Antimeneghinismo imperante

12 Gennaio 2012 di Oscar Eleni

di Oscar Eleni
Al Niguarda per Arrigoni, la presentazione della Benetton, il Coni sempre uguale e l’attacco a Minucci. Voti a Finelli, Mazzon, Peterson, Petrucci, Sacchetti, Meneghin e Messina. 


Oscar Eleni dal bivacco volontario davanti all’ospedale di Niguarda dove si misura bene la febbre Armani, dove si capiscono tante cose della nuova Bennet, dove si scopre che Siena non è d’acciaio
per cui se non la sfidi adesso, bisogna chiedersi quando. Un luogo di attesa nel dolore che ti permette di capire bene il capolavoro di Finelli a Bologna, il quasi capolavoro di Dalmonte a Pesaro, il simil capolavoro di Sasha Djordjevic con la Benetton scialuppa nel mare stanco dei ricchi che non hanno più voglia di essere benevoli. Perché Niguarda? Perché hanno appena operato Bruno Arrigoni, senza alcun dubbio la mente, il vero creativo delle nuove fortune canturine, allenatore emerito con tante coppe e tante idee brillanti, perché il suo catetere diventa il nostro e non perché abbiamo giocato insieme, litigando spesso, non perché pensiamo di esere fra le prime scelte nella classifica delle sue simpatie, ma perché ci piace espiare così, adesso che Ugolino Petrucci ha mantenuto fede al principio dantesco: “Più dell’amore per chi al basket ha fatto davvero tanto potè il digiuno da possibili aree di sviluppo del potere”. Penultima giornata nel segno dell’Antimeneghinismo imperante anche perché i consigliori di Dino gli hanno suggerito una mossa che non doveva fare perché al leone con spina nel piede arrivano calci.
La grande organizzazione Benetton, trasferita a Milano per presentare il torneo nazionale di tre contro tre che porterà in campo più di 35 mila ragazzi, messa in difficoltà nella squallida sala stampa del Forum dove nessuno attacca un poster, un quadro, mette una poltrona, dei fiori, un pensiero che dovrebbero avere quelli che lo affittano, ma che, magari potebbe essere imposto da chi lo paga, quel ricco affitto, aveva fatto questo proprio per avere al tavolo principale Dino Meneghin. Lui, con una scusa banale, il piccolo impedimento, è stato lontano da quella presentazione, per la verità non soltanto lui e Giorgio Buzzavo, orgoglioso della sua squadra al lavoro, una vera lezione magistrale di come si presentano le cose, si sarà certo chiesto come mai non erano presenti il Proli armanico e il Pascucci rubato agli astri di Houston.
Questo è un periodo di domande senza risposta, anche se tutti gli arrampicatori della parete Nord di questo basket esposto al gelo mediatico, soffocata dalla foresta NBA, inaridita dalla mancanza di un‘idea che possa muovere la montagna facendola andare da questi Maometto della mutua. Tutti a domandarsi perché Petrucci ha divorato, proprio adesso, la sua creatura Meneghin. Sua per modo di dire perché il Dino è patrimonio dell’eurobasket, della Hall of Fame di Springfield dove di sicuro non entreranno mai il prossimo presidente federale, né quelli che lo sostengono anche se dovesse trattarsi di Carlo Recalcati che pure è stato gloria nostra. Siamo in una fase dove si rinnovano cariche ben remunerate, ma non si cambia lo status dei presidenti federali che devono essere ricchi di famiglia se vogliono reggere ai 30 euro giornalieri della diaria. La prima riforma del Coni doveva essere questa. Ma si preferisce dire che è il basket a restare immobile. Già, perché voi, lassù al Foro Italico, siete davvero riusciti a portare lo sport nella scuola? Allora stiamo tutti calmi e godiamoci lo spiaggiamento del balenottero calcio sul litorale del mare delle scommesse che si allarga, esattamente come quello del doping. Cacciate pure lo straniero dalle aree che restano sempre pitturate dagli stessi, ma intanto diteci, sempre voi del Foro, come replicare all’Unione Europea che vi ha beccato a discriminare i lavoratori della pelota. Fatelo presto, prima che Gazzastore annunci novità e pagine dedicate a spiegare quello che, forse, si poteva rubare prima, all’oroscopo, ai fanta cazzeggi, al nulla venduto nudo e crudo come attualità.
