Atletica italiana, gli strani dopati che non vincono

3 Dicembre 2015 di Stefano Olivari

Mezza squadra italiana di atletica leggera rischia di non poter partecipare ai Giochi di Rio, dove in ogni caso avrebbe fatto una magra figura anche se di sicuro non peggiore (impossibile) di quella rimediata ai Mondiali di Pechino. Per il momento la magra figura l’ha fatta la Procura Antidoping del CONI, che ha deferito 26 atleti azzurri per ‘eluso controllo’, quando invece l’unico capo di imputazione possibile sarebbe stato la mancata comunicazione delle informazioni per la propria reperibilità. Purtroppo il messaggio che è passato in molte redazioni e in quasi tutti i bar è che l’atletica italiana è in gran parte composta da dopati (situazione peraltro tutta da dimostrare, anche nel caso dell’elusione), quando invece il suo principale problema è quello di essere gestita da dirigenti incapaci e di essere legata a doppio filo ai gruppi militari, con ovvia mentalità parastatale nel DNA. Nei 26 gettati in pasto alla cosiddetta opinione pubblica c’è un po’ di tutto: dai maratoneti (Meucci e Pertile) ai velocisti, passando per i triplisti (Donato e Greco) e addirittura atleti ritirati (Gibilisco) o quasi (Howe). Si tratta in sostanza di una ‘selezione’ rispetto ai 65 nomi emersi dall’inchiesta della Procura di Bolzano, fatta secondo criteri al momento ignoti: non stiamo dicendo che gli atleti in questione siano di sicuro puliti, non lo sappiamo e non mettiamo la mano sul fuoco per alcuno, ma di certo verranno messi alla sbarra per un reato sportivo che certamente non hanno commesso, visto che di elusione si può parlare solo in caso di rifiuto di sottoporsi ad un controllo debitamente notificato. Continua sul Guerin Sportivo.

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