Awana Ghana

19 Giugno 2010 di Stefano Olivari

di Stefano Olivari
Fra i pochi buoni propositi che avevamo c’era senz’altro quello di non parlare mai più della vuvuzela, ma qualche ora fa uno dei frati della nostra parrocchia è venuto sotto casa nostra munito dell’orrido strumento e l’ha suonato per circa un quarto d’ora. Così, solo per essere in clima da Mondiale. Giuriamo che l’episodio di cui siamo stati testimoni è vero, non escludiamo che possa essere accaduto anche di peggio. E’ il bello di questo di questo mese folle che segna le nostre vite, folle come Danimarca-Camerun.
Una partita così piena di errori da essere diventata forse la più bella delle ventisei fin qui disputate. Una partita che Le Guen e Morten Olsen, sconfitti all’esordio, hanno scelto di giocarsi all’arma bianca: l’allenatore del Camerun mettendo Eto’o quasi da rifinitore dietro Webo e dando libertà di azione allo straordinario Emana, quello della Danimarca mettendo un solo centrocampista di contenimento a sostegno di tre punte (Rommedahl, Bendtner, Tomasson) e due mezzepunte (Gronkjaer, Jorgensen). Con il ritmo altissimo dell’inizio i danesi non vincono un contrasto che sia uno, e proprio da un disimpegno leggero dell’unico che ci prova (cioè Christian Poulsen) nasce il vantaggio di Eto’o. In qualche modo la Danimarca non crolla e si riorganizza, dominando la fascia destra dove Rommedahl sembra rinato e quasi scherza con Assou-Ekotto. Da una sua azione l’assist per il pareggio di Bendtner, poi parte il delirio fra occasioni incredibili (due divorate da Tomasson, forse il più imbolsito della vecchia guardia), un palo di Eto’o, squadre spezzate per manifeste anarchia o asfissia dei centrocampisti. Camerun sfortunatissimo e Danimarca a sprecare tutti i contropiede tranne uno, quello in cui Rommedahl decide di non crossare e da destra rientra sul sinistro battendo Souleymanou. Il finale è degno del dramma, il Camerun ormai eliminato le prova tutte con Emana e alla fine anche con i numeri del bambino d’oro Aboubakar. Esce con onore ma anche tanti rimpianti: superiore fisicamente e tecnicamente sia al Giappone che alla Danimarca, tornerà a casa dopo l’amichevole con l’Olanda senza un vero perchè. Dal libro dei temi potremmo tirare fuori ‘doveva essere più concreto una volta arrivato sulla tre quarti’, ma al di fuori di scommesse e tarocchi non abbiamo mai visto nessuno sbagliare i gol apposta. Sfogliando il libro abbiamo anche trovato ‘poco filtro a metà campo’, ma allora la Danimarca che non aveva quasi alcun filtro?
Il cuore e anche altri organi oltre l’ostacolo non sono bastati ad un’Australia che è virtualmente uscita dal Mondiale lottando per quasi tutta la partita in dieci contro undici con un Ghana che può arrivare lontano ma che nell’occasione ha mostrato un atteggiamento inaccettabile. La squadra di Rajevac si è esibita nel festival dell’individualismo quando avrebbe potuto chiudere con facilità i conti per la qualificazione, adesso attaccata al raggiungimento di almeno un pareggio contro una Germania in ottima forma.Vantaggio australiano con Holman che sfrutta una respinta jabulanesca di Kingson su tiro di Bresciano, pareggio ghanese su rigore con espulsione di Kewell per fallo di mano sulla linea (dai mille replay Rosetti ha fatto più bene che male, ma arbitrare è difficile). Da lì in poi il Ghana ha abbassato il ritmo subendo la rabbia australiana, che quasi fino alla fine ha creato occasioni (la più grossa è stata fallita da Wiltshire solo davanti al portiere) ma più che altro situazioni pericolose. Per gli africani solo ripartenze appoggiandosi su Gyan e tanti tiri da ‘venezia’, speranzosi solo nello svenimento di Schwarzer: in questo contro-gioco si sono distinti Tagoe e Boateng, il ‘terminator’ di Michael Ballack nonché fratellastro del Boateng tedesco. Dagli spareggi persi in situazioni ambientali oltre i confini della realtà (Argentina per il 1994, Iran per il 1998, Uruguay per il 2002) a quello vinto con Hiddink (Uruguay 2006) per finire con le tranquille qualificazioni da ‘asiatici’: l’Australia diventerà una presenza fissa della fase finale, di sicuro con altri giocatori. Complimenti a Schwarzer, Moore, Neill, Chipperfield, Emerton, Culina, Cahill, Kewell, Bresciano, Kennedy: contro la Serbia questa generazione si meriterà (in campo non ci saranno Kewell e Moore, sicuri squalificati) l’ultimo urrah. Il presente è del Ghana e della sua difesa, in grado di neutralizzare la sufficienza con cui i propri centrocampisti gestiscono certe fasi della partita: tonici i centrali, bravissimi gli esterni Paintsil (superato il grave infortunio che gli ha fatto perdere mezza stagione ma non impedito di mettere una tacca nella grande stagione europea del Fulham di Roy Hodgson) e Sarpei (che in Bundesliga ha fatto un po’ di tutto e che domani, a 34 anni, qualcuno accosterà a qualche squadra italiana magari definendolo ’emergente’), andando oltre l’episodio il portiere è abbastanza sicuro.
Olanda-Giappone è stata invece la gara dei calcoli. Gli arancioni volevano spendere pochissimo, tenere Robben come spettatore in attesa degli ottavi, possibilmente vincere ma soprattutto consolidare una formazione: Van der Vaart ha svolto un lavoro ben diverso che contro la Danimarca, fedele allo spartito di Van Marwijk anche perchè con Robben guarito il secondo indiziato per la panchina è lui (il primo è Kuyt, visto che Robben il meglio lo dà partendo da destra). Missione compiuta, con un missile di Sneijder che si è spostato cinque centimetri prima di arrivare sui guanti di Kawashima facendogli fare una brutta figura. Inutile ripetersi: forse i portieri sono diventati tutti scarsi e gli specialisti delle punizioni si sono allenati nel tirare tre metri alto. Anche il Giappone degli undici dietro la linea della palla a difendere la sconfitta, prima ancora di conoscere il risultato di Danimarca-Camerun, ha fatto la scommessa giusta. Contro i danesi avrà a disposizione due risultati su tre, meglio di così a questo punto non avrebbe potuto sperare.
stefanolivari@gmail.com
(appuntamento a poco dopo Brasile-Costa d’Avorio)

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