Cosa dicono nuoto e atletica

11 Agosto 2008 di Stefano Olivari

Secondo molti studiosi di scienza dello sport, nuoto ed atletica (cioé gli sforzi più puri ed in un certo senso primitivi) sono i veri indicatori del valore sportivo di una nazione: non è un caso che ai Giochi a livello di programmazione si diano il cambio e che anche nell’attività ordinaria (Mondiali e tornei continentali) quasi mai i loro grandi eventi si sovrappongano. Questo dogma ci sembra piuttosto discutibile, per essere un dogma, più vicino ad ideali estetici che al peso specifico delle singole discipline. Dipendente da tanti elementi: diffusione della pratica nel mondo, seguito popolare, tradizione, grado di professionismo dei campioni, numero di eventi importanti nel quadriennio olimpico, impatto economico, eccetera. Insomma, dando per scontati i discorsi sulla pari dignità un oro olimpico nella pallavolo vale (anzi, ‘vale’) più di uno nei 200 dorso. Detto questo, senza nuoto ed atletica l’Olimpiade quasi non avrebbe ragione di esistere: i personaggi copertina dei Giochi, quelli famosi a prescindere dal passaporto, vengono quasi tutti da questi due sport e Pechino 2008 non farà eccezione. Le quattro nazioni che hanno stabilito il record mondiale della 4per100 stile libero, con l’Italia eroica quarta e la clamorosa rimonta di Jason Lezak in ultima frazione per gli USA, hanno più probabilità di finire nei documentari su questa Olimpiade rispetto agli ultimi due assalti vincenti della Vezzali in finale, con stoccata decisiva messa a quattro secondi dalla fine. La vita è ingiusta, anche all’interno di un mondo meraviglioso.

Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it

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