I budget della terra bruciata

21 Dicembre 2015 di Oscar Eleni

Oscar Eleni dal quartiere San Rocco, periferia Sud a Monza, per un risotto e luganega nella Trattoria per tutti, dove il conto lo decide il cliente che potrebbe anche pagare offrendo ore di volontariato a quelli dell’Arci Scuotivento che hanno avuto l’idea poi messa in pratica da Margherita Motta. Eh sì, abbiamo deciso che le nostre feste le passeremo lontano dal basket che si gioca su terra bruciata e pensa di lasciarti isolato perché le nostre boccucce di rosa se la ridono e se la rodono in locali chiusi. Una volta erano i bordelli. Adesso si chiamano riunioni di lavoro per costruire un basket migliore, basta che non vengano proposti candidati con buone qualità. Eh no. Ci facciamo tutto in casa, ma non come nel ristorante monzese ricavato nel vecchio mobilificio, qui vogliono recitare in una commedia dove un tempo avrebbero potuto dire, al massimo, il pranzo è servito.

Questi che allontanano i Bulgheroni speculando sull’età pestano di tutto e si creano nemici interni. Cosa avrebbe mai potuto dire il balivo di Armani commentando il parlottio legaiolo sugli over se va oltre gli ottanta il genio che alimenta la casa di moda e ha ammesso, alla festa di Gazza orgasmica, che il basket gli ha fatto spendere un bel po’ di soldi? Ora che il solerte Tosi, riportato giustamente nel basket che ha salutato senza un brindisi, come meritano le persone che hanno fatto bene il loro lavoro, il prepensionato Luca Chiabotti, ci ha spalancato le finestre sulla presidenza di Milano, sul bilancio che non supera i 10 milioni per rispetto a chi lavora nell’azienda di re Giorgio, fuori dal basket, abbiamo capito perché si preferisce far terra bruciata se intorno diventano troppo curiosi, poco aziendalisti.

Giustificarsi ancora paragonando i bilanci fa ridere. Cedevita, la stessa Vitoria, che hanno fatto fuori Milano, non sanno cosa siano 10 milioni di euro. Non parliamo della Stella Rossa Belgrado che ha finito davanti al Real detentore e al ricco Bayern dove potrebbero anche fare l’accoppiata italiana: Ancelotti già sicuro per il calcio, magari Pianigiani per la sezione basket dove Pesic ha molti problemi, alcuni dei quali creati dal Trinchieri di Bamberg che si è qualificato e non è sicuro che abbiano più di 10 milioni da spendere, anche se in estate ha “rubato” Melli all’Olimpia rivoluzionata per scelta societaria. Non è colpa di nessuno se poi certe scelte sono state sbagliate. La presidenza si assume ogni responsabilità, ma chi gironzola intorno, quelli che dicono per non far dire, stanno creando uno strano clima che avevamo già avvertito l’anno scorso quando pensavano che Luca Banchi non fosse più adatto a dirigere una squadra dove la voce del padrone coincideva con quella del suo capitano. Caro Gelsomino Repesa guardati intorno, certo il panettone si mangia, anche dopo la partitaccia col Limoges che era “meglio perdere” per non trovarsi il Valencia fra i piedi nella seconda coppa, quella degli zii senza dote Uleb, alla fine dell’orribile domenica contro Brindisi che vive su anime italiane e continua a non capire quelle straniere se possono regalare una partita a quell’Emporio che stava in piedi per scommessa, con gente confusa, con giocatori che devono aver sentito delle purghe per il nuovo anno e così peggiorano un rendimento al limite della decenza tecnica. Una baraonda nella Milano che è in testa alla classifica nonostante tutto.

