C’è solo il calcio

7 Maggio 2010 di Stefano Olivari

di Stefano Olivari
La differenza sempre imbarazzante, la voglia di giornalismo celebrativo, la riabilitazione di Moggi e l’inflessibile Ordine.
 1. La differenza di interesse fra il calcio e gli altri sport, cioè fra il calcio e gli sport, è in Italia sempre imbarazzante. Niente di nuovo, solo che facciamo fatica ad ammetterlo anche noi che di calcio viviamo ma che seguendo anche (pochi) altri sport ogni tanto creiamo un mondo virtuale in cui i lettori sarebbero interessanti al mitico approfondimento (che non siamo capaci di fare, fra l’altro) e a storie diverse da quelle delle solite squadre. I numeri invece dicono che in aprile dei 395 milioni di euro scommessi in maniera pulita dagli italiani sullo sport il 92,7% è andato sul calcio. Non una novità, mentre è interessante che la seconda disciplina per interesse sia un tennis quasi del tutto privo di campioni italiani. Cosa vogliamo dire? Solo che ce ne siamo fatti una ragione.
2. Fra le tante idee sbagliate che abbiamo c’è quella che i lettori-tifosi tendano a leggere (e a comprare) di più quando la loro squadra va male, per avere retroscena sul disastro o anticipazioni di calciomercato in ottica speranza. Niente di più falso, come dimostrano i dati Gazzetta degli ultimi mesi e la stessa Audipress. L’effetto celebrazione sposta più copie in positivo di quante ne sposti in negativo il dispiacere per le imprese di una squadra detestata, ultimo esempio l’Inter. Dopo avere tanto attaccato Ranieri, Ferrara e Zaccheroni si sono rivelati una sciagura più per Tuttosport che per la Juventus. Tornare a vincere è per una squadra più facile di quanto non lo sia per un giornale riconquistare i lettori perduti. E’ una realtà che non ci piace (mai comprati instant book celebrativi, nemmeno a 10 anni), ma è la realtà.  
3. La riabilitazione mediatica di Moggi passa anche per brutte trasmissioni, come il rigidissimo Matrix di martedì sera. Vista l’epoca delle intercettazioni le sanzioni sportive rimarranno immutate, mentre continua a sfuggire il motivo per cui non si dovrebbe assegnare lo scudetto 2005-2006. Il fantastico consulente Penta, di cui abbiamo scritto di recente, ha dimostrato di non saper nemmeno trascrivere una conversazione (guarda caso la più importante) in italiano, ma la task force di Moggi (con medaglietta religiosa al polso, nell’accezione italiana la religione è fare quello che vuoi che tanto sarai perdonato) non ha spiegato perchè in caso di scudetto tolto all’Inter per motivi etici il trofeo non debba essere assegnato alla Roma. Il teorema del ‘tutti ladri’ è di sicuro più difficile da dimostrare di quello del ‘Moratti ladro’, non fosse altro che per una questione statistica.
4. Sempre a proposito di Moggi, l’ex direttore generale della Juve ha raccomandato una quantità industriale di giornalisti in varie emittenti e molteplici giornali, ma l’Ordine del Piemonte ha respinto la sua domanda di iscrizione all’elenco dei pubblicisti. Chiesta in virtù dei suoi articoli su Libero, fra l’altro una delle cose più interessanti del quotidiano. Motivazioni giudiziarie (Moggi è sottoposto a procedimenti penali) e deontologiche, tirate evidentemente fuori per l’occasione visto che che metà dei giornalisti è o è stata minacciata non con il manganello ma con denunce pretestuose da parte di chi fa lavorare in automatico l’ufficio legale.

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