Cani da difendere

11 Febbraio 2012 di Oscar Eleni

di Oscar Eleni
Bocconi avvelenati, la svolta di Bremer, la bocciatura di Eze, gli arbitri dell’Eurolega, Siena fra gli eletti, il taglio di Meneghin, il dimenticato da Obama e la pretattica di Scariolo.


 

Oscar Eleni dalla piazza dove porta a spasso la cagnolina complessata che non sa leggere, ma capisce il timore di tutti i suoi simili, padroni e bastardi del rione, per il cartello che segnala la presenza in zona di uno schifoso capace di lasciare sull’erba, anche sulla neve, bocconi avvelenati. Già, bocconi. Prendetela come volete adesso che a governare sono i bocconiani. Fate voi i conti e diteci se anche intorno al vostro giardino, al lavoro, nello sport, nelle serate inutili delle ore felici a fracassarsi fegato, cervello, non avete notato maiali che lasciano in giro bocconi avvelenati.
Sarà per questo che incontrando per strada un vecchio appassionato di basket, anche lui a spasso con il cane, ci siamo fermati a ragionare sul tipo di boccone che voleva servirci, perché, dopo aver criticato tante volte l’Olimpia e Scariolo, questa volta, dopo le vittorie di Bologna e sul Kazan, ha visto qualcosa di buono e positivo dentro l’Emporio. Era ora, abbiamo replicato cercando di decodificare i motivi della soddisfazione. Vero. Era ora, ma di sicuro le cose cambiano se trovi uno che interpreta il tuo gioco da dentro, se la palla viaggia più veloce, con passaggi che liberano davvero il tiratore dall’ansia, se hai in Euclide Bremer uno che sconsiglia anche ai pavidi di fare soltanto la sponda, di scaricare sempre su altri la responsabilità del tiro nel momento in cui quel tiro serve davvero. Guardate cosa succede al D’Antoni che era sul precipizio con i Knicks dopo aver scoperto che in panchina si nascondeva Pico Lin, laureato ad Harvard, uno che anche senza il Melo bacato che cerca sempre la sorpresa in una paalla a spicchi che considera soltanto sua, senza il mezzo faraone Stoudemire, riesce a far viaggiare oltre la decenza una squadra che è pur sempre fuori dai playoff, ma non così malata come sembrava.
Il vecchio appassionato, in ansia per la prostata di Arrigoni che al momento sembra tornato nel cuore del sistema cantuchiano, ha però idee diverse e sembra davvero un riconquistato da don Sergio Pizzarro venuto per abbattere tutte le are che rendevano orgoglioso il popolo Olimpia nell’età dell’oro: difese che non lasciavano respiro, contropiede primario e secondario tutte le volte che si conquista un rimbalzo, contatti duri per far capire che la dinastia ha dei figli veri e non dei barlafus griffati. Iscariolo è braccio e mente che si sgancia da tutto e da tutti, meno che dai padroni della povera informazione che ci troviamo adesso, facendo intervenire anche su questo sito chi vuole spiegarci ancora una volta il motivo per cui Milano regala un milione a Benjamin Eze per stare in piscina a Phoenix. Al tipo in questione non interessa il periodo senese dove il balzano da tre era governato bene e rendeva pure, lui si rifà ai giorni gelidi del Khimki quando Scariolo allenò e bocciò il giocatore per sempre e alla parentesi petersoniana dove pure il nano ghiacciato non rimase folgorato dalle paturnie del giocatore. Giusta interpretazione anche questa e non staremmo a dirvi che con un vero rimbalzista in squadra, lasciando perdere Eze accidenti, Milano sarebbe pronta a sfidare sia Siena che Cantù le nostre favorite per i due trofei italiani, per le due finali. Il tempo ci dirà come stanno le cose. Basta aspettare, ad esempio, le quattro giornate di Torino, la coppa Italia che è davvero avvenimento anche se poi c’è gente che scopre, seguendo la legge Rutelli ed Alemanno, il maltempo, la disgrazia del malandrino in cascina, nel giorno della presentazione facendo fare una figura barbina alla Lega che è la padrona dell’evento.