Per chi ama il giallo vomitino questo deve essere venduto come il campionato più equilibrato da molti anni. Vero. Quasi. Certo a fine girone d’andata potrenmmo davvero avere a quota 22 Milano, Cremona e Reggio Emilia. La prima per difetto della concorrenza, le altre due per concessione dei più ricchi, ma anche perché giocano molto meglio e a Santo Stefano siamo curiosi di vedere nel palazzo di Cremona se Pancotto renderà indigesto il pranzo di Natale ai drughi di Repesa sempre incompleti. Quel 26 il campo, cara gente, come ci suggerisce la presidenza, come hanno strepitato in tanti, ci dirà qualcosa sulla Milano infelice. Triste non perché ha fatto una squadra “sbagliata”, ma per questo stupido equivoco inventato da tribune dove il competenete si confonde, anche troppo, con il cooptato attraverso biglietti: si gioca meglio o peggio senza Ale Gentile? Ecco come nascono le barzellette. Questa Milano senza il Matamoros è modesta, può difendere bene, ma in attacco non la temi. Due mesi di lavoro da recuperare? Ehi, non scherziamo: chi, ad alto livello ha avuto la squadra subito pronta? Nello stesso campionato italiano Reggio Emilia ha giocato spesso incompleta e Cremona ha dovuto aspettare per tanto tempo il nostromo Luca Vitali maturato nella sofferenza. Certo quando si ha paura della verità si inventa di tutto. Ripetiamo che l’Emporio è il favorito per lo scudetto. Anche per la coppa Italia? Vedremo come ci arrivano le sfidanti. Sapete che Reggio Emilia è bellissima, ma non può reggere scontri ravvicinati in campo aperto. Insomma Ettore contro Achille. Cremona? Be’, se aggiungono anche un pedina allora avrebbero pure una panchina decente e allora vedremo come saranno i rinforzi di Milano. Questi non possono essere sbagliati.

Così come i fogli di via per gente che le squadre non le rinforza, ma le incupisce, le rovina. Dovrebbero averlo capito definitivamente a Sassari, ma guai dire in giro che la colpa va condivisa. No. Raca a Meo Sacchetti che, per fortuna, troverà il suo porto di quiete in Nazionale senza perdere gli ulivi della Sardegna che ora ama con lo stesso slancio di Giggi Rivva.

Questo mercato sempre aperto ci ha sempre trovato contrari. Era giusto non penalizzare chi aveva la sfortuna di trovare infortunato un giocatore importante al momento dei play off, ma poi tutto è diventato scaricabarile ed esagerazione. Cambiare giocatori come calzini, trovare sempre un capro espiatorio, lavorando il meno possibile per far progredire quelli che la società ha scritturato. Troppo facile dire colpa del giugadur, colpa del “tennico”. Il basket dei moderni alla Marino sembra proprio questo e lo stesso presidente federale ragiona così se valutando gli azzurri “più forti di sempre” ha deicso che potessero diventare davvero i più bravi cambiando allenatore, passando da quello che non dà scintille al Messina che vive nelle scintille, anche se il tempo, le grandi esperienze, sembrano aver addolcito l’uomo, nella speranza, invece, che il tecnico resti davvero rigoroso.

Per arrivare a luglio manca ancora tanto. Godiamoci un campionato dove al momento la casa madre è scossa per l’entrata in sciena del dragone Dragojevic che ha dato una bella scossa alla pianta di Cantù facendo cadere il povero Corbani, che dalla signora del biobisturi era andato per allevare giovani e puntare ad una salvezza decorosa, e la stessa Cremascoli che nel suo duro tirocinio come ingegnere deve aver trovato meno angoli ciechi di quelli scoperti nel basket che non è riuscito ad aiutarla quando aveva bisogno di vedere con chiarezza e non con la rabbia accumulata davanti a gente con troppe facce. Stia attenta comunque Brindisi, almeno quella vista al Forum dove spendi più per il posteggio che in biglietteria, perché Avellino, ma soprattutto Cantù, potrebbero arrivare a 16 e sarebbero i punti necessari per stare nelle otto che si sfideranno a febbraio in coppa Italia. Sempre al Forum dei truci guardiani del posteggio, ovunque esso sia.

