Campione di razza

16 Agosto 2008 di Stefano Olivari

Quanto fatto da Usain Bolt si presta a mille discorsi, da quelli tecnici (quale tempo sarebbe uscito se non si fosse rialzato ai sessanta metri?) a quelli sul personaggio. Più banalmente ci è venuto in mente che un essere umano può essere così solo se nasce così: correre i 200 in 9”93 a 18 anni (lo fece nel 2004, se la sua federazione l’avesse mandato ad Atene avrebbe vinto l’argento dietro al culturista Shawn Crawford) è una cosa fuori dal mondo, che stronca sul nascere ogni considerazione su allenamenti, tabelle, eccetera e quasi giustifica quella sorta di autorazzismo che tiene tanti giovani europei lontani dalla pratica dell’atletica (meglio lo spritz, seguito da disco e coca). Quale bianco potrebbe mai avere la struttura naturale di Bolt? L’unico non nero nei sedici semifinalisti di Pechino è stato l’onesto giapponese Tsukahara, eroico con un 10”16 che sarebbe stato in canna anche a Cerutti ed a Collio, l’ultima medaglia bianca ‘vera’ (non contando Wells e Petrov nella dimezzata edizione di Mosca) nei 100 olimpici risale al 1976: bronzo di Valery Borzov a Montreal dietro a Crawford ed al giamaicano Don Quarrie, idolo (evidentemente per sentito dire) di Bolt.
Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it
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