Almeno non si mandano affanculo

23 Giugno 2010 di Stefano Olivari

di Stefano Olivari
Il calcio e poche altre cose regalano momenti come quello del gol di Landon Donovan al novantunesimo minuto della partita con l’Algeria, che ha dato agli Usa una qualificazione agli ottavi. Che non avrebbero meritato di perdere a beneficio di una Slovenia modesta in tutto e di un’Inghilterra dal grande cuore e poco altro. Ovviamente le copertine saranno per Fabio Capello, anche se finora il suo lavoro motivazionale, unito ad un 4-4-2 da manuale, avrebbe saputo farlo un qualunque semiprofessionista di Conference National.
Far remare tutti dalla stessa parte (soprattutto i campioni o presunti tali) non è comunque un dettaglio, visto quello che è successo alla Francia, ed è questo alla fine che rende Capello di una categoria superiore. La stessa dei Lippi, che rispetto a lui è anche più flessibile tatticamente. Comunque l’Inghilterra vista a Port Elizabeth ha davvero dato tutto quello che aveva, con modifiche tattiche (Milner sulla destra, Defoe dal primo minuto) e necessità (il tremendo Upson, capitano del West Ham quasi retrocesso, al posto dello squalificato Carragher) che si sono inserite in un ambiente dove nessuno ha accettato l’idea di andare a casa prima del tempo. Rispetto a Lennon, che pretende di andare sul fondo ad ogni azione e che non riesce a farlo in una squadra senza gioco (e non essendo lui Garrincha), Milner ha un’umiltà beckhamiana nel mettere ottimi palloni in mezzo all’area sperando che accada qualcosa: infatti sono accaduti il gol di Defoe e varie altre situazioni che hanno fatto superare bene ai Leoni il primo tempo.
La Slovenia del 4-4-2 ordinato e dello schema Jabulani (Birsa e Koren che ci provano dalla distanza) si è difesa con affanno ma per mancanza di fuoco solo in un’occasione è andata davvero vicina al pareggio (Novakovic, Dedic e Birsa avrebbero potuto segnare tutti e tre), mentre l’Inghilterra spinta da un Gerrard ovunque e da un Lampard di grande quantità è riuscita a ripartire quasi sempre. Molto vivo Rooney, per quanto impreciso, il secondo posto nel girone per quello che si è visto è giusto. Sta adesso al vincente Capello vincere, ricordando che un vincitore e uno sconfitto escono sia da una sfida fra due vincenti che da una fra due perdenti. Finora la sua Inghilterra ha fatto pena, adesso scampato il pericolo potrebbe decollare: ma sono le solite banalità da giornalisti sportivi, perchè le squadre ‘vincenti’ di Capello avevano tutte una qualità media dei singoli che questa Inghilterra si sogna.
Di intensità maggiore la partita fra gli Stati Uniti costretti a vincere ed una Algeria davvero orgogliosa che sommando le tre partite ha prodotto più calcio delle altre africane del torneo. Pali, gol annullati, gomitate, orgoglio: registrata, ci ripromettiamo di guardarla con la devozione che merita. Bradley padre ha voluto giocarsi Edu (che da molti giornalisti viene definito ‘ex bambino prodigio’, forse lo confondono con il disperso Adu) dal primo minuto ma poi se ne è pentito: di sicuro gli Usa sono la squadra più intensa delle trentadue, il che non significa che passeranno sicuramente ai quarti. Ancora una decina di Mondiali onorevoli e forse non leggeremo più articoli supponenti sul ‘miracolo’ americano, ricordando il miracolo di Gaetjens e dimenticando il terzo posto del 1930.
(appuntamento a dopo l’ultima giornata del gruppo D)

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