Restiamo, però, sulla piana dell’Eurolega dove gli arbitri assomigliano sempre di più ai fantocci che un tempo la Fiba utilizzava per avere voti, consensi, regali. Sui direttori di gara, come sugli ultras, si può dire che sono lupacci che perdono il pelo, ma non certo il vizio come si vede andando per campi europei, come si nota leggendo lettere disperate di chi frequenta vecchi e nuovi stadi, non parliamo di arene perché quelle sono tutte vecchie, persino quella di Desio che diventerà la casa Bennet per i play off e il prossimo campionato, decisione saggia, giusta, che sembra aver messo il peperoncino nella cioccolata degli amministratori di Cantù che adesso promettono di mettersi al lavoro per approvare entro pochi giorni il progetto sull’arena Aldo Allievi da fare prima che la gente chieda conto dello smantellamento di quella piramide che fu origine di tanti disastri.
Dicevamo che è meglio stare in Europa e allora prepariamoci a tifare per Siena perché fra le otto elette della terza fase troveremo soltanto i campioni come squadra italiana. Milano non ci sembra da corsa perché dovrebbe sbancare il campo del Panathinaikos e, anche ammettendo che la crisi greca possa provocare scioperi bianchi tipo quello che ha dato al Kazan il jolly nel girone, al modesto Kazan la possibilità di andare avanti, ci sembra difficile vincere e non soltanto rimontare il meno 20 della sconfitta al Forum dei deserti. Su Cantù vorremmo dire che per quello che ha fatto fino al 20° minuto della partita di Tel Aviv La sua eurolega è stata un capolavoro. Sempre, anche sui campi più difficili. Per questo non la diamo ancora per spacciata aspettando il giorno santo della sfida al Barcellona che ora ha scoperto di essere più vicino al CSKA che in Turchia ha mangiato spezie avvelenate.
Tornando al veleno e ai bocconi di casa nostra bisogna dire che la “ rivoluzione” delle formule, il taglio sulle società professionistiche, l’ordinamento novo che Dino Meneghin vorrebbe lasciare al suo successore, Pulcinella che sia, fa discutere. Chi ha esperienza da vendere e da far comprare ricorda la vecchia divisione dei campionati perchè questa soluzione sembra una cosa da gattopardi: cambiare tutto per non riuscire a cambiare niente. Altri, invece, guardano con interesse al futuro disegnato e non fanno caso alla rivolta della terza serie che si agita, pensiamo, soltanto per far sapere che esiste, certo che esiste, che ha in mano la vera base, quella dove comandano i magistrati del pennino con gomma, ma senza farci proposte che possano essere valutate. Ha ragione Meneghin a tenere staccato il telefono. Non vuole essere confuso. Ora vediamo come usciranno dalle ore di lavoro i delegati della commissione che deve portare alla quadratura del canestro.
Non è detto che se la cosa piace alla Lega di serie A gli altri debbano mettersi a strillare urlando ai rais nascosti che la rivoluzione darà vantaggi soltanto a chi ha già sperperato capitali, a chi ancora non ci sa dire quante società finiranno questo benedetto campionato che porta alle qualificazioni europee dove, prepariamoci bene, non riusciremo ad avere i semifratturati Bargnani e Gallinari che sarebbero la vera aggiunta, certo più del Belinelli che è facilmente sostituibile, a patto che gente come Alessandro Gentile non finisca nella roccia, come un gambero, in capace di sopportare la risacca nel mondo Armani. A proposito dei ragazzi NBA, che sono diventati un po’ come miss Muretto, bisogna dire che il presidente degli Stati Uniti Obama, grande appassionato di basket, ha fatto sussultare la piccola corte italica del Mago Bargnani non ricordandolo al premier Monti fra le “meraviglie nazionali” che al momento vivono nel mondo americano. Certo poteva conside

rare Toronto nel giro americano, ma non è il caso di allarmarsi. Loro sanno bene cosa valgono i tre italiani della NBA.
P.S: Al comandante Scariolo che ululò per la presenza non comunicata di Ukic ad Istanbul giriamo la lettera del povero Pashutin che, se non fosse stato avvisato dal consulente Fadini dell’assenza di Bourousis 5 minuti prima del vero riscaldamento, aveva studiato tutto un piano contro il greco, giocatore, come si è visto che può diventare superfluo. Allo stesso don Sergio che insiste parlando dei pregi difensivi per aver tenuto sotto i 60 punti il kolkoz a metà strada della Transiberiana, lo squadrone che ha vinto ad Atene con il Pana noi porgiamo omaggio, ma vorremmo che lui non andasse avanti a chiedere che tutto il gregge si metta lo stesso anello al naso. Le vere difese sono altre.

Oscar Eleni, 10 febbraio 2012

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