Bombe e uomini carta

21 Febbraio 2011 di Libeccio

di Libeccio
L’uccisione del padre Ranieri, il festival delle cordate, i grandi progetti per la Roma e la svolta epocale senza domande.  

1. I giocatori della Roma ingoiano, digeriscono ed espellono l’ennesimo allenatore nel più classico deserto societario e dirigenziale. Nella gara con il Genoa la squadra fa il più scontato dei karakiri passando dal 3 a 0 al 4 a 3 e perdendo infine una gara già ampiamente vinta, finendo per uccidere oltre al padre (Ranieri) anche sé stessa. Non sono bastate dunque le reiterate richieste da parte dei tifosi e della ampia e assortita comunicazione romana, di tirare fuori gli attributi e a nulla sono servite le dure
contestazioni indette a mezzo stampa e le bombe carta lanciate inopinatamente sul piazzale di Trigoria. Claudio Ranieri paga per tutti, nonostante il vuoto societario, gli ammutinamenti insistiti, le confusioni della doppia proprietà (Sensi / Unicredit), il totem Totti di nuovo spartiacque della squadra e della critica. Da qui a giugno sarà Vincenzo Montella il tutor designato a traghettare la squadra e a dover riuscire dove il navigato Ranieri ha fallito.
2. A leggere i giornali anche importanti, la procedura di vendita della società da parte di Unicredit pare essere giunta ad una svolta: secondo tali commentatori l’operazione di acquisto vede insieme Mr. Thomas Di Benedetto in cordata con altri partner. Oltre alla cordata americana pare che anche in Italia vi siano imprenditori che in procinto di partecipare all’operazione. La stessa Unicredit, infine, pare intenzionata a mantenere una quota di minoranza nella società che andrà a formarsi (Guidata da Baldini e con un nuovo allenatore scelto tra Gasperini ed Ancelotti). La scelta di Di Benedetto, però, non è fare una «cordata» per dividere l’investimento economico, ma cooptare chi può apportare un valore aggiunto alla società, in virtù della sua competenza specifica (finanziaria, sportiva, nel settore delle comunicazioni e del marketing…). Un esempio per tutti: c’è l’intenzione – e sono già partiti alcuni contatti – di coinvolgere un investitore cinese per aprire un nuovo mercato al brand della As Roma e sfruttarne tutte le potenzialità nel merchandising. Altro intendimento di Mr. Di Benedetto è quello di costruire un nuovo stadio (e ti pareva) di 45 mila posti da vendere a condizioni molto molto favorevoli per poi introitare ogni linea adiacente sfruttabile (ristoranti, cinema, brand store, eccetera.).
3. Il modello prospettato dai giornali ci sembra però denso di aspetti difficoltosi che la stampa dovrebbe provare a chiarire o almeno a porre in evidenza. Invece pare che il piano sopra riepilogato venga preso da tutti molto sul serio a scatola chiusa. Allora proviamo ad analizzarne gli aspetti più controversi. Il vero problema è che molti elementi pre-esistenti impediscono già che tali propositi possano trovare compimento: lo sfruttamento del marchio Roma (per quanto ne sappiamo) è già stato ceduto tempo fa ad una società costituita ad hoc nel tentativo di frenare i debiti in accumulo. La possibilità di costruire un nuovo stadio ha già palesato fortissimi problemi (no praticamente definitivo da parte del Ministero dei Beni Culturali). La struttura sportiva di Trigoria è già stata ceduta da As Roma ad una società che a sua volta percepisce un affitto di diversi milioni di euro l’anno per concederne l’utilizzo alla squadra. Infine, i mercati mondiali sono sostanzialmente inibiti alla Roma per il semplice fatto che il suo bacino d’ utenza è stabilmente relegato entro i confini della città e con poche diverse eccezioni. Si aggiunga anche che le mani della società spesso sono state legate sul fronte degli acquisti e cessioni da una tifoseria che vuole vagliare ogni cosa. Molti elementi quindi non quadrano e addirittura confliggono con le linee progettuali che l’ipotetica articolata nuova proprietà avrebbe a intendimento.
4. La storia del calcio dimostra inoltre che in genere solo solide ed uniche proprietà riescono a vincere molto nel calcio (questa è almeno la principale esperienza italiana). Uomini ricchissimi animati da vera passione che ricorrono (spesso sacrificandolo) al loro patrimonio per inseguire un sogno di gloria (Agnelli, Berlusconi, Moratti). Non perché siano buoni, ma per un’ambizione personale che li porta a voler fare qualcosa di importante a casa loro. Nel caso in esame pare proprio che questo modello venga meno e in molti (non sono troppi?) dovranno collaborare per guidare la società attraverso una sintesi di gestione affidabile. A guardarla sotto questo profilo, l’operazione in corso sulla Roma non ci convince affatto e ci sembra oltremodo strano che siano in pochi a rimarcarlo. Mesi di dibattito su un fuorigioco sbagliato e poi nessuna domanda su una svolta epocale.

Libeccio

(in esclusiva per Indiscreto)

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