Basta una foto

2 Dicembre 2011 di Oscar Eleni

di Oscar Eleni
Lo spirito di Casalini, la genialità di Bertomeu, la cera di Scariolo, il guastatore Viggiano, la svolta di Belgrado, il tiro a Pianigiani, il contadino Basile e la voglia di una generazione.

 

Oscar Eleni dalla più gelida e spoglia delle sale stampa, quella del Forum di Assago che, ci auguriamo, non sarà così per il gala delle sorelle Williams che altrimenti non saprebbero dove mettere i pacchettini dello shopping, dove la presentazione del libro scritto per questo editore da Franco Casalini e Mino Taveri, che è ancora illuso di aver tradotto il pensiero del Belushi fra gli anelli, ci ha distratto in una giornata di eurobasket dai contorni acidulo forti. Visto che l’editore è il signore di questo sito non faremo voli da uccelli sbavatori, ma c’è un a cosa che fa capire subito la natura dell’opera e la filosofia dell’autore: la foto scelta per la copertina, sembra che sia addirittura un regalo del Daniele Peterson che a Frank delle spelonche deve moltissimo. In quella caduta di gruppo, quelle risate immortalate dal Campeggi fotografo di basket che ai tempi in cui giocava era l’eroe del no look pass( contenti ragazzi di Sky?) e la disperazione degli allenatori che non amavano il passaggi occhi dietro la cabeza, c’è la storia di amici che hanno cavalcato insieme nell’età dell’oro di Milano prima delle tempeste, prima del salvataggio in mare aperto di Giorgio Armani che potrebbe rivedersi un film dove la protagonista è Goldie Hawn, caduta pure lei in mare, e raccolta senza memoria da Jena Plissken perché soltanto azzerando le cattive abitudini, ma non la memoria, si possono convincere i mercenari dello sport a dare qualcosa in più a chi dona loro così tanto. Tornando al libro di Casalini dove non tutto è scherzo, ma dove tutto ha un senso se sopporti la vita insieme agli altri cercando di capire, spiegando davvero le cose, senza nascondersi dietro la goliardia da caserma, bisogna dire che la vera intuizione è stata quella del capitolo conclusivo su giocatori eponimi, da Marzorati a Meneghin, da Ossola a D’Antoni, su chi poteva o sperava, su chi potrebbe essere come loro almeno quando si veste. Categorie, scelte, visioni. Una bellissima cosa che vale il prezzo del libro.
Usciti dalla spelonca siamo andati a vedere l’Emporio Armani nella notte in cui le tre italiane giocavano quasi contemporaneamente per un colpo geniale della stessa Uleb che sul legno duro del Forum ha mandato due arbitri serbi nella giornata dove, in pratica, Milano se la giocava a distanza con il Partizan Belgrado. Misteri che Bertomeu ha il diritto di non svelare, non è di sua competenza questo settore che diventa sempre più simile al regno Fiba degli anni in cui Monaco decideva tutto dalla stanza dei trenini di mister Jones.
Speravamo che il diavolo vestisse Armani. Era la notte. Più di 8.000 persone a salutare Danilo Gallinari, calciatori famosi, ragazzine in adorazione e nel gruppo anche la figlia tredicenne dell’arbitro Facchini, motivi per azzannare una Real casa diretta molto modestamente da un ex giocatore che gesticola ma pensa poco, cento colpi da sparare contro una barca dove gli ammalati erano quasi più di quelli della Milano da sgorgare. Niente. Don Sergio e la sua cera di cupra,”non dobbiamo vincere già quest’anno”( buona questa e quando allora?). Scariolo i suoi quintetti scontati in una serata dove doveva essere la fame, più del talento a cambiare l’atmosfera del palazzo.
Se ci vengono a dire che i quasi nazionali Viggiano e Melli non possono fare i guastatori in una partita di battaglia almeno per 5 minuti allora crolla davvero tutto e sono balle quelle che si sentono in giro parlando di valorizzazione del giocatore di scuola italiana se li trattiamo così, se li mandiamo in A2 o anche nella DNA che sta per subire il terremoto degli acidi urici di una Lega che sta per riproporci la formula che un tempo consentiva alle squadre del secondo campionato di partecipare ai play off, una soluzione che fu bocciata e che non migliorerà certo se oggi venderanno la pelle del maiale dicendo che lo stinco è golden e la coda silver.
L’Olimpia dei sogni, del grande slam, dei 9 anni da protagonista era una fornace dove tutto sudavano, dove se c’era da sistemare qualcosa non lo si faceva col piumino. Quella di oggi, con la scusa del cantiere sempre aperto perde il treno europeo, ma dice che non è ancora tempo, perde anche il primato nel campionato, ma fa sapere che è presto per allarmarsi. Magari, viste le condizioni fisiche di Siena e Cantù, sarebbe stato interessante mettersi in prima fila e non dietro per vedere l’effetto che fa. Far sapere poi che l’aritmetica non boccia e la partita chiave si giocherà davanti ai quindicimila ossessi di Belgrado sembra un messaggio dal mondo dei sogni turlupinati come quello che vivono ossessivamente i tartassati di sempre dalle manovre economiche che, da sempre, fanno pagare soltanto i puvraz.
Giornata d’inferno per il Montepaschi che deve cercare tre giocatori importanti e questo lo doveva fare anche prima dell’incidente a Kaukenas per guardare alle finali di eurolega. Sul campionato c’è tempo per decidere ma l’Euro bisquit incalza. Certo al Pianigiani stanno sparando addosso in troppi, forse i pentiti dell’europeo che si sono sentiti dire di essere stati troppo morbidi con il tecnico che ha commesso un vero solo errore con Maestranzi, ma per il resto doveva mescolare farina al silicone con quella gialla.
Sul record di presenze e d’incasso della Bennet che sta pagando carissimo il doppio impegno non avevamo dubbi e se il Pala Desio diventa davvero fortezza inespugnabile, come se i padri fondatori si fossero trasferiti dal Pianella alla piccola astronave, allora bisognerebbe pensarci bene prima di far sapere alle autorità di Cantù che il loro palazzo fantasma se lo possono tenere nel cassetto. Gianluca Basile è l’hombre vertical che devi andare a cercare quando costruisci squadre vere. Certo che è vecchio anagraficamente, certo che ha avuto infortuni seri, certo che ha vinto tantissimo, ma esiste una certezza sulla quale puntava Boscia Tanjevic nei giorni prima dell’Europeo in Francia quando aveva affidato al Baso e ad Andrea Meneghin il cuore dell’amata: ”Questo ha fatto davvero il contadino e sa cosa vuol dire sudare e combattere con i capricci della natura”.
Partono i campioni NBA. Era ora e lo diciamo per gli smaniosi delle notti televisive. Siamo contenti che Macvan e Lorbek abbiano vinto il titolo di giocatori della settimana, ma noi avremmo premiato Basile e, se fossimo Cantù, prima di cercare altrove guarderemmo dalle parti dove finge di stare a riposo Gregor Fucka: 5 o 10 minuti al posto di Scekic li potrebbe garantire, a patto che ne abbia davvero voglia. La voglia, ad esempio, del Mordente che merita il campo, come del resto Michelori a cui Siena non può e non vuole più dare spazio, prima per scelta, poi per infortunio. Teniamoci stretti quelli che giocano perché hanno qualcosa da dimostrare, non lo fanno solo per amore del gioco, ma in un certo senso lo amano davvero.

Oscar Eleni (2 dicembre 2011)

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