Buoni segnali in vista del Bari

10 Marzo 2011 di Dominique Antognoni

di Dominique Antognoni
Domenica scorsa a San Siro ci siamo imbattuti nella inevitabile miracolata tuttologa che ci guardava con quel misto di pena e superiorità, quando abbiamo accennato alla mancanza di personalità e coraggio dei giornali nostrani. Ha vinto lei, diciamolo subito.
Quello che si scrive si scrive, tanto la pubblicità ci tiene in vita (fino al fallimento, almeno) e noi facciamo vedere il volto duro solo quando c’è da scioperare: solitamente di venerdì. Ebbene, cari professionisti dello scatto di anzianità, vorremmo qualche spiegazione su quella che dovrebbe essere la vostra materia. Prima di tutto la spiegazione del perché si parlasse di impresa per l’eventuale vittoria con qualificazione della Roma a Donetsk. Con lo Shaktar, che mai ha sfiorato le zone nobili della Champions e che è allenato da uno che in Italia ha guidato Pisa, Brescia, Reggiana e l’Inter per tre dimenticabili mesi. Con lo Shaktar, che due anni fa ha vinto la Coppa Uefa ma non ha alcun giocatore nemmeno per sbaglio nel mirino di club italiani. Rispetto per lo Shakhtar, ma la squadra che l’anno scorso ha sfiorato lo scudetto (obbiettivo ritenuto possibile anche in questa stagione, fino a circa un mese fa) non doveva comunque espugnare il Bernabeu.
Poco importa il risultato, le partite vanno come vanno, è lo schema giornalistico che ci fa impazzire. Dove vogliamo arrivare? Al solito punto. Alla assurda mentalità dei giornali e giornalisti italiani secondo cui criticare è impensabile perché si offende il tifoso. I colleghi delle tv a pagamento parlano solo di clienti. “Noi dobbiamo conquistare sempre più clienti, per questo si parla sempre bene dei tifosi e delle squadre”, ci dicono all’unisono quando si va sul discorso.Vergognarsi? E perché mai, non si lavora per dare notizie ma per incassare lo stipendio. Forse per questo nessuno ha avuto l’idea di chiedere a Montella come sia stato possibile stra-perdere contro una squadra di medio livello. Hanno lasciato, compiaciuti, il neo allenatore giallorosso esaltare i propri calciatori e sorvolare sui comportamenti di De Rossi e Mexes. 0-3 a Donetsk è roba da nascondersi, ma dalle parole e dagli interventi in studio pareva che si fosse qualificata la Roma. ”Buon primo tempo”, la frase salvagente. Siamo d’accordo, avendo visto la partita, buon primo tempo. E allora? 
Peggio è andata il giorno dopo per Tottenham-Milan. Più milanisti che romanisti, fra gli abbonati e i lettori, quindi ancora più clienti e minore possibilità di critica. Ricordiamo: il Tottenham è la quinta squadra inglese, è esordiente nella Champions ed è amata dagli scommettitori perché incassa valanghe di gol: 14 solo in Champions, fra cui i 5 dell’Inter e i 3 dello Young Boys. Cos’ha fatto il Milan? Zero gol in 180 minuti: la probabile campione d’Italia contro la quinta inglese. I giornali e i commentatori, tranne Mario Sconcerti che fa storia a sé, hanno fatto la gara a chi si dimentica di fare domande ed esprimere concetti. Hanno applaudito la prestazione rossonera (due tiri in porta contro, ripetiamo, la quinta squadra inglese), hanno ascoltato condiscendenti le parole terrificanti di Allegri che sosteneva di meritare la qualificazione perché i suoi complessivamente hanno giocato meglio, per poi andare su un terreno a loro ben conosciuto: ora sotto con la prossima partita. La prossima partita! Come mai non ci abbiamo pensato prima? Questi sì che sono professionisti…
Domenica si gioca con il Bari, perché il campionato è il vero obbiettivo. Ma da quando il campionato è diventato una priorità per il Milan? Non lo è mai stato tranne che nel caso dello scudetto di Sacchi (ai tempi nella massima coppa europea andavano solo i campioni nazionali). Galliani non ha mai perso l’occasione di sottolinearlo, almeno fino a quando la squadra è stata di prima fascia europea. Cioè fino a poco tempo fa. Il Milan non vince nulla dal 2007, ma pare che conti solo la prossima partita, contro il Bari. Vedrete che Ibra segnerà una doppietta e lunedì in prima pagina leggeremo di Ibracadabra. 
Dominique Antognoni
(in esclusiva per Indiscreto)
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