Cairo e i giornali per vecchi

24 Luglio 2019 di Indiscreto

Qualche giorno fa il Corriere della Sera ci è sembrato subito diverso. Dopo tempo immemorabile siamo quasi riusciti a leggerlo senza occhiali e ci è bastata una rapida ricerca per capire il perché: quel genio di Urbano Cairo aveva infatti aumentato corpo (traduzione: l’altezza dei caratteri di stampa) e interlinea (lo spazio fra una riga e quella dopo).

Un’innovazione che viene incontro all’età media dei lettori dei giornali cartacei, sempre più alta. Infatti chi come noi frequenta le poche edicole rimaste raramente trova fra la clientela persone al di sotto dei cinquant’anni. E diciamolo, uno dei piaceri dell’andarci è ormai quello di sentirsi i giovani della situazione. Un po’ come quando una diciottenne commessa tatuata ti dà del tu e ti cambia la giornata.

Ma tornando ai giornali, la domanda è sempre la stessa: colpa del web? Andiamo a un anno secondo noi decisivo, il 1993. In Italia il web di massa nascerà l’anno dopo e quotidianamente il Corriere della Sera e Repubblica si sfidano, arrivando in quel periodo a un sostanziale pareggio: 625.000 copie di media a testa, più o meno. Guardando i dati, la sorpresa (nostra) è che nei Novanta il boom della carta prosegua: nel 2000 il Corriere vende 720.000 copie al giorno Repubblica 665.000. Non sono proprio due partiti diversi, visto che la loro impostazione politica è simile, ma senz’altro si rivolgono a pubblici diversi.
 
Per farla breve, adesso il Corsera vende sulle 181.000 come quotidiane, mentre Repubblica sulle 137.000. Sono quindi validi, ma non reggono quindi fino in fondo i discorsi sul web (nel 2000 era già strapresente) e sull’età delle persone, perché non è che in vent’anni sia scomparso il 75% della popolazione adulta. Conclusione? Detto che non occorre essere maligni per trovare altre motivazioni nella mossa di Cairo (caratteri più grandi uguale meno articoli uguale meno giornalisti), anche noi fanatici ci scopriamo a leggere i quotidiani in pochi minuti e non certo perché sappiamo già tutto. C’è come una fretta diffusa che impedisce di concentrarsi, che ci rende tutti più superficiali di quanto fossimo nel 2000. Magari siamo diventati più bravi in altre cose, ma non ci pare.
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