Centri di rimprovero

28 Febbraio 2014 di Oscar Eleni

Oscar Eleni dalla città cinese di Nanyang dove ci hanno fatto trasferire i nostri “amici” del basket convinti che in questo “centro di rimprovero”, quasi più crudele del centro di riabilitazione dell’ultimo imperatore di Bertolucci, possano ridarci il gusto perso per questo mondo dove tutti si sentono in diritto di assalire il vecchio viandante, anche i gaglioffi dell’anonimato, le pecore che non saranno mai leoni anche se fingono da sempre di esserlo.

Non ci hanno portato in catene,  anche perché eravamo sorridenti. Motivi? Beh intanto la lettura di un libretto scritto bene dal fiorentino Giovanni Bogani sul ristorante dell’anima che è diventato per tanti il meraviglioso Briganti, cuore della fiorentinità che accoglie anche lo straniero ignaro, testo per meditazione portato in città dal nostro Rasputin personale. Poi avevamo fatto ascoltare alla compagna distrutta dalla tosse  il disco compliato dal professor Vincenzo Carlà, forse l’italiano che vede più partite di basket in questo secolo, dalle giovanili alla massima serie, passando per la via crucis del nostro Artiglio Caja progioniero in una serie dove dovrebbero stare male lui e Firenze, un geniaccio che ai Briganti ha costruito la sua vita “su al…Nord nel regno di un Renzo di nuovo conio”, uno che sa ascoltare gli allenatori che hanno qualcosa di speciale da dire, che lavorano in palestra, che segue l’onda Faraoni per giudicare, scegliere, valutare, mettere in discussione. Da lui, nel covo milanese del nostro sceriffo egiziano che conosce gli umori del dopo partita per aver vissuto l’epopea del Torchietto e non si è risentito per la giusta critica sulla scelta scelta del pachino troppo acido per lo spaghetto con aragostelle, ci siamo fatti spiegare cosa succede in uno squadrone super pagato e dotato come quello di Milano dove non bastano vantaggi importanti per finire sempre in gloria. Col Panathinaikos dell’invisibile Diamantidis, a parte due passaggi dei suoi,  stava accadendo  quello che è successo contro Sassari e anche in altre partite prima dominate e poi restituite.

Visto che la cosa è piaciuta anche al conte Faina, ingiustamente a spasso in un basket con tanti analfabeti al centro del sistema con la sola scusa dell’età, ve la ripetiamo condividendo la favola che nessuno sa ancora attribuire, perché molti dicono sia stata scritta da Esopo, ma il mio spacciatore di letteratura africana giura che è stata inventata nella sua terra martoriata e ora circondata dai fanatici religiosi. Dunque l’Emporio Armani non è una squadra dove comandano i golosi, i narcisi, quelli che soffrono se sentono le tribune urlare il nome del compagno “tanto amato” a parole, ma soltanto un bel gruppo di scorpioni. Come scorpioni? Beh la dovreste conoscere se avete visto i film di Orson Welles o del meraviglioso e compianto Mazzacurati. Uno scorpione chiede alla rana di poterle salire in groppa per attraversare il fiume. Il batrace replica subito  di non potersi fidare, conosce quel pungiglione mortale. Ma lo scorpione va  per logica: se ti uccido affogo. Convinta la rana si carica  il nemico, ma a metà del guado ecco la puntura mortale. Ma come, dice la povera rana? E lo scorpione allargando le zampette: è la mia natura.

Ecco dove non è ancora arrivata la cura di Luca Banchi nel sistema Emporio ereditato mettendo alla porta il pregiudizio, tanti fanfaroni e leccapiedi, lavorando al massimo senza cercare vetrine e passerelle e ascoltando chi ha cose importanti da dire dopo aver valutato i giocatoria anche per quello che sono e vivono fuori dal campo con le loro corti tragicamente annesse. Si vede il progresso. La squadra cresce, ma  la sua natura è quella dello scorpione e anche quando è in mezzo a fiumi pericolosi punge chi la vorrebbe portare in salvo. Resta la verifica in questo cielo europeo di trasferte. Siamo in ansia. Noi, come Bertomeu (dirigente nato bene per aver ascoltato maestri importanti come Portela e Porelli e non il primo fioraio all’angolo) che pure si è reso conto di quanto siano diventati casalinghi, in stile FIBA, gli arbitri che nel 2006 la sua organizzazione aveva riunito sfoltendo molto, mettendo da parte vecchie figure ormai  senza credibilità. Si ritorna in quella spirale e mentre Milano cercava di non vincere la partita che meritava ecco l’aiutino ispano polacco turco. Meglio così, avranno detto al centro controllo di Barcellona. Milano in finale sarebbe tombola visto che non si può comperare il biglietto per una singola giornata. Certo per arrivarci serve ancora tanta strada sul fiume cercando di schivare il Real Madrid più del CSKA, ma servirebbe il secondo posto e non è davvero facile.

