Adani via da Sky, la linea di non cercarsi grane

9 Luglio 2021 di Stefano Olivari

Lele Adani è stato lunedì scorso mandato via da Sky Sport, di cui era uno degli opinionisti più famosi e sicuramente l’unico a creare opinione (quindi in senso stretto l’unico opinionista), anche con i telespettatori non d’accordo con le sue tesi. Poi da Bergomi a Capello, da Del Piero a Costacurta, a Sky gli ex calciatori con capacità di elaborare pensieri interessanti non mancano, ma nessuno ha l’identità mediatica di Adani e nemmeno le palle, diciamolo, di contraddire gli interlocutori o comunque di azzardare ogni tanto qualche sottile critica. Parliamo di Italia su Italia, perché con il calcio internazionale è facile fare i fenomeni. A proposito, strano che Adani venga licenziato proprio all’inizio di un’era in cui Sky punta sul calcio internazionale, che lui conosce come pochi.

Versione di Adani, che prima di questo messaggio aveva salutato i telespettatori nel finale di Inghilterra-Danimarca: “Quindi non farò parte di Sky Sport nella prossima stagione: mi è stato comunicato lunedì dal responsabile della linea editoriale. Giusto una telefonata. Preso atto della scelta (“scelta mia”, parole sue), tutto legittimo e ognuno risponde alla sua coscienza, mi preme, per questi nove anni, dare un abbraccio sincero a tutti quelli che ho conosciuto, incontrato e con i quali ho collaborato ma soprattutto a coloro che lavorano nel silenzio e nell’ombra, a volte menzionati nei titoli di coda delle trasmissioni e non sempre chiamati col loro nome nei corridoi delle redazioni. Credo da sempre nella forza dei tanti e nel lavoro di squadra, che ho sempre cercato di difendere ed elevare nella cura della preparazione. Ho vissuto lo spogliatoio per molti anni, so del valore fondamentale del rispetto e della sincerità per essere credibili all’interno di un gruppo e poi fuori, con le persone che ci seguono. Non negozieró mai su valori e libertà, mai. Ho scelto e scelgo questo lavoro, che ho messo davanti ad altre proposte professionali, e credo in quello che faccio e nel suo scopo: raccontare la complessità e la magia del calcio con rispetto e pensando che la vera differenza si faccia nel contenuto, particella fondamentale della comunicazione”.

Nostra libera traduzione: rispettare i telespettatori significa raccontare con onestà ciò che si vede e che si intuisce con l’esperienza, non certo essere prudenti per il quieto vivere e per salvare la collaborazione a Sky. Insomma, non ci sembra esattamente la posizione di Marchegiani e di quasi tutti gli altri… Dai quali Adani si distingue non per la competenza, perché anche se ha giocato dieci anni in serie A è difficile sostenere che conosca il calcio meglio di Bergomi o Del Piero, ma per il suo non essere in quota ad alcun grande club (anche solo nell’immaginario del pubblico) o ad alcun potentato del calcio italiano.

Quello che dice Adani, condivisibile o meno, pensiamo sempre che arrivi dal cervello di Adani e non dal voler rimanere nel giro parlando bene di amici e conoscenti (indegno il modo con cui si è raccontata la stagione di Pirlo e Gattuso), per questo ci dispiace non vederlo più su Sky. La cui linea editoriale è simile a quella di tanti, troppi altri: non cercarsi grane (memorabile qualche anno fa lo Sconcerti confinato a mezzanotte a rispondere alle telefonate, roba da tivù locale anni Ottanta) e non inimicarsi i dirigenti dei grandi club, quegli stessi che dopo anni di pompini (tradotto dal francese) e di notizie nascoste hanno portato la Serie A su DAZN. Poi è chiaro che nell’ottica del rinnovo del contratto gli sketch alla Bobo Tv, il cui vero problema è che Vieri e Cassano pensano di essere simpaticissimi, non gli hanno giovato. Insomma, la prossima sarà proprio la stagione di Allegri e di tutti quelli che non gradiscono domande.

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