Cretini specializzati

1 Ottobre 2013 di Stefano Olivari

Se fossimo ragazzi di oggi faremmo fatica a prendere la licenza media, vista la quantità di stimoli a disposizione di chi abbia i genitori a mantenerlo. Perchè si fa presto a dire hikikomori, ma qualcuno che a monte paghi la connessione web e le patatine ci vuole sempre. Il problema, fra i tanti, è che non siamo ragazzi di oggi e che simpatie e pregiudizi ce li siamo formati ieri. Per questo, veniamo finalmente al punto, domenica nonostante fossimo motivati non siamo riusciti a guardare più di un minuto del Mondiale di ciclismo di Firenze e 30 secondi della finale dell’Europeo di pallavolo Russia-Italia. Giornata iniziata con la maratona di Berlino, proseguita con il derby di Torino e Cagliari-Inter, terminata scrivendo banalità con Sunderland-Liverpool e poi Roma-Bologna in sottofondo. In altre parole, la possibilità di seguire in profondità gli argomenti che ci interessano di più porta a tagliare tempo ed energie a quelli che ci interessano di meno. Così se siamo arrivati a livelli Rain Man su atletica, pallacanestro (da fedeli di livebasketball.tv, i 7 euro al mese meglio spesi della nostra vita, stiamo già sbavando per lo streaming del torneino preliminare di Eurolega che inizia fra poche ore con Varese-Oldenburg), tennis e calcio (qui con il doping di lavoro e scommesse, senza di questi non sappiamo), non guardiamo una gara di sci dai tempi di Tomba e una partita di rugby da quelli di Bettarello, per non parlare di tutto il resto, eccezion fatta per il football dove il meccanismo del gioco è così appassionante che non ci importa niente di conoscere le storie del tight end Tizio o del cornerback Sempronio. E ci dispiace. Volendo girarla in positivo, non riusciamo a seguire uno sport che seguiamo solo superficialmente: inutile guardare la tappa dell’Alpe d’Huez o dell’Angliru se non segui anche la Coppa Agostoni, questo il concetto. Problemi nostri? Non solo. Perché in aggregato questa mentalità sta portando allo strapotere del calcio non per un complotto dei poteri forti ma solo grazie alla nostra pigrizia: apprezzare solo ciò che in qualche modo si è già visto, un po’ come le canzoni che ti ‘arrivano’ subito (di solito perché sono plagi). In altre parole, ci stiamo trasformando in cretini (chi più, chi meno) specializzati e non intravvediamo alcuna strada per tornare indietro. A meno di non investire i giornalisti del ruolo di educatori, cosa da Stato totalitario.

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