoria da una scivolata di Biava che Eto’o ha sfruttato con freddezza ronaldiana R9. Poi nell’incattivimento generale, seguito all’espulsione di Mauri, tante situazioni per il 2 a 2 e per il 3 a 1, di quelle che rendono incommentabile una partita partendo dal risultato. Meglio concentrarsi sui particolari, come quello di Maicon che chiedeva istruzioni a Leonardo, dopo l’entrata in campo di Rocchi, con l’allenatore a fare scena muta. Per fortuna dell’Inter i trentenni perdono forza ma non senso tattico, così in una situazione da battaglia l’Inter più mourinhana (non a caso senza l’arrogante Thiago Motta, vero segno del declino della Nazionale) è riuscita a non crollare ottenendo tre punti di importanza enorme.
Salvata la qualificazione al torneo che fa la differenza, possiamo goderci una possibile finale di Coppa Italia ma soprattutto due mesi di esperti che riportano fantomatiche confidenze di Moratti (dei figli, dell’autista non guidante, del barista, del cugino del suo dentista) riguardo al prossimo allenatore. L’ultima notizia ‘sicura’ proveniente da questi circuiti è l’innamoramento per Guardiola, che oltre ad essere un grande allenatore avrebbe il pregio di costituire uno smarcamento anche di immagine da Mourinho (altro che scuola a Lugano dei figli…) senza essere così stupido da dire ai campioni del mondo che ”Da oggi si gioca a calcio”. Peccato che Guardiola di questo presunto interessamento non sappia nulla e che non ci sia un reale motivo per abbandonare una squadra che nel mondo è un modello imitato ma anche inimitabile: identità, risultati, gioco, senso della propria storia. Alla fine Leonardo, che ha perso con i Milan come il suo predecessore, ma battuto molti più Mazembe (e qualche Bayern), sarebbe il più funzionale allo svecchiamento della squadra per poi consegnarla nel 2012 al mitico ‘allenatore da progetto’. Saranno comunque due mesi di grandi e fondate confidenze, in attesa di un Pulitzer che si ostina a non arrivare saremo qui. Buona Pasqua, anche se non sappiamo che tipo di augurio sia: di morte o di resurrezione? Con Mourinho, fresco di trionfo al Mestalla, saremmo stati pronti alla morte. Con Leonardo può andare bene anche una vita dignitosa: quella che aspetta l’Inter 2011-12.
stefano@indiscreto.it

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