La bella morte di Siena

28 Aprile 2014 di Oscar Eleni

Oscar Eleni dal Cerro Muriano, provincia di Cordoba, Spagna, terra di miniere, dove ci siamo travestiti per seguire chi vuole fare l’anatomia di una foto, quella del grande Robert Capa che non assomiglia a nessuno, l’immagine sulla morte del miliziano Federico Borrell Garcia che assomiglia tanto, nella disperazione, ma anche nella sfida orogogliosa, al Marco Crespi che prende d’assalto la rocca di un campionato che ha deciso già la defenestrazione per bancarotta di chi vince il titolo da sette stagioni consecutive. Dalla zona repubblicana del torneo a quella padronale per fare l’anatomia del sistema basket adesso che siamo tutti confusi alla ricerca del fotografo che ci possa chiarire il grido della base e del vertice.

Dicono che Ferdinando Minucci, presidente in pectore della Lega, lavori tantissimo, non lasci quasi mai gli uffici bolognesi, salvo per incontrare gente che possa aiutare i suoi progetti. Non parla, non dice. Aspetta il tempo dell’ufficialità, quando potrà anche svelare il segreto sul suo programma che, all’origine, sembra, si dice, convinse 14 presidenti su 16 a sceglierlo per sostituire il Valentino Renzi che mai, sarà la leggerezza del fine incubo per chi pensava di essere capo ed era invece dipendente, avevamo visto così attivo negli anni del suo mandato.

Intanto nel campo di Agramante il Gianni Petrucci che in molti hanno visto sgambettare felice al Pala Dozza, mentre Reggio Emilia faceva il capolavoro per la sua storia quarantennale, contento di essere stato spinto più in là dall’ex premier, il professor Romano Prodi che non voleva vicino nessuno avendo deciso che, da buon “arzan testa quadra”, avrebbe fatto il tifo senza risparmiarsi nulla, anche critiche agli arbitri. Non c’è stato bisogno, per fortuna. Ma torniamo a Nic Petrucci, in arte Mac, che ha messo sul tavolo la carta del commissariamento mascherato  incontrando, almeno idealmente, lo Stefano Domenicali uscito dignitosamente dall’esperienza Ferrari, amante del basket che giocava ad Imola, forse libero da impegni, almeno per un po’. Come logico in Italia siamo già al dualismo, alla guerra sottile. Chi è fuori sembra sempre più bravo. Lo dicevamo di Veltroni che poi nessuno ha mai più richiamato in causa, insomma ce ne sono stati tanti da De Michelis in poi. Toccata e fuga. Non importa.

Rimangiarsi il mandato a Minucci? Si può fare, ma è necessario farlo subito. Cambiare il voto dell’assemblea semisovrana? Possibile. Prima, però, sarà meglio avere dal Domenicali una risposta precisa insieme, si spera, ad un programma che faccia diventare un po’ diverso questo territorio di smeralderos dove tutti portano al fiume la pietra appena  rubata alla montagna del basket scoprendo che non c’è niente di prezioso, che trovare fonti di entrata, al di là del mecenatismo è impossibile. Chiedere in giro. Come fanno a Milano. Be’, c’è il massimo. Giorgio Armani ha coperto ogni debito, non si è arreso davanti a molte sconfitte. Lui crede che la vecchia società fondata da Bogoncelli e Rubini meriti di vivere alla grande. Pensate che se gli faranno girare gli alettoni rimandando ancora la riedificazione del Palalido, un palazzetto inadeguato per una grande società dal respiro europeo, mondiale, che porta al Forum diecimila persone al colpo, parteciperà alla costruzione di una vera arena tipo quella londinese in zona Sud di Milano.

Come fanno a Sassari? Hanno trovato la fede, i soci, buone idee, ma, ad esempio, l’Eurolega non li può imbarcare perché non hanno il palazzo che adesso è piccolo come quello del CSKA, ma l’Armata ha già pronta la super arena e spera di inaugurarla come squadra eurocampione per l’ultima carica dietro all’Ettore Messina in uscita che vede rosa, perché a lui il Maccabi che ha mangiato il fegato di Milano non può far paura e la spagnola che andrà in finale, Barca o Real, sembra avere gli stessi tarli del suo squadrone.

Ci sono altri in salute? Be’, Venezia, anche se questa stagione èstata proprio deludente. Ma il Brugnaro ha grinta, speriamo sia pure paziente. Poi? Bologna, ma l’avete vista contro Pesaro? Quanto costerà e quanto ci vorrà per avere la vecchia Vu Nera in tutti sensi? Neppure l’allettante promessa dell’eurolega di pensare positivo alla carta da regalare a Villalta sembra smuovere la vecchia basket city già rimasta senza la super Fortitudo del Seragnoli. Serve la pilla e invece cosa si sente in giro: probabile causa e lite in tribunale fra Sabatini e Renatone. Allora di cosa parliamo. Roma voleva l’Europa, ma da giocare in viale Tiziano, adesso, poi stanno addirittura per portare Dalmonte nella stessa piazza dove bruciarono Giordano Bruno e il nostro caro elettrino dovrebbe preoccuparsi davvero perché chi ha  bevuto all’allontanamento di Calvani assicura che tutto è a posto.

