Bergomi e l’età del Micoren

16 Settembre 2015 di Stefano Olivari

La preoccupazione di Beppe Bergomi per i farmaci presi durante la sua carriera nell’Inter e nella Nazionale offre lo spunto per parlare di un argomento tabù: non il doping in senso stretto, cioè l’uso di sostanze proibite, che nel calcio di fatto non vengono cercate (i rari casi di doping sono sempre individuali, mai di squadra), o il già conosciuto abuso di farmaci legali, come detto da Bergomi al convegno organizzato ad Expo dalla TSI, la televisione della Svizzera Italiana, ma la credibilità del calcio da quando ce lo ricordiamo (ben prima che Bergomi esordisse nell’Inter di Bersellini) fino a allo scandalo dell’Acqua Acetosa, con il laboratorio antidoping del CONI chiuso nel 1998 in seguito alla scomparsa dei test di migliaia di calciatori. Da allora le prestazioni atletiche dei calciatori italiani sono diventate forse più credibili, almeno formalmente, di sicuro più controllate, anche se spesso si ha la sensazione di assistere ad una gigantesca farsa, con noi che spieghiamo le differenze di rendimento fra una partita e l’altra con la differenza di ‘motivazioni’ o con la ‘lunghezza’ delle squadre. Che stupidi questi allenatori, basterebbe spronare i giocatori e tenere i reparti più vicini per vincere tutto… Ma torniamo alla denuncia di Bergomi, che evidentemente quel farmaco l’ha preso o nell’Inter o in nazionale. Non è chiaro quando, perché fino a metà anni Ottanta era legale (Bergomi parla dei suoi inizi, quindi dalla stagione 1979-80) e quindi si può parlare soltanto di abuso (come per la creatina, per dire) ma dopo no. Continua sul Guerin Sportivo.

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