Giornata che sistema già sei squadre per la finale di coppa Italia a Torino, per la gioia di tutti, togliendoci il fastidio di dover commentare la rinuncia probabile di Trieste alla partita delle “ quasi stelle” del campionato contro Azzurra inviperita dalle ultime dichiarazioni di Micione Charlie Recalcati. Un colpo per i nostri progetti di viaggio con destinazione Sarajevo, verso i sogni irrealizzati con Boscia che dopo ogni sconfitta dell’Armani mette una tacca sul calendario e si domanda, come noi, quando arriverà il messia capace di riportare lo scudetto in questo secolo all’Olimpia che, per adesso, si agita in un cantiere dove magutt e capimastri faranno a pugni, anche se i progettisti del palazzo delle meraviglie cominciano ad agitarsi persino in Lega, convinti che ostacolare Minucci nella gestione politica della confidustria cestistica potrebbe essere l’inizio per un vero attacco al potere. Peccato che quello debba avvenire sul campo e allora se pensi al cremino dell’Emporio e alla tempra del Montepaschi ti viene da ridere. Non è invidia del pene più lungo di chi se ne fotte della storia e non ne prende insegnamenti, è un ‘idea che forse potrebbero avere quelli che ora devono pensarci davvero, all’assalto della fortezza Bastiano dove Drogo Pianigiani aspetta i tartari da troppo tempo, soprattutto adesso che lo scenario di Azzurra potrebbe cambiare. Voti, voti e abbaso il catetere che tormenta Bruno Arrigoni.
10 Alla BENETTON come mentalità organizzativa, per come accompagnerà il Join the Game. Non rubateceli.
9 Al FINELLI della Virtus che, per noi, è già l’allenatore dell’anno a patto che non si faccia mai convincere a fare un allenamento in piazza Maggiore prima di partite decisive.
8 A MAZZON e alla REYER che è la grande novità della stagione, la vera animatrice del basket immobile che non piace a lorsignori. E volevano farla giocare in A2.
7 Alla RCS se organizzerà con la stessa generosità del gruppo di Verde sport i suoi eventi, augurandole di trovare una città giusta per la partita di Azzurra.
6 Al solito Dan PETERSON che dopo essersi macerato il fegato per difendere anche il preparatore mentale di Milano, dopo aver fatto finta di nulla quando Armani in parata gli è passato davanti senza salutarlo, come del resto Proli che poi è tornato indietro, perché ha passato la notte aspettando trepidante di sapere se Mike D’Antoni avrebbe battuto Filadefia. Ha vinto e allora festa nel borgo dove Gallinari sta facendo cose stupende.
5 A CASALE MONFERRATO se cede in un momento dove tutto va proprio male. Ci hanno portato aria fresca e devono potersi battere fino in fondo con altre che hanno lo stesso impegno e che hanno dato molto ad un sistema che le vorrebbe snobbare.
4 All’EUROLEGA e a PETRUCCI che sghignazzano perché le tre italiane che si presentano alla seconda fase sono tutte e tre in gramaglie per sconfitte, di peso diverso, ma pur sempre dolorose.
3 A SASSARI e a SACCHETTI se pretendono che il loro campionato si debba valutare soltanto per le partite in casa. Facciano uno sforzo e provino a vincere almeno la seconda partita lontano dalle meraviglie del mare.
2 Ai BRINDISI della manovalnza nei comitati regionali per la caduta di Meneghin. Ora potranno contare meglio gomme e pennini, ma non è vero che il futuro deve essere nelle loro mani.
1 A Dino MENEGHIN per aver saltato con una scusa banale la presentazione del tre contro tre che è pur sempre la sua miglior creatura. Dopo Andrea, naturalmente.
0 A PETRUCCI che adesso fa il finto giocondo e vorrebbe togliersi dalle spalle il mantello del conte Ugolino. Non ci riuscirà. Vedremo se nell’assalto alla casa gli verrà anche la brillante idea di commissariare la federbasket per poter posticipare le elezioni oltre la sua discesa dal colle aureo del CONI. Sono diabolici questi Mazzarino che usano i vecch

i moschettieri e poi fingono di non averli mai conosciuti.
0 bis Ad Ettore MESSINA che ha dato una pacca sul sedere a Kobe Bryant dopo il 48 quasi record della stagione. Lui non è mai stato un romanticone della carezza, preferiva il bastone alle carote. Ma il Pacifico è un Oceano che non ha memoria.

Oscar Eleni
(12 gennaio 2012)

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