Brindisi va bene, no? Sì. Ma anche da loro fino a quando non ci sarà un’arena decente dove troveranno entrate per fare una squadra di vertice?

Non bastano più le sponsorizzazioni. Insomma siamo nella terra di nessuno, benvoluti soltanto dai credenti, criticati da tutti gli altri, da tutti quelli che non ci hanno ancora detto quali sarebbero le idee per cambiare davvero le cose. Un campionato con due soli stranieri per squadra? Eccellente, siamo qui ancora euforici per il successo dell’under 18 al torneo di Mannheim, cosa che non accadeva da trent’anni, ma poi ci siamo chiesti quanto costerebbero queste squadre piene di “splendore” azzurro. Ad occhio un bel po’ se pensate che il capitano della Nazionale Mancinelli adesso gioca a Torino, per un progetto condiviso, dice lui, ma certo anche per uno stipendio, diciamo noi, che in serie A non offrivano né a lui né ad Amoroso. Se guardate dove giocano i ragazzi che Capobianco ha portato al successo in Germania, quindi gente di talento, anche se vincere nelle giovanili non vuol dire essere sempre predestinati, simpuò intuire che trasferirsi costerà abbastanza.

Stiamo aspettando che  questo segreto della Fatima cestistica venga finalmente svelato, da Minucci, da Domenicali o chi per lui, dallo stesso Petrucci che ora dovrà blindare la porta della federazione, più dei negozi del Circeo dove fa il sindaco, per respingere tutti quelli che si dichiarano pronti a dirigere il canale televisivo di “solo basket italiano” perché ancora prima di capire se ci sono i mezzi, tecnici ed economici, per un’impresa che costerà parecchio, sono in molti a fare baruffa sognando la direzione del canale.

Mentre si scoprono cammelli in America, non soltanto in casa dell’incartapecorito Sterling, l’uomo col cappuccio che ha in mano i Clippers e non vuole vedere gente di colore alle partite della sua squadra pur composta da afroamericani e guidata da Doc Rivers, caimani sulle montagne, noi ci fermiamo alle emozioni del momento. Oltre una certa età meglio prendere la vita come viene, giorno per giorno.

Felicità per Reggio Emilia e per il Menetti che fa diventare tutto splendido appena sente che vogliono mandarlo via. Succedeva l’anno scorso e lui fece un capolavoro. È accaduto, accade anche quest’anno. Allora il cuoco tonante serve un primo come la coppa Italia da protagonista con i cinni. Poi vince l’unico trofeo europeo per il basket italiano in questo 2014. Speriamo gli porti più fortuna di quella che ha avuto il Matteo Boniciolli che alla fine ha dovuto cercare le motivazioni sulla via della seta, lontano persino da  Kazan, vecchio rifugio di Tolstoi e oggi diventata fortezza Bastiano per Trinchieri che, non lo scordate, è stato eletto allenatore dell’anno in Italia, ma non ha trovato posto in serie A, così come il Calvani prodigioso della Roma finalista l’anno scorso.

Anche queste sono cose da analizzare pensando all’autarchia nella scelta dei giocatori, a questi nuovi sapientoni che circondano il basket e se la prendono quasi sempre con l’allenatore. Una cosa normale.

Lo diceva sempre quel grande di Vujadin Boskov quando faceva credere ai critici di essere soltanto la finta figura dominante nello spogliatoio. Oggi , ma anche ieri, sappiamo che non è vero. Basta leggere le testimonianze, vero che non c’è quella di Vialli, ma lui soffriva, soffre ancora Mancini, per cui non ha mai perdonato il grande guru che Boscia Tanjevic ci ha raccontato per un episodio che chiarisce tutto quando era al Real Madrid e non diede scampo a dirigenti e al grande Stielike. Ricordi, pensieri. Bisognerebbe viverle certe situazioni, da dentro.

Chi ama Luca Banchi, come il nostro appassionato professor Carlà che sta vincendo il titolo di appassionato con più chilometri percorsi,  considerando che va a vedere il basket di tutti, è volato anche a Mannheim, giura che il processo per arrivare al vero Emporio sta funzionando, sia tatticamente, be’, a  Tel Aviv nonsiamo riusciti a vedere la superiorità tattica, che psicologicamente, anche qui siamo sempre perplessi davanti a certe reazioni dopo sconfitte che devono bruciare se ti chiami Armani e hai il mondo come patria.

Pagelle per chi non ci ha seguito fino a Cordoba.

