Di tutto anche se non di più

7 Agosto 2011 di Stefano Olivari

di Stefano Olivari
Abbiamo da tempo abolito gli articoli di saluto, misti a polverosi bilanci e a progetti che non diventeranno mai realtà: nessuno li rimpiange, quindi almeno per una volta abbiamo avuto ragione. Per due settimane di agosto smettiamo di scrivere, sia in versione pay che in versione free, perché i già pochi (20mila utenti unici al mese sono pochi? I ‘magnager’ della pubblicità dicono di sì: eppure ci sono quotidiani di partiti inesistenti che vendono 10 copie…) che ci leggevano prima diventano quasi zero.
E al di là dei soldi si scrive soprattutto per essere letti: vale per i post come per i commenti. Detto questo, vorremmo sparare due cose sulla deriva di Indiscreto che secondo molti suoi affezionati è un fenomeno negativo ma che secondo noi è invece segno di libertà. Non abbiamo tempo? Non scriviamo. Non abbiamo ispirazione? Non scriviamo. Abbiamo poco o niente da dire? Non scriviamo. Vogliamo scrivere, anche di un argomento che interessa poco? Scriviamo. Nessuno su Indiscreto ha preso impegni, nemmeno chi in altri contesti guadagna qualche euro facendo il giornalista in maniera più o meno grigia. Poi ovviamente le considerazioni del tipo ‘Non è più l’Indiscreto di una volta’ nascono solo dopo la lettura di un pezzo con cui non si è d’accordo, secondo l’assioma che il buon giornalista è quello che mette in discreta prosa quello che già noi pensiamo. E’ stata la fortuna di Montanelli, lo è del Fatto, lo sarà anche dell’ultimo degli sfigati capace di intercettare un pubblico ben preciso.
E il web non fa che ingigantire questo meccanismo del tifo, in qualsiasi campo: non è che chi vota Pdl o Pd sia un lettore più intelligente di chi tifa Inter o Juventus, anzi. Diciamo pure che il web sta uccidendo il giornalismo dal punto di vista finanziario, perché i lettori pay sui vari tablet della situazione in aggregato spendono meno dei vecchi lettori su carta (spesso sono le stesse persone, passate a un mezzo più comodo), ma anche culturale: anche senza citare il già citato Dilettanti.com, non è che chiunque abbia un’opinione faccia opinione. Eppure tutti un po’ lo crediamo, quando affidiamo a un tweet una considerazione su Obama o una critica a Gasperini. Il nostro massimo sogno, pensate un po’, è essere retwettati.
Dai massimi sistemi torniamo a Indiscreto: che come al solito non ha altro progetto se non quello di scrivere in libertà di argomenti che in quel dato momento ci scaldano il cuore. La libertà è soprattutto del gestore del sito, bisogna ammetterlo, ma è una libertà pagata con querele e minacce di cui non parliamo e non parleremo: un po’ perché diffidiamo dei martiri e un po’ perchè contiamo di farla pagare ai querelanti (nel 100% dei casi, 9 totali in 11 anni di attività del sito, pregiudicati o condannati per vari reati). Decisamente più divertenti e numerose le lettere di diffida, che conserviamo in un album old style: ad arricchire la nostra collezione di lettere i legali della compagna del presidente di una camera (ma la lettera riguardava il fidanzamento precedente), della federazione brasiliana (!), di diverse case farmaceutiche, di due direttori di giornale che si vantano di spostare copie con qualcuno che gli crede anche.
Un paragrafo dobbiamo dedicarlo ai commenti e agli equivoci generati dalle altre nostre attività. Quella che ci interessa di più è ovviamente quella editoriale, dove abbiamo usato il marchio Indiscreto per tre motivi: 1) Era già registrato alla Camera di Commercio e non volevamo aprire l’ennesima pratica; 2) Gli siamo affezionati perché  dal 2000 ad oggi abbiamo passato più tempo su questo sito che in qualsiasi altro ambiente, reale o virtuale; 3) Alcuni dei progetti diventati realtà e moltissimi di quelli futuri sono nati in embrione proprio su queste pagine. Purtroppo le antipatie che ci ha portato Indiscreto ci hanno impedito di avere quelle recensioni che non si negano all’ultimo cane che abbia la tessera dell’Ordine, ma non di generare un ritorno finanziario