Applausi per Ibra

7 Settembre 2010 di Libeccio

di Libeccio
La decisione di Borriello, il vero Diego della Juventus, l’ombra di Adriano, la Roma a fari spenti, Benitez e Tabarez, gli equilibri con Ibrahimovic.

1. Nel calcio farlocco dell’estate, per fortuna terminato insieme al mercato, spiccano le dichiarazioni di Borriello e Delneri. Borriello che a domanda su cosa lo avesse fatto decidere per Roma invece che Torino ha confessato: “Ho ricevuto un sms da De Rossi che mi diceva: “Annamo a vince” e ho provato un brivido sulla schiena”. Scontato impazzimento dei tifosi giallorossi, almeno quelli collocati dentro il raccordo anulare, che hanno presto dimenticato Adriano e i suoi problemi e sposato il nuovo bomber. Uno che segna e sa come farsi volere bene, in certe piazze è più importante la seconda qualità.
2. Delneri invece si è invece avventurato in una dichiazione del tipo “Del Piero sarà il mio Diego”. In pratica, un trentaseienne che a detta del novantanove per cento dei tifosi juventini è ormai una zavorra per la Juve (leggersi i commenti al blog del direttore di Tuttosport) è stato paragonato, per fargli un complimento, al venticinquenne che è stato ceduto per fare spazio a lui e finanziare l’acquisto di giocatori medi (o peggio). Sai i titoli, se questo mercato lo avesse fatto Alessio Secco…
3. A proposito di Adriano, che prima abbiamo citato. Vista qualche giorno fa la trasmissione ‘Un giorno in pretura’ su Rai Tre, puntata dedicata al processo Corona per le presunte estorsioni a giocatori e star. Si è parlato anche della posizione di Adriano, con relativa testimonianza del suo entourage e dello stesso giocatore. Allucinante quello che è venuto fuori: fa capire molto bene in quali mani l’attaccante sia finito (in Italia e in Brasile) e le ragioni che hanno trasformato un campione in un’ombra. Dopo un mese la Roma ha già perso la fiducia in lui, al di là dell’infortunio. Ma che fosse una scommessa, e nemmeno a buon mercato, si sapeva.
4. La Juventus è un cantiere aperto e difficilmente potrà fare meglio di un piazzamento da Champions. Il Milan si candida quindi di fatto ad essere la vera antagonista dell’Inter, se lo spogliatoio (tuttora pieno di personaggi che hanno vinto tutto) reggerà l’arrivo di Ibrahimovic e se Allegri reggerà il salto di obbiettivi. La Roma potrebbe arrivare fino in fondo e stavolta vincere non avendo proprio l’obbligo di farlo: l’anno scorso Ranieri ha fatto un capolavoro e meglio potrebbe fare adesso che ha una rosa più ampia e una situazione societaria non migliorata ma almeno sotto controllo. Per tutti gli altri, anche per l’ambizioso Genoa o la Sampdoria che non smobilita, la differenza fra la zona Europa League e i bassifondi sarà questione di dettagli: le grandi imprese o i fallimenti a volte non hanno spiegazione, anche se fra le squadre medie ci sembra che Fiorentina e Udinese stiano rivedendo verso il basso i propri obbiettivi.
5. Sull’Inter discorso a parte perché, a dispetto di molti interisti scaramantici o semplicemente scarichi dopo i fasti dell’era Mourinho, è ancora la squadra più attrezzata per lo scudetto pur essendoci un Milan che ha ridotto di molto le distanze. Abbiamo sentito molte critiche preventive su Benitez, che ha iniziato come Mourinho nel 2008 (Supercoppa italiana e pari alla prima di campionato) anche se prima di Mourinho non c’era stata una Champions League alzata. Da qui al confronto con le settimane di Tabarez al Milan c’è una certa differenza.
6. La grande novità nel campionato italiano è Ibrahimovic al Milan, il resto sono movimenti lenti. Ibra al Milan ha di fatto creato una fortissima antagonista dell’Inter perché il giocatore è uno dei pochi al mondo in grado di spostare gli equilibri da solo. Soprattutto in campionato, quando i cali di tensione devono essere bilanciati dai colpi di classe. Anche il pur bravo Robinho è un giocatore che al Real Madrid e al Manchester City ha fatto la sua parte senza sfondare, non è che al Milan e in Italia la vita sia più facile. Di certo c’è che a favore dei quattro tenori (Pato-Ibra-Robinho, con Ronaldinho ispiratore) contemporaneamente in campo ci sono solo due categorie di persone: chi ama il Milan e chi lo detesta. Tutti gli altri sono curiosi di vedere Pirlo e un operaio correre per loro.
Libeccio

(in esclusiva per Indiscreto) 

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