Blanc e gli ingrati

3 Maggio 2011 di Stefano Olivari

di Stefano Olivari
Francia e immigrati, la tentazione di buttarla in politica era troppo forte e infatti ci siamo cascati subito tutti. Peccato che per il momento il ‘progetto segreto’ della federazione francese per limitare le quote di ragazzi con il doppio passaporto nelle scuole federali sia solo calcio.
Già, perchè il problema sollevato dal direttore tecnico (ormai definibile ex direttore tecnico) della federazione Francois Blaquart nello scorso novembre e rivelato dal sito Mediapart riguarda soprattutto la nazionale francese. Ma come, questo il ragionamento, noi formiamo giocatori che già in partenza hanno un senso di appartenenza minimo alla Francia (e lo dicono anche) e questi come ringraziamento scelgono un’altra nazionale? Un problema che esiste anche in Germania, ma di cui non si può parlare per la paura di essere accusati di razzismo. Quando la verità è semplicissima: chi non si sente francese non è francese, al di là dei pezzi di carta, e non deve sfruttare le strutture federali francesi. Cosa hanno restituito alla Francia Meghni (tutte le Under con la Francia prima di scegliere l’Algeria) o Chamakh (che ha anche giocato con l’Under 19 prima di scegliere il Marocco)? Cosa ci ha guadagnato la Svizzera nel formare Rakitic?
Più ambiguo l’intervento di Laurent Blanc, che stando a Mediapart (ma anche a Blanc stesso, che però ha invitato a metterle in un contesto) avrebbe pronunciato le seguenti parole:
”Chi c’è oggi di grosso, prestante, potente? Sono i neri (…) Credo che ci si debba ricentrare – soprattutto per i ragazzi di 13-14 anni, 12-13 anni – su altri criteri, modificandoli secondo la nostra cultura (…) Gli spagnoli mi hanno detto ‘noi non abbiamo problemi. Noi, neri non ne abbiamo”’.  Più chiara la filosofia di fondo della FFF, che ha reso pubblica (credete ancora negli scoop?) nel modo peggiore una discussione che invece è importantissima e che pone domande a cui finora si è risposto con slogan di opposta ottusità. Nel 2011 si può ancora parlare di scuole calcistiche? Le nazionali hanno un senso? Bisogna aiutare lo sviluppo di chi ti disprezza? E’ facile cavarsela con un ‘Blanc razzista e xenofobo’ o un ‘Viva Blanc portabandiera della vera Francia’, più difficile rispondere a queste domande. Le nostre risposte, personali, sono tre no. C’è poi un discorso di marketing, questo sì sconfinante nel razzismo e quindi da non trascurare: meglio di noi potrebbero farlo gli organizzatori di cross e corse su strada, che non sanno più come convincere banchette e commercianti locali a sponsorizzare gli allenamenti agonistici di una decina di keniani sconosciuti.
stefano@indiscreto.it
(pubblicato sul Guerin Sportivo)

Share this article