Blocco del traffico, sì o no?

29 Dicembre 2015 di Indiscreto

In molte città italiane, da Milano a Roma, stiamo vivendo blocchi e limitazioni del traffico automobilistico con varie modalità: orario, targhe pari o dispari, eccetera. Colpa del livello del Pm10, da settimane oltre i 50 microgrammi per metro cubo ritenuti il limite accettabile, con la situazione aggravata dall’assenza perdurante di piogge. Ognuno ha la sua spiegazione e la sua ricetta anti-inquinamento, anche fra i cosiddetti esperti: ancora non è chiara l’incidenza del traffico automobilistico (si va dal 25 al 50%, a seconda delle fonti) o del riscaldamento (di sicuro dal 35 al 40% degli impianti controllati, almeno a Milano, non è a norma) su ciò che respiriamo, ma uscendo da discorsi pseudoscientifici è chiaro che ciò che troviamo sulle auto, sui muri o sulle lenzuola stese all’aperto è ciò che mediamente respiriamo. La domanda non riguarda quindi le attuali misure di emergenza, in ogni caso ridicole perché imposte in giorni di lavoro a scartamento ridotto, ma misure strutturali. Il traffico automobilistico va limitato, con provvedimenti chiaramente coercitivi (è chiaro che chi usa l’auto lo fa perché più comodo), oppure si tratta di una utopia ambientalista? Non è una domanda tendenziosa, perché non tutti hanno la metropolitana sotto casa e non tutti vivono nelle città: il trasporto pubblico nei piccoli paesi e peggio ancora fra un paese e l’altro è spesso un’opinione, una scommessa. La stessa bici è strettamente legata alla distanza e al percorso: se ogni mattina devi fare la Parigi-Roubaix non può essere un’alternativa credibile. Ognuno insomma ha una risposta ideologica e un’altra legata alla situazione personale, come del resto in tutti i campi. E allora andiamo, senza mezze misure (il ‘Di qua o di là’ è così, non è uno sport per signorine) mettendola anche diversamente: auto no o auto sì?

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