10 A FORTITUDO Bologna e FERRARA per aver accettato l’idea della Lega che lavora davvero per l basket, ciè quella del mondo aureo creato dietro ai balocchi della serie A, per un Natale in campo. Si chiamerà sfida all’ultimo mestolo perché nella “pancia” del Madison di piazza Azzarita, dopo la sfida sul campo dei cestisti, avremo la battaglia per definire se nelle feste è meglio il tortellino o il cappellaccio.

9 A quelli della LNP perché stanno facendo vivere alla grande, con idee per ogni avvenimento, un campionato massacrato dalla tagiola dell’unica promozione. Diciamo che nella becera programmazione televisiva, col basket sempre sottomesso al calcio, nella stessa ora, è stato bellissimo scoprire che nei 3 supplementari a Treviso, vincitrice allo stremo su Mantova, ci si dimenticava di saltare sulle navicelle dell’altro pallone. Bravi Trigari e Marcelo Nicola.

8 A MORETTI ed ESPOSITO perché nella sconfitta, seppure di spessore diverso, tremenda e brutta quella di Varese, accettabile anche se dolorosa quella di Pistoia, hanno detto quello che si doveva a giocatori e tifosi.

7 Al BRIENZA che domani lascerà il suo posto sulla panchina di Cantù al BAZAREVICH chiamato per far volare la creatura del presidente vestito da giocatore, ingombrante padre padrone, perché alla fine, dopo la vittoria su la tetra Trento dei minuti decisivi, si è ricordato di CORBANI e della triste fine di un allenatore che credeva ancora alla sincerità.

6 Al VALLI quasi in lacrime per aver tenuto fuori da Casalecchio la strega che portava in tasca il nome del nuovo allenatore per la Virtus. Speriamo resista anche in questi turni festivi, certo prendersela col tecnico costretto a giocare quasi tutto il girone d’andata senza quello ritenuto il miglior giocatore è proprio tipico di chi allo sport ci è arrivato dalla finestra.

5 Al terribile DYSON che ha scelto davvero la maniera più crudele per farsi rimpiangere dalla gente di Sassari che l’anno scorso lo amava e lo odiava a seconda delle maree che lui stesso provocava. Certo per Vitucci la mano santa, da lontano, lontanissimo, mancata al Bechi che si aggiunge alla liste degli allenatori livornesi messi a riposo controvoglia.

4 A CUSIN che sta facendo un campionato splendido con Cremona, perché adesso dobbiamo sentire il coro dei sapientoni ricordare che era stato criticato per non aver accettato fino in fondo la sfida che gli offriva Sassari poi diventata campione d’Italia. Sbagliò. Non sapremo mai la verità su un giocatore che al momento rappresenta la vera certezza al centro per Azzurra, ma sempre da attore di seconda fila.

3 Ai PRECARI dell’EMPORIO che fanno di tutto per farsi mettere alla porta. Certo se le riconferme fanno l’effetto che vediamo su Stanko Barac ci sarebbe da preoccuparsi.

2 Al PADRONE RUSSO che cambierà la vita di Cantù, almeno nel basket, perché avrebbe potuto aspettare almeno la fine del campionato per capire. Certo che lui dà entusiasmo, ora vedremo se darà anche i soldi che servono per rifare un Pianella che gli è già costato, si dice, un milione e mezzo di euro: i politici dicono che se lo deve rifare da solo, i vecchi proprietari dicono che lo farà, ma prima deve regolare tutti i conti. Un mistero a cui si aggiunge quello tecnico. Allegria.

1 A VENEZIA se davvero considera veritiero il ritorno alla vita contro una Varese da quattro fisso in pagella. Certe cose si sentono, altre si vedono. Non farlo adesso sarebbe un autocanestro.

0 Alla FEDERAZIONE se rimanderà ancora una volta la decisione per dare una sede adeguata alla Casa della gloria, quella che deve ricordarci la storia del nostro basket, pazienza se da fastidio ai nuovi padroncini, così ossessionati dal passato da considerarlo un veleno nascosto nella bisaccia del nobile candidato Bulgheroni. Deve essere un palazzo dello sport, deve essere una città di basket. Serve impegno, non la solita chiacchera per rinviare.

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