Acqua e sale

2 Ottobre 2008 di Stefano Olivari

Oscar Eleni dalla stiva della nave Musica, nel porto turistico di Venezia, dove la Lega ha voluto presentare il suo campionato desnudo, scoprendo che non ha neppure avuto la forza di imbarcare i capitani delle squadre di serie A, magari gli allenatori, che ha scoperto di essere sola davanti alla banalità di una contestazione che non coinvolge soltanto chi vede andare tutto bene Naturalmente chi vince e stravince. Ci sarebbe da piangere pensando che due giorni dopo, a Bologna, quelli della Lega di A2 hanno avuto il quasi tutto esaurito, con Recalcati capo cordata davanti ai dissidente, quasi a farci capire che sulla nave nella Laguna non lo voleva qualcuno che deve essere davvero potente, se nella festa dove c’era molto dello spirito Cantuki mancava quello che, per molti, potrebbe essere il nuovo presidente federale. Lo dicono, lo sperano, lo sognano, gli indignati, che ora si lamentano se qualcuno spedisce lettere anonime sui raddrizzati, loro che erano puntualmente informati, in maniera anonima, sul golpino di settembre.
Non vediamo l’ora che alla presidenza del basket vada gente come un Recalcati, anche se ci andrebbe bene pure un Meneghin, un Marzorati, ma sappiamo che questi campioni non sono così benestanti da potersi permettere una carica non remunerata. Vero che hanno fatto tanto, che hanno guadagnato bene, vero che Recalcati, nella denuncia redditi di Cantù è quasi fra i primi, sicuramente sopra i suoi ex presidenti, vero che Dino ha un ‘attività che funziona molto bene, vero che il Pierlo è un ingegnere, ma è anche vero che il loro tempo lo dedicano alle cose che sanno fare meglio e dopo aver visto da vicino i “ padroni del cibo, dei voti” continueranno a battersi per restare dove sono: insegnare, parlare alla gente, costruire qualcosa che resti nel tempo.
Sesso e rosmarino, ci hanno servito questo sulla nave da 3000 posti che stava per salpare, ma che il basket lo ha tenuto a terra come se temesse l’assalto del quinto giorno, quello dove il mare si ribella ai veleni di chi lo ha saccheggiato, violentato, avvelenato.
Ci voleva fede per porgere il lacrimatoio a quelli che gironzolavano nel teatro di quella bella nave dove nessuno conosceva davvero il vicino di posto, chi stava sul palco, chi diceva cosa, chi piangeva e perché lo faceva. Tutti in maschera. Venezia si presta. Ma che tristezza sapere che le squadre di serie A sono 18, ma forse sono 17, probabilmente saranno 16, se poi lasciando fare i papisti pare si arriverà anche a 14, ma prima bisognerebbe informare le probabili vittime. Inutile festeggiare Ferrara che arriva finalmente in serie A e poi fingere di non capire il disagio di chi era pronto a combattere in un campionato diverso. Adesso comprendiamo perché la Lega tace quasi sempre quando i proprietari entrano in guerra con le amministrazioni perché hanno bisogno di arene più grandi, moderne, più adatte al basket di questo secolo. Non può intervenire. Non ne ha voglia. Chi è sopra non vede l’ora che quelli sotto se ne vadano da un’altra parte, non diano fastidio e lascino che finalmente cantino le pistole nel famoso okey corral fra Toscana, Veneto, Lombardia ed Emilia. E’ cominciata così la crisi del basket ad alto livello: fastidio nel contatto ravvicinato, la presunzione di non poter più parlare con certa gente, certe società, la voglia di farsi soltanto gli affari personali. Liti per ogni stupidaggine, disprezzo sulle regole, poca voglia di mettersi al lavoro tutti insieme perché il problema è di tutti. Ci voleva uno tosto come Alfredo Cazzola per dire a Gianni Petrucci che questa peste è cominciata proprio nel giorno in cui lui ha preteso che le società di basket entrassero nello stesso mondo del calcio professionistico pur sapendo che non ci sarebbe stata una lira da guadagnare fuori dal gioco, perché le televisioni al basket, alla pallavolo, ai minori, danno briciole e guai se ti ribelli.
Lo capisci dalle piccole cose. A Venezia non c’era uno della Tim che pure sponsorizza il campionato. Dentro la pancia della nave quelli di SKY hanno mandato la loro sirena, ma non ci hanno fatto sentire cosa pensa quello che comanda davvero e che adesso potrebbe anche farci sapere che tenersi il campionato costa troppo ora che il contratto sta per scadere.
Nella stiva non vedi tutto, ma senti il profumo del pesce che comincia sempre a puzzare dalla testa.
Dicono che la più importante di tutte le lezioni della storia è che gli uomini non imparano niente dalla storia stessa. Sarà per questo che siamo tutti così spaventati adesso che ci hanno preso Dino Meneghin, si preso perché deve stare sempre e per sempre dalla parte degli innamorati a qualsiasi costo, nella speranza che sia lui a fermare l’onda, a riportare il sorriso. Lui che si nascondeva con noi, quando c’erano troppi papaveri nella sala delle feste, per ridere su tutto, per fingere di non sentire, per restare all’infanzia del gioco, dell’associazionismo, per stare insieme senza dover ascoltare tante bugie, senza doversi rompere il cervello per dire e non dire, per far sapere che tutti avrebbero avuto quello che in realtà spettava soltanto a pochi. Era la nostra vita da gitani, si stava più in trasferta che in famiglia, era un modo bellissimo per battersi, sapendo che ci sarebbe servito per aiutare anche gli altri. Il tempo cambia le cose , la gente e ora si può capire se nell’elenco delle persone che hanno aiutato Meneghin ad essere quello che è diventato si dimentica qualcuno e si finge che siano stati altri, quelli che magari lui voleva buttare fuori dalla finestra, ad essere i veri maestri di vita. Cosa contano i nomi. Conta che Meneghin esca bene da questa fatica supplementare avendo fatto sapere che non gli interessa la presidenza perché gli mancherebbe il tempo, perché, giustamente, si arrabbia spesso.
Nella speranza che i presunti vincitori di oggi non lo siano anche domani, sicuri che si metteranno in un angolo, alzando la bandiera bianca ( degli zar ?) che era stato il loro vessillo durante il regime di Rasputin-Maifredi, aspettiamo il domani che potrebbe anche essere un campionato più combattuto degli altri anche se i campioni lo hanno iniziato con la stessa brutalità dell’anno scorso nei confronti di chi festeggia la coppa Italia, un trofeo stregato che, per una settimana all’anno, fa parlare male del Montepaschi. I giocatori sanno come punire chi li ha fatti soffrire e infatti i più duri sono stati i vecchi, il più spietato il Simone Pianigiani che dalla storia impara poco e si stressa anche quando dovrebbe soltanto registare la forza delle piccole scosse, dei mutamenti nell’ambiente.
Dalla stiva piangendo per non aver avuto il coraggio e l’ironia di un Valenti ( Repubblica), la fredda, ma severa visione dello sfascio descrittaci da Stefano Ferrio sull’Unità. Lo diciamo davvero, senza ironia perché ci capita spesso di essere fraintesi. Ci siamo resi conto subito che eravamo inadeguati, