Circo nella miseria

9 Giugno 2010 di Stefano Olivari

di Stefano Olivari
I due poli dei commentatori, i nostri connazionali in Sudafrica e l’overdose da notizie curiose.

1. I fatti separati dalle opinioni non esistono, perché l’omissione (anche solo di un particolare) o l’a sottolineatura sono già di per sè pregiudizi più o meno inconsapevoli. Può esistere però la buona fede, questo così. La polverosa premessa serve a spiegare perchè siamo in imbarazzo di fronte alle notizie di cronaca nera che arrivano dal Sudafrica e che hanno un legame con il Mondiale. I venti feriti nella calca dell’amichevole Nigeria-Corea del Nord? Le squadre protette da piccoli eserciti in assetto di guerra? Il costo della security che in certi pacchetti all inclusive incide più di volo e albergo? Fatti normali o spie dell’assurdità di assegnare l’evento sportivo più importante del pianeta a un paese ricco per le statistiche (ventiquattresima economia del mondo) ma povero come benessere diffuso. Di sicuro la grande sfida mediatica di questo mese sarà fra minimizzatori terzomondisti, che vorrebbero introdurre lo studio della vuvuzela nelle scuole europee, e teorizzatori della superiorità dell’uomo bianco che si trovano a loro agio solo al Masters di Augusta (ma senza Tiger). Più modestamente pensiamo che sia sbagliato portare un circo dove c’è miseria.
2. Del circo fanno parte i tifosi, visti i prezzi del quasi obbligatorio ‘tutto compreso’ quelli italiani dovrebbero essere poco più di 3mila. Ai quali vanno aggiunti i più motivati fra i residenti in Sudafrica, secondo l’ambasciatore italiano circa 30mila (i residenti, non i motivati). Ne conosciamo personalmente molti, della compagnia di giro da cui un lungimirante genitore ci ha fatto uscire tanti anni fa. Quasi nessuno di loro è legato al mito della patria perduta che paradossalmente è molto più presente negli italiani in Svizzera che in quelli residenti in paesi lontani: divertenti e istruttive, fuori dall’ufficialità dei tempi azzurri, le considerazioni di Sacchi sugli italiani di New York che vendettero i loro biglietti agli irlandesi prima di Eire-Italia 1994. Insomma, ammesso che le trombette permettano di sentire qualcosa non ci dovrebbe essere per l’Italia un grandissimo calore. Al di là del fatto che gli inviati si premureranno di spiegarci che ‘il pubblico neutrale tifa per l’Italia’.  Si è mai visto un pubblico neutrale non tifare per l’Italia? Perchè i marines sparano, mentre i lagunari sono in missione di pace. Forse il discorso simpatia vale solo per qualche giornalista accattone, di quelli che si ingozzano di parmigiano e di ‘eccellenze del territorio’ in qualche Casa Italia della situazione.
3. Come seguiremo il Mondiale su Indiscreto? Con una simpatica innovazione: parleremo delle partite, dei giocatori, delle tattiche e di quello che si vede in campo o che crediamo di vedere attraverso i pregiudizi di cui al punto uno. Parleremo meno del contorno, in parte perchè non siamo sul posto (poi anche certi inviati lavorano di ritagli, ma è un problema dei loro editori) e molto perchè per la parte retribuita della nostra vita siamo in overdose da ‘notizie curiose’ genere Studio Aperto o brevi su cui cazzeggia il deejay. Quelle che entusiasmano l’anziano caporedattore e che sono a prova di qualsiasi verifica, nel senso che sono così stupide che non vale nemmeno la pena verificarle. Nelle ultime quattro ore abbiamo scritto, con vari pseudonimi e sigle, di: una scommessa fra ambasciatori inglesi e americani riguardante il risultato di Usa-Inghilterra, la Coldiretti che sostiene che il Mondiale farà ingrassare i telespettatori mediamente di tre chili ed invita quindi a mangiare frutta e verdura, Tg Buffon messo in piedi da un’emittente di Carrara, Fidel Castro che fa i complimenti a Messi e altre cose di cui ci vergogniamo. Per noi le partite, soprattutto quelle con meno uomini-mercato in campo, saranno una boccata d’aria pura.
stefanolivari@gmail.com

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