Co-campioni senza cuore

17 Giugno 2010 di Stefano Olivari

di Stefano Olivari
Scusate il ritardo, ma abbiamo appena messo un centello a 1,65 sul pari di Messico-Uruguay. Così, tanto per pagarci un giorno a Pinarella di Cervia. Queste erano le cose davvero importanti, fra quelle meno c’è una Francia incredibilmente quasi fuori dal Mondiale per colpe proprie ed episodi decisivi: Hernandez era partito in fuorigioco, una volta si sarebbe detto che ‘Il Messico ha legittimato il risultato’ ma anche oggi non siamo lontani da questi alati concetti.
Ed in effetti Aguirre ha dimostrato fin dal primo minuto di avere più coraggio di Domenech, schierando il tridente con Franco più i due ragazzi (Vela e Giovani sono associati alla parola ‘campione’ per sentito dire, ma vengono da annate poco luminose) e tenendosi la carta del Chicharito Hernandez per il finale. Notevole la differenza di passo in favore del Messico, oltre alla capacità di inserirsi di tutti: in particolare di Salcido, che dopodomani sarà associato da qualche suo ‘scopritore’ (gli stessi di Tshabalala al Napoli, che adesso però non lo vorrebbe più: chi è l’ultimo che ha segnato?) alla Juventus dopo soli quattro anni di Psv Eindhoven (e trenta di età). Per non parlare del fatto che a Germania 2006 era in campo e non certo da comparsa. Ma è il bello del Mondiale: tutto sembra nuovo e meraviglioso, anche i nomi dei calciatori più affermati possono essere impunemente storpiati in trasmissioni di sudaticci fra le zanzare.
Ovviamente il colpevole è Domenech, di default l’antipatico Domenech (Lippi e Capello ti mettono a tuo agio, invece), che avrebbe escluso Gourcuff per far piacere ad Anelka e Ribery. Il classico retroscena indimostrabile, che è anche una nostra specialità e ci ha fatto venire in mente quelli che proponevano ad un direttore di nostra conoscenza articoli del tipo ‘I segreti dello spogliatoio dei Minnesota T-Wolves’ (risiedendo a Cesano Boscone o a Potenza). Domenech ha quindi ceduto alle pressioni, forse è più onorevole non convocare Miccoli perchè è antipatico a Moggi. Il Gourcuff della partita con l’Uruguay non sembrava in grande vena, ma il vero problema di questa Francia è sembrato quello di essere formata da gente a cui non fregasse niente di un traguardo da raggiungere insieme, nemmeno per la propria convenienza personale. In concreto: zero gioco senza palla, portatori di palla lasciati a se stessi (alla fine avremmo voluto abbracciare Evra, per come si batteva nel disinteresse dei vicini), mazzolatori di centrocampo come Toulalan e Diaby che nella partita giusta sono leoni e in quella sbagliata mediocri. L’eliminazione non è ancora matematica, ma per i co-campioni 2006 è un delitto già essere arrivati a questo punto con un undici titolare sulla carta da urlo. Non c’erano grandi assenti: Pruzzo, Beccalossi o Benzema, sarebbe cambiato poco. Mancava uno spirito, in aggiunta al fatto che il Ribery che pretende il pallone sui piedi è solo un parente dello strepitoso guastatore di fascia di quando la squadra gira.  
Non mancheranno comunque i motivi per entusiasmarci, finchè sarà in pista l’Argentina. La qualità dell’Albiceleste da metà campo in su è spaventosa, se si pensa che pur schierando una formazione offensiva Maradona è costretto a lasciare in panchina Diego Milito (che peraltro non vede) e ad utilizzare solo come alternativa il generissimo Aguero. Il quattro a uno alla Corea del Sud è in parte bugiardo, perchè sull’uno a due la squadra di Hu Jung-Moo (nel Mondiale 1986 autore di un calcione proprio ai danni del Pibe, oltre che di un gol all’Italia di Bearzot) ha dominato la partita per almeno un quarto d’ora, sfiorando il pareggio in più di un’occasione (clamoroso l’errore di Yeom Ki-Hun). Higuain si è fatto trovare al posto giusto tre volte, di cui una in fuorigioco, ma questo nel calcio è fino a prova contraria un merito. Senza Veron e con il dinamismo di Maxi Rodriguez a centrocampo, questa è in tutto e per tutto la squadra di Leo Messi: ha sfiorato il gol tante volte, senza strafare mai, lasciando jordanianamente che la partita andasse verso di lui. E’ al livello del Maradona 1986, con tre anni di meno (compirà i ventitre esattamente fra una settimana) e uno status acquisito che da un lato gli toglie rabbia ma dall’altro gli dà la tranquillità per fare le cose giuste. Molto vivo ma un po’ sacrificato Tevez, Di Maria più interno che contro la Nigeria, da rivedere la difesa contro attaccanti di maggiore personalità: grave l’errore di De Michelis sul gol, in sofferenza gli esterni, al suo livello Samuel. Sembrano i campioni del mondo annunciati, ma con una mentalità da dream team possono perdere anche da un’Italietta vagante. Discorsi prematuri, al momento si passeggia, come al di là del punteggio si era passeggiato con la Nigeria.
Un uomo in più e il bombardamento da ogni posizione hanno regalato alla Grecia i primi gol, i primi punti e quindi anche la prima vittoria della sua modesta storia mondiale. Contro una Nigeria da contropiede, ben disposta difensivamente ma con una propensione all’errore tale da far sembrare brillante la squadra di Rehhagel. Enyeama è stato ottimo in ognuno dei suoi duecento interventi, è vero che capita a molti portieri ‘scaldati’ ma lui è stato bravo davvero tranne che nell’occasione del due a uno greco quando si è fatto scappare la palla che Torosidis ha trasformato in oro. Tutt’altro che finito il Mondiale degli africani, perchè per passare agli ottavi la squadra di Lagerback dovrà battere la Corea del Sud (possibile) e sperare che l’Argentina batta la Grecia (probabile, se giocheranno le riserve assatanate) in modo che conti la differenza reti. Perchè il passaggio del turno sarà determinato dalla differenza reti generale e non da quella della classifica avulsa fra le tre (o dal confronto diretto fra le due) interessate. Traduzione: l’ultima giornata del gruppo B sarà più emozionante di quella del gruppo A.
stefanolivari@gmail.com
(in esclusiva per Indiscreto, appuntamento a poco dopo Inghilterra-Algeria )

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