Ma c’è tempo, ci sono partite e squadre da valutare per la primavera. Un po’ come dovremmo fare adesso vedendo Montegranaro pagare arretrati e per riuscire svendere. Un po’ come ha fatto Siena quando è stata costretta a cedere anche Hackett dopo tanti altri. Ora Roma si prende il folletto Mayo e dovrebbe tornare ad essere squadra pericolosa, pur sapendo che anche Dalmonte ha molti scorpioni dentro casa.

Va bene, ma allora cosa succede in questi centri di rimprovero? Be’, passa uno e ti dice la sua puttanata, tu fingi di essere pentito e lui va a bersi un caffè con quelli di Sky che hanno indossato la pelle di Fox.

Tipo? Beh quello che chiede a me un sussulto della dignità perché c’è chi ruba le pagelle esclusive per Indiscreto e le pubblica su altri centri benessere del pensiero debole. Visto che siamo nel campo del gratuito sarà il direttore a lamentarsi, ma comunque non perdo una mattinata a scrivere perché poi leggano soltanto quattro gatti.

Altre cose? Beh ci sarebbe l’ondata blu dei tuareg redazionali che non hanno apprezzato la splendida lettera scritta da Brugnaro, condivisa dalle 16 società di serie A, ai dirigenti della RAI, che ha i diritti sulle dirette del basket, perché secondo loro è  questo povero sport che non riesce proprio a far notizia. Certo il campionato non basta. I protagonisti non sono spendibili. Così dicono loro e sarà vero, ma poi scopri che il pubblico comunque non diminuisce anche se a Bologna è accaduto, ma stiamo sempre parlando  della seconda società come affluenza pure in una stagione mediocre, come lo è stata la precedente. Se fai i conti, fra serie A e campionati dilettantistici non c’è poi questo deserto. Non basta e allora restiamo al centro di rimprovero dove già ci hanno spedito le occhiatacce dei dirigentoni del momento, di quelli che sono stupiti perché le squadre vincono, hanno sostegno anche senza l’estremismo e la banalità del coro ultras. Punizione meritata anche per aver taciuto e nascosto verità evidenti su mezze calzette al potere, dirigenziale, tecnico, gente con un codone di paglia lungo fino alle montagne cinesi arcobaleno che accusa altri dei loro evidenti vizietti. Gente che prende subito le parti del nemico se litighi pubblicamente, casomai ci scappi un favore, qualcosa. Sono sempre i soliti.

Al centro rimprovero siamo riusciti a trovare un piccione viaggiatore per complimentarci con il logo per la finale di eurolega a Milano portata dal fervore dell’assessore Bisconti e  dalla speranza di Livio Proli. Ora con Bertomeu e l’eurolega si dovrà trattare la seconda squadra italiana da ammettere al torneo del prossimo anno se Siena, come ormai sembra evidente, non potrà onorare la sua licenza che garantiva il posto a prescindere dal risultato sul campo come appunto è capitato a Milano. Lui garantisce una seconda italiana da scegliere in base alla classifica. Bene. Ma, purtroppo, dovrà essere scelta anche in base all’impianto e allora se Sassari dovesse essere la prescelta dove la farebbero giocare? Non ha la capienza chiesta dall’ente. Vero che sono i terzi per affluenza media (4.530) e i primi per media incassi (70.000, più della Milano capolista con 6.605 dove il nuovo popolo viene creato porta a porta, omaggio per omaggio, giustamente), ma non dovrebbe bastare. E allora chi avrebbe  questo impianto? Bologna, ma deve ricostruire tante cose. Roma, ma gioca nel sottoscala. Pesaro, ma deve ancora salvarsi sul campo e poi anche fuori.

No, cara gente. Non ci sono altre isole e chi ha i palazzi, come Torino, non  ha la squadra con i denti nella serie giusta e chi ha le squadre e il pane da mangiare non ha il tetto alto e largo abbastanza come Brindisi, Reggio Emilia, terza superstite europea anche se non riesce a scambiare Filloy con il Di Bella che sembra anche più utile del ragazzino che si è così ben battuto a Milano in coppa, la stessa Venezia che sarebbe un lusso europeo come base, ma non ha un campo da presentare né in laguna né al Taliercio. Allora eccoci qui. Noi pronti ad espiare, voi sapientoni a fare la punta alle vostre matite rosse e blu sapendo bene che  allo specchio vedete cose deformate che vi fanno credere di essere duri e puri esattamente come la robiola scaduta.

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