Dalla parte della moviola

27 Luglio 2010 di Stefano Olivari

Difficile trovare un nome più stupido di ‘Cassazione’ per la moviola ridimensionata che dalla prossima stagione la Rai proporrà ai suoi telespettatori, per la gioia delle emittenti concorrenti (il cui proprietario nomina i vertici Rai, ormai lo consideriamo un fatto normale). Ma il nome è comunque meglio del concetto che sottintende, che sarebbe il seguente: siccome non è possibile parlare in maniera civile o interessante degli episodi di una partita, allora non ne parliamo proprio e deleghiamo il giudizio sull’operato degli arbitri agli…arbitri.
Non a qualche ex livoroso e fuori dal giro, che rischia di esprimere un’opinione, ma a persone legate o addirittura scelte dall’Associazione Italiana Arbitri. Un po’ come dire che devono essere gli scrittori a recensire i libri o i cuochi a giudicare le ricette (In Italia accade esattamente questo, peraltro), in un meccanismo corporativo e para-mafioso che impedisce la libertà di espressione in ogni ambito. Siamo cresciuti osservando in tribuna stampa inviati di grandi quotidiani che si facevano dettare le pagelle dagli uffici stampa delle società e leggendo di Moggi che interveniva per taroccare anche le moviole del Processo di Biscardi con la connivenza di giornalisti da buttare (ma non buttati, hanno solo cambiato canale), quindi prendiamo questa grottesca Cassazione per quello che è: l’ennesimo sedativo del senso critico, anche quando si parla di calcio che già di suo dovrebbe sedare il senso critico. Non solo non usiamo la tecnologia per limitare gli errori sul campo, adesso non la usiamo nemmeno per parlarne. Le gente vuole più tecnica e più tattica, un approccio scientifico al calcio: questo è il mantra del giornalista sportivo che si vergogna del suo mestiere, di solito. Tutti sanno che la parte più prettamente sportiva del calcio interessa solo agli addetti ai lavori e a qualche illuminato, di solito quando la sua squadra del cuore fa schifo, ma ci raccontiamo meraviglie di questo mondo ideale dove tutti desiderano sapere i metri percorsi da Cambiasso o il numero di palloni toccati da Camoranesi. E’ ormai passato il concetto che discutere di calcio non si possa, perchè tutti sono disonesti. Ma non tutti sono disonesti, anche se ovviamente i delinquenti la pensano in altro modo, e la domenica sera dopo 12 ore di partite di tutto si sente il bisogno tranne che di un professorino che legga la casistica IFAB.
stefanolivari@gmail.com

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