Sabato Champions e morte della A

22 Novembre 2018 di Stefano Olivari

La Champions League di sabato è vicina, la morte della serie A come l’abbiamo conosciuta non è lontana. Questo non è il solito post di stretta attualità, ma qualcosa che dovrebbe essere letto nel 2024, sempre che per l’epoca esistano ancora Indiscreto e l’Italia. Parte infatti da quanto dichiarato l’altro giorno da Ceferin e Agnelli e lo integra con un piano dell’UEFA più incisivo rispetto a quanto finora rivelato e che è ben a conoscenza di tutti i dirigenti delle principali televisioni, visto che la base di tutto è valorizzare al massimo i diritti delle coppe europee. Che dal 2021 saranno tre, come da piano UEFA ed ECA annunciato in conferenza stampa. La terza, comunque si chiami, sarà terza di nome e di fatto: una sorta di serie C rispetto alla A delle 32 squadre di Champions e alle 32 di Europa League. Vediamo però nel dettaglio come cambierà il calcio secondo i desideri non di noi del bar ma della UEFA e di chi rappresenta 232 club europei, anche se con il trucco in stile rugby, per far pesare i voti più che contarli.

  1. Non si parlerà più di Superlega stile NBA o cose simili, visto che la UEFA versione Ceferin è ormai totalmente prona ai desideri dei club, avendone la convenienza. Poi noi possiamo anche sognare il ritorno di Platini (fra l’altro inventore dell’ECA, per depotenziare il G14, della Nations League, del fair play finanziario, eccetera) a squalifica scontata, ma è solo un sogno. Chi d’ora in poi scriverà di Superlega lo farà solo per fare l’ammerregano: la cosiddetta SuperChampions ipotizzata dopo il 2024 sarà soltanto una Champions in cui si giocheranno più partite, magari con un campionato vero e proprio.
  2. L’unica americanata che davvero porterebbe un minimo di competizione è il salary cap, ma si preferisce proseguire sulla strada del fair play finanziario, che cristallizza i rapporti di forza. Del resto non si è mai visto rinunciare al potere uno che comanda e che oltretutto è abbastanza intelligente da arricchire anche i valvassori.
  3. I tre livelli futuri del calcio europeo si incroceranno con promozioni e retrocessioni, forse decisi da un playoff di fine stagione, tipo le ultime otto della Champions contro le prime otto dell’Europa League.
  4. Non dovrebbe esserci un limite al numero totale di club dello stesso paese nelle coppe, questa secondo l’ECA (che non l’ha però dichiarato) sarà la chiave per convincere la classe media della Premier League o della Serie A. Non sarebbe quindi impossibile, secondo gli estremisti di questo progetto, avere anche 15 squadre italiane sparse fra le varie coppe. Torneo Anglo-Italiano 2.0?
  5. Le qualificazioni e turni preliminari estivi riguarderanno soltanto la terza coppa, quindi chi vorrà scalare posizioni dovrà farlo partendo da lì. L’estate tranquilla libererà ulteriori spazi per amichevoli di lusso e tornei insulsi in Asia e Stati Uniti, a favore dei club di grande nome.
  6. Come possono Agnelli, Rummenigge, eccetera, convincere della bontà del progetto anche la duecentesima, mettiamo, squadra dell’ECA? Forse non tutti sanno che nel consiglio dell’ECA uno non vale uno, ma i tre primi paesi nel ranking UEFA, fra cui il nostro, hanno 5 membri ciascuno, quelli dal quarto al sesto quattro, e via scendendo fino ai vari San Marino con un solo delegato a testa. Vi risparmiamo i calcoli: i primi sei paesi e qualcuno degli altri possono all’interno dell’ECA, e quindi ormai anche dell’UEFA, imporre la propria volontà a tutti gli altri.
  7. L’ipotesi del sabato, buttata lì ogni tanto nei corridoi di Nyon, sarà introdotta gradualmente già a partire dal 2021, magari riservandola soltanto ai turni ad eliminazione diretta. È chiaramente lo scenario che ammazzerà i campionati nazionali come li abbiamo conosciuti, per questo si valuteranno le reazioni del pubblico, già conoscendo quelle delle televisioni (strapositive).

La prima domanda è: chi può fermare tutto questo? Sicuramente la Premier League, che da sola nel mondo interessa più di tutta la Champions messa insieme, per mille motivi (non ultimo il fatto che gli inglesi hanno colonizzato il mondo e noi l’Etiopia), e a cui gli attuali equilibri stanno benissimo. Non la UEFA, soddisfatta del nuovo giochino Nations League, ma forse la FIFA che vuole liberare date per la famosa mega-manifestazione per club con offerta secretata. Sicuramente non le squadre di A subito dietro alla Juventus o quelle tedesche dietro al Bayern, ormai aziende che vogliono produrre utili e che stanno allevando un tipo di tifoso orrendo, nelle intenzioni uno scemo che batte le mani a comando, sta buono al suo posto, applaude le sconfitte e compra sempre la terza, quarta, quinta, maglia ufficiale. La seconda domanda è rivolta a noi: davvero Udinese-Burnley ci interessa più di Udinese-Empoli?

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