che ha fatto assomigliare questa attività ad un lavoro. Siamo contenti che libri e sito abbiano due pubblici quasi totalmente diversi (a meno che chi ci scrive ‘vi ho trovati attraverso Google o Facebook’ non menta): sul sito ci toglie la tentazione della paraculaggine e ci consente di criticare i lettori, mentre per quanto riguarda i libri ci impone di studiare opere che destino un interesse forte almeno per una nicchia rinunciando a generiche ‘belle idee’. Non ci dovremmo giustificare, ma se qui scriviamo di meno è perché altrove lavoriamo di più. Quanto invece all’attività giornalistica normale sulle tante testate con cui collaboriamo, rispondiamo solo di ciò che firmiamo. Certi commenti del genere ‘Ma come fai a scrivere lì?’ li giudichiamo, con la massima simpatia possibile, stupidi. E’ meglio darci direttamente dei disonesti, ma a questo punto si fa prima ad evitare Indiscreto. Ancora sui commenti: li leggiamo tutti, ma non rispondiamo direttamente per non fare figli e figliastri (o per ribadire quanto scritto nel pezzo, peggio ancora). Chi ci scrive direttamente via mail sa però che rispondiamo sempre, con i tempi e i modi che riserviamo agli amici (e non con la sollecitudine di chi risponde al cliente, quindi). Va poi detto che i muri e certi pezzi vivono di vita propria, perché discussioni anche interessanti nascono da un frammento che magari nell’articolo non era centrale. Perché dovremmo intervenire per dare una ridicola ‘linea’? Centralismo democratico? No grazie.
Veniamo al vero punto di questo sbrodolamento, che è il seguente: siamo diventati come preti che abbiano perduto la fede, il nostro Kyrie Eleison è una qualsiasi delle frasi fatte con cui infiorettiamo ragionamenti fatti (da altri). La fede nello sport, cioè l’argomento principe di Indiscreto. Non perché sia peggiorato lo sport, che anzi è più trasparente e onesto rispetto a trent’anni fa quando la censura e l’autocensura erano automatiche, ma perché siamo cambiati noi. La storia di un fanatico che ammazza 93 persone ci interessa di più del paragone Alvarez-Recoba, i consulenti finanziari che ti consigliano di vendere un Btp in perdita ci fanno indignare più delle scommesse di Signori, una puntata di Dexter vale più di tutta una stagione di serie B, una pagina di Ballard più delle convocazioni di Prandelli, il peggiore dei libri che editiamo più del futuro di Ganso. Questo poi non ci impedisce di scrivere, a pagamento, di Alvarez, Signori, serie B, Prandelli e Ganso, con un interesse e un affetto per la materia senz’altro superiori a quelli che l’impiegato delle Poste ha per le raccomandate o le bollette. Quando poi si va sui nostri sport preferiti, dal basket al tennis, ci sembra addirittura di respirare. C’è poi il divertimento snob di vedere rispettate con un margine di errore dell’1% le nostre previsioni: sappiamo già in anticipo quali e quante reazioni genererà un pezzo becero su Calciopoli (nostra specialità), un pezzo equilibrato su Calciopoli, uno di tattica calcistica e uno sul basket giovanile. Con il 100% di noi che però vorrebbe più articoli su pallavolo, rugby, free climbing, corsa nei sacchi. Però, però…però ci interessano tante cose, molte delle quali anche più stupide del calcio, e nelle poche ore libere delle giornata vogliamo occuparci di loro. Lo faremo attraverso Indiscreto e altre situazioni, consapevoli che questa stanchezza non è solo nostra ma anche di gran parte di noi/voi. Domanda: ma cosa ne sai tu di Cioran? Risposta: più o meno quello che ne so di Ibrahimovic. Concludendo: ci interessa applicare al mondo le nostre categorie da bar, non abbiamo ancora voglia di morire e nemmeno di lamentarci o di indulgere al ‘Signora mia, che tempi’. Grazie a tutti, partendo da chi ringrazio ogni giorno per il tempo e il sentimento che dedica a Indiscreto (i nomi sono scritti) e arrivando a chi viene qui solo per sfogarsi nonostante i media a lui riservati non manchino. Ci risentiamo presto.
stefano@indiscreto.it
(5 agosto 2011)

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