10 Per Andrea CAPOBIANCO che finalmente ha ritrovato il sorriso dopo aver passato troppo tempo all’ombra del baobab federale. E’ tornato l’uomo che aveva esaltato i veri lupi d’Abruzzo. Complimenti per la vittoria coi giovani a Mannheim.

9 A Stefano LANDI che ha capito il progetto Paterlini e Dalla Salda per questa cavalcata Grissin Bon nel quarantesimo della Pallacanestro Reggiana onorata al Pala Dozza dall’ex premier Prodi e dal sottosegretario Delrio. Si fidi di loro e non mancheranno altre giornate radiose, ma deve essere il primo a chiudere la porta quando sente lo spiffero di certe critiche figlie dell’incompetenza che già appesantiscono troppe società. Menetti è un grande anche quando non cucina.

8 Ad Andrea CINCIARINI che si è preso il premio come miglior giocatore delle finali di eurochallenge senza mai dimenticarsi di ringraziare chi lo aveva portato fino a lì: la sua squadra, il suo allenatore Menetti. Vorremmo tanto che lo guardassero i tracotanti bulli che vediamo da tante parti mentre ascoltano la “famiglia” che li convince di non avere limiti, basta che ti passino la palla e i compagni capiscano, che lo studiasse bene quel talentone di Silins anche se sono sono venuti a vederlo tanti scout, uno che vale, ma che dovremmo schierare come italiano visto che è alla scuola di Reggio Emilia che sta diventando giocatore.

7 Al GREEN di Siena, uno dei tanti che potrebbe testimoniare che queste  Leghe europee fanno crescere i talenti molto più della D-League dove impera il corri e spara. Certo lui ha trovato il posto ideale nella bella Siena dove il profumo delle grandi imprese non è svanito con la bancarotta. Esiste qualcosa che va indietro nel tempo, anche quando c’era la povertà, ma non mancava mai l’orgoglio, come diceva il professor Cardaioli.

6 A Sandrokan DELL’AGNELLO, a Pecile, a quelli di Pesaro che ancora sognano una salvezza sul campo al momento irraggiungibile, perché vederli soffrire così ci ha fatto capire che non esiste prezzo se dentro sei una persona vera come il povero Ario Costa che ha perso altri chili in un viaggio dove di romantico c’è soltanto il mare dove buttarsi quando tutto sarà finito.

5  Al REAL MADRID che perdendo finalmente una partita nel campionato spagnolo ci ha fatto venire ancora più il nervoso perché siamo convinti che l’Emprorio Armani abbia sprecato una grandissima occasione visto che nessuna delle finaliste previste, dal CSKA, al Barcellona, allo stesso Real, sembrava inattaccabile per la squadra di Banchi. Bravo il Maccabi a salire su questo treno, ma lasciateci urlare ancora di rabbia perché non capiremo mai chi si accontenta del minimo avendo il massimo a portata di mano.

4 A SACCHETTI e BUCCHI che si trovano in uno strano arcipelago dove sembra che debbano lamentarsi sempre delle stesse cose, come se Sassari e Brindisi avessero perso di vista l’unica cosa che le faceva vere antagoniste dei super favoriti: una fame giusta, un orgoglio per far sapere di esistere.

3 Alla VIRTUS BOLOGNA dove tutti questi esami, queste decisioni da rimandare alla fine, non stanno portando a niente. C’è confusione intorno alla squadra, a chi la dirige. Sport italiano preferito il masochismo, ma ora dovrebbero aver capito chi è degno di portare una maglia del genere. Gli altri, visto che tutto è perduto, anche un po’ di onore, meglio farli partire già domani.

2 Alla PESARO che una volta si godeva la vera Scavolini e ora pensa che il vero colpevole di tutto sia il grande Valter che non tira più fuori i soldi come prima. Vedendo la squadra, sapendo cosa è stata per la città, tutti dovrebbero vergognarsi di non aver dato una mano prima, ma soprattutto adesso. Bastava poco e la stagione sarebbe stata  utile per fondare una nuova Vuelle.

1 Al PROGETTO TELEVISIVO per un canale basket gestito in proprio se prima di cominciare  dobbiamo assistere ad ogni tipo di scorrettezza per avere un posto preferito davanti alla porta del presidente federale.

0  Ai RAGAZZI del LAZIO e alle ragazze del VENETO che vincendo il trofeo delle regioni dedicato, ma che splendidi a Roma, a Cesare Rubini, chiedevano con insistenza di sapere chi fosse quel Indimenticabile a cui era dedicata la manifestazione. Nessuno si era ricordato di portare qualche libro. Ora diranno: chiaro l’ha scritto con Meda, ci teneva, magari ci guadagnava. Tranquilli baskettari alla Bertea, è stato scritto gratis, i soldi, casomai alla fondazione che vuole fare borse di studio per tecnici e giocatori italiani. Ma questo non conta, per certi dirigenti. E per certi campioni, ultima la Geroni, neppure ci si ferma a fare un minuto di silenzio. Non è soltanto nostalgia canaglia, è delusione.

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