Addio Settimana

6 Novembre 2008 di Stefano Olivari

1.Siamo arrivati alla fine dell’avventura chiamata Settimana Sportiva. Quello che state leggendo è infatti l’ultimo nostro articolo per un sito che in oltre due anni ha raccolto complimenti, insulti, apprezzamenti, critiche e reazioni di vario tipo, arrivando senza trucchi e legami con gruppi editoriali a sfiorare i centomila utenti unici al mese. Persone unite solo dalla volontà di leggere qualcosa di diverso, che non significa più intelligente ma solo diverso, su sport e dintorni. In questo momento per certi aspetti ci sentiamo sollevati, senza più equivoci, per altri siamo tristi e rabbiosi. Tanto lavoro, in tutti i sensi gratuito, non ha creato le basi per una realtà editoriale solida: le pacche sulle spalle e gli inviti ad andare avanti contano, ma non possono essere tutto. Da oggi ci potete ritrovare nei posti che ci consentono di arrivare alla fine del mese, ma soprattutto sul vecchio Indiscreto che rinasce in forma di blog da battaglia: per visitarlo vanno bene sia il solito dominio, http://www.indiscreto.it, che quello diretto http://nuovoindiscreto.blogspot.com/ . Ma questo è già futuro, mentre in questo momento prevale la tristezza per qualcosa che sarebbe potuto essere e non è stato. Forse l’annuncio coglierà di sopresa molti lettori, forse no: la verità è che fino all’ultimo, con genuflessioni presso potenziali sponsor o fumosi aspiranti finanziatori, abbiamo provato a salvare la creatura. La Settimana Sportiva, intesa come www.settimanasportiva.it , rimarrà comunque in linea e fra qualche settimana rinascerà con un’altra filosofia: magari con migliore fortuna commerciale, di sicuro senza di noi.
2. Prima e unica domanda sensata: perchè ‘questa’ Settimana Sportiva chiude? Risposta: perché lavorare gratis è possibile fino a quando si ha il fuoco sacro, i tanti collaboratori di questo sito lo hanno dimostrato. Ma lavorare rimettendoci soldi è assurdo, almeno ai nostri livelli ed a quelli dell’editore che ha ideato e portato avanti il progetto. L’hosting e l’assistenza tecnica che di fatto all’inizio erano un cambio merce sono arrivati adesso a cifre insostenibili. E i collaboratori, anche quelli senza pretese economiche, vanno pagati: in una realtà editoriale ambiziosa è immorale, ancora prima che scorretto, non farlo visto che nessuna legge impone di fare gli imprenditori. La pubblicità che doveva arrivare non è arrivata, nonostante mille promesse cialtrone, mille meeting con il chief executive di stocazzo e con il Southern Europe brand manager di staminchia (perdonate i francesismi), oltre a un milione anticamere presso aziende che inesorabilmente avevano chiuso i budget una settimana prima. Non che qualcosa ci fosse dovuto, anzi: ma avremmo gradito ricevere mille no piuttosto che novecento ‘sottopongo la proposta all’amministratore delegato, ma non dovrebbero esserci problemi’.
3. La risposta finanziaria è comunque una risposta incompleta: lavoriamo sul web dal 1997 e sappiamo come funziona questo mercato, dove 99 imprese su 100 sono votate al fallimento (per fortuna lo stipendio ce lo passa la centesima, nel caso Calciatori.com). La verità più antipatica ma anche più vera è che siamo abituati a fare i giornalisti professionisti (senza snobismo chiediamo a Materazzi ed Ambrosini se il risultato è giusto, oppure verifichiamo le statistiche del Gretna e del Foligno) e nel tempo libero i dilettanti senza catene: la situazione che ci soffoca è il semiprofessionismo, esattamente la situazione attuale della Settimana Sportiva. Meglio cambiare aria, prima di diventare il milionesimo sito seriosetto (anche questo articolo purtroppo è seriosetto, davvero non ci assomiglia) che non propone ai suoi lettori né notizie, per cui occorrono soldi e persone valide, né opinioni perché il suo direttore è travolto dalla routine. Ragionamento condiviso anche dall’editore: meglio ripartire con un’idea vincente o con quattro amici al bar piuttosto che rimanere impantanati.
4. Il paradosso di professionisti che qui dentro fanno i dilettanti non poteva durare perchè il progetto era quello, una volta raggiunto un significativo successo di pubblico, di trasformarci in una realtà editoriale strutturata: una redazione scelta per meriti, collaboratori stramotivati, contenuti basati su notizie esclusive o almeno interessanti e non su di un opionionismo che senza soldi è un male necessario ma pur sempre un male. Senza questi sogni non avremmo mai abbandonato l’Indiscreto delle origini, teatro instabile del dilettantismo di successo. L’informazione non può essere free, a meno che i giornalisti siano tutti ricchi di famiglia, però il web ancora più dei giornali regala questa illusione. Raggiunto il successo di pubblico, è mancata la trasformazione: senza colpa di alcuno, se non dell’incapacità nel vendere un prodotto o magari anche del fatto che il prodotto non piacesse agli investitori pubblicitari. Tutti si ritengono genii incompresi, ma avere un banner non è un diritto costituzionale e quindi è giusto che noi si cambi vita e che la Settimana si trasformi in qualcosa di più appetibile commercialmente. Nessun complotto, nessuna voce libera imbavagliata: l’editore ha fatto del suo meglio, noi anche, ma evidentemente non è stato abbastanza. Congiuntura negativa del mercato pubblicitario, errori di impostazione, scarsezza professionale? Un po’ di tutto, ripensandoci. Ci poteva essere la strada di chiedere soldi ai lettori, su centomila magari mille di buon cuore avrebbero pagato 10 euro l’anno, ma la nostra presunzione non arriva al punto di ritenerci un genere di prima necessità.
5. La logica conseguenza di tutto questo è la chiusura, dedicando più tempo a lavori e famiglie trascurati per inseguire un bellissimo sogno. Chiusura, lo ribadiamo, che riguarda questa versione della Settimana e non il sito in generale che avrà comunque un futuro. Per quanto ci riguarda, come abbiamo già detto, a parte l’attività professionistica in senso stretto torneremo a Indiscreto. Dove continueremo a parlare di tutto ciò che ci interessa (gli argomenti non sono cambiati: libri di sport, basket, scommesse, calcio internazionale, cultura pop, editoria, animali, tennis, retroscena mediatici, varie ed eventuali) e dove abbiamo strutturato i nuovi muri del calcio e dello sport, oltre ad una versione riveduta e corretta della Posta Indiscreta in cui risponderemo a qualsiasi domanda di lettori, amici e nemici. La chiusura dell’esperienza della Settimana è un fallimento, tanto per chiamare le cose con il loro nome, ma ci dà la possibilità anche di respirare un po’ di libertà. Occupandoci solo di quello che scriviamo noi magari scriveremo anche meglio: più che altro è una speranza, mentre la certezza è che saremo meno inibiti e più motivati nel dare concretezza a idee accantonate per troppo tempo. In estrema sintesi libri, da scrivere e da produrre. Ma questa è davvero un’altra storia…
6. Che fine faranno le nostre rubriche? Quelle che scriviamo noi personalmente torneranno sul nuovo Indiscreto, con l’aggiunta di molte altre visto che non avremo più il problema di seguire una linea, mentre il futuro di quelle dei collaboratori della Settimana Sportiva dipenderà dalla loro voglia di continuare a scrivere gratis pensando alla gioia di essere letti da migliaia di persone. In diversi casi questa voglia è giustamente prossima allo zero, in altri il fuoco sacro non si è ancora spento: qualcuno tornerà su Indiscreto, con tempi e modi liberi, qualcun altro creerà un suo blog personale, qualcun altro ancora si concentrerà sul lavoro pagato e pagante. Ribadiamo che i forum torneranno su Indiscreto, già da oggi, in versione più casalinga e amichevole (per raccattare pubblicità forse dovremmo dire friendly: ecco forse l’errore…), con una nostra presenza costante ed incostante.
7. I ringraziamenti vanno a chi ha creduto in noi: decine di migliaia di appassionati di sport con una percentuale di lettori attivi semplicemente spaventosa, che ha reso questo sito uno dei più letti dai giornalisti (timorosi d

i trovare il proprio nome), e collaboratori di primissimo livello che non hanno perso la passione per un lavoro che potrebbe dare tanto ma che nella realtà quotidiana si traduce spesso nel festival del copia e incolla. I ringraziamenti pubblici suonano molto ruffiani, anche quando sono rivolti a colleghi che mai nella vita potranno esserci utili in termini di carriera, per questo abbiamo preferito renderli privati: ognuno è diverso, ognuno ha buttato in questa avventura una parte diversa della sua anima. Ma tutti hanno avuto almeno tre qualità in comune: la competenza, la buona fede, la passione. Molte delle cose pubblicate, anche valutate a mesi di distanza, rimangono di qualità enorme: leggerle è stato bellissimo.
8. Siamo al capolinea della nostra vita alla Settimana Sportiva, che rimarrà così ancora per qualche tempo, in modo da permettere ad ognuno di noi/voi di salvare gli interventi e le opinioni che si ritengono meritevoli di essere salvati: anche, se non soprattutto, quelli posti a commento degli articoli. Da fatti insignificanti sono nati discorsi a volte stupidi ma a volte anche molto profondi ed interessanti, perderne le tracce sarebbe un delitto. Meno attaccati siamo invece a quello che abbiamo scritto noi: salveremo qualcosa, con calma. Siamo felici di avervi intrattenuto per qualche minuto delle vostre giornate, parlandovi di cose tanto emozionanti quanto inutili: speriamo di continuare a farlo anche in futuro.

stefano@indiscreto.it

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