Cinque sostituzioni per sempre, la legge del più forte

16 Dicembre 2020 di Indiscreto

Cinque sostituzioni possibili fino al 31 dicembre 2021, per le competizioni nazionali, e fino al 31 luglio 2022 per quelle internazionali. Lo ha deciso l’IFAB e la cosa era scontata: l’emergenza Covid prima o poi finirà, mentre continueranno gli interessi di quasi tutti gli addetti ai lavori del calcio nell’avere rose enormi ed incomprensibili ai tifosi. Questa proroga prelude chiaramente ad una conferma perenne della regola, cambiando quindi profondamente il calcio.

Le cinque sostituzioni a partita, da concentrarsi in tre slot (ma è prevedibile che fra un anno cada anche questa limitazione), piacciono prima di tutto ai giocatori che hanno più occasioni per scendere in campo a mantenere il proprio valore di mercato. Piacciono agli allenatori, soprattutto ai maestri e a quelli da progetto, che possono  così ancor di più muovere i calciatori come pedine del loro disegno tattico: e pazienza se l’overcoaching è più dannoso dell’addormentarsi in panchina. Piacciono ovviamente a procuratori e dirigenti, che possono fare maneggi di ogni tipo, ed anche a un genere di proprietà emergente, quello che mette nell’oggetto sociale il player trading e non la vittoria. Media e giornalisti ovviamente approvano, più gente di cui parlare e più ipotesi che diventano verosimili. E la gente? Se si è fatta andare bene il calcio a porte chiuse, accetterà anche le cinque sostituzioni.

Messe così, le cinque sostituzioni sono una genialata che accontenta tutti. A noi sembra una porcheria che toglie incertezza al calcio, rendendolo molto più simile ad altri sport di minor successo. Una modifica che tende a favorire chi è più forte, diminuendo l’impatto della fatica come fattore. Non è ovviamente la fine del calcio, anzi di base siamo favorevoli alle innovazioni, ma un movimento in un direzione chiara.

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