Bandierine da buttare

11 Luglio 2009 di Stefano Olivari

Le merendine di una volta ci sono ancora (ogni tanto compriamo il Buondì, che però non è più della Motta), ma le nazioni no. Ce lo ha ricordato ieri sera al Golden Gala romano l’episodio che ha visto protagonista la mezzofondista del Bahrein Maryam Yussuf Jamal, che durante la premiazione per i 1500 appena vinti è stata avvicinata da uno spettatore etiope (penetrato non si sa come in pista) che ha provato a metterle sulle spalle la bandiera del suo paese. Sì, perchè la Jamal è il solito passaporto tarocco usato dagli staterelli ricchi (lo specialista in verità è il Qatar) per avere un medagliere dignitoso. Il caso della campionessa del mondo in carica, che da etiope si chiamava Zenebech Tola, è curioso perchè non ha fatto nemmeno il passaggio diretto: prima di essere del Bahrein è stata infatti svizzera, anche se non a pieno titolo. In Svizzera infatti aveva infatti ottenuto solo un permesso di residenza temporaneo nel 2004, visto che lei e il marito allenatore avevano chiesto asilo politico stabilendosi a Losanna: dove peraltro fanno base tuttora. Nata nella regione di Oromia (la stessa di Gebre, Bekele, Dibaba, eccetera), e ricevuto il no definitivo della Confederazione che chiede 12 anni di residenza, dopo vari tentativi di avere il passaporto americano ha detto sì alle offerte del Bahrein che le ha offerto soldi e la possibilità di rimanere cristiana (sia pure senza sbandierarlo e venendo mediaticamente linciata quando corse con il ‘due pezzi’, va ricordato agli occidentali autoflagellanti). La morale? In uno sport individuale ognuno gioca o corre per se stesso, il medagliere è ridicolo e si potrebbe anche smettere di mettere le bandierine di fianco al nome. Dello statunitense Lagat, dell’italiano Howe, del portoghese Obikwelu: campioni che si possono apprezzare senza logiche di appartenenza, come accade negli sport seguiti da gente civile. O meglio, dalla parte civile di ognuno di noi. Nel più popolare World’s Game invece siamo per la bandiera ed il po-po-po, altrimenti non si potrebbe guardare.

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