Dove le clienti vengono chiamate mongole

30 Agosto 2002 di Erminio Ottone

di Erminio Ottone
Uno spiacevole episodio porta all’onore delle cronache il Tropico Latino, una delle mete più cool della notte milanese. Figurarsi le altre…

Nuovo viaggio nello squallore della Milano by night. Questa volta il vostro Erminio Ottone vi parla di un locale di una catena che forse non tutti conoscono, il Tropico Latino. Ce ne sono vari sparsi per il capoluogo lombardo, tutti pressoché uguali. Luci basse, prezzi alti, atmosfera vagamente caraibica, cocktail dai nomi esotici ma nessun cameriere o gestore di origine Sud/Centroamericana… saremo stati stati sfortunati, ma abbiamo sempre beccato solo italiani…Ma il Tropico Latino che si segnala per la bruttezza del locale e la maleducazione dei suoi italici lavoranti è quello di Piazzale Bacone, a pochi passi da Corso Buenos Aires. Piastrelle a vista come in un triste ospedale statale, un’unica lunga sala tipo mensa aziendale: così si presenta il famigerato ‘Tropico’ ai suoi avventori. Come faccia ad essere quasi sempre pieno, rimane uno dei misteri di questa assurda città. Il ‘fattaccio’ avviene in una grigia serata di fine agosto. Si è appena tornati dal mare, due amiche di Brescia sono di passaggio in città: è l’occasione giusta per incontrarsi dopo tanto tempo. Sarebbe bello portarle in una delle tante discoteche all’aperto sulla riva dell’Idroscalo, ma naturalmente basta poco per passare dal sole delle vacanze alla pioggia della città più triste del mondo: niente discoteca all’aperto, ci si accontenta di fare due chiacchiere davanti ad un drink. Entriamo al Tropico alle 00;30 e ordiniamo. Il locale sta per chiudere (orario da grande metropoli europea…) ma nessuno si prende la briga di avvertirci: 15 euro pronti per essere incassati (ovviamente senza scontrino) valgono bene un piccolo inganno. E allora, capita che appena iniziato a sorseggiare il nostro drink, ci ritroviamo circondati da camerieri che puliscono il pavimento attorno al nostro tavolo, ribaltano sedie, e gridano ripetutamente ’andiamo!’ per invitarci a finire in fretta la consumazione. Non mi rassegno a tanto squallore e impiego tutto il tempo necessario per gustarmi il mio cocktail. Ma il peggio deve ancora venire…Mentre usciamo, le due ragazze mi precedono chiacchierando tra loro: ”Che brutta questa Milano, speriamo che i locali non siano tutti così…” Il barista (basso, tarchiato, un po’ palestrato, molto mediterraneo e poco caraibico) a quel punto estrae dal cilindro un ottimo udito. Sentiti i discorsi, per niente offensivi, delle due ragazze, se la prende col sottoscritto: ”Di’ a quella mongola della tua amica che nessuno la costringe a venire qui..” Mi sarebbe sembrato giusto sottolineare al triste individuo come la mia amica fosse di Brescia e non di Ulan Bator, ma la battuta era troppo complicata per il soggetto in questione. Inutili, ovviamente, i miei inviti a vergognarsi, a chiedere scusa per aver insultato una donna ma soprattutto una cliente pagante, sia pure senza scontrino fiscale… Sono uscito tra gli insulti (ovviamente ricambiati) promettendo al locale la giusta pubblicità…ovviamente nella rubrica ‘Milano da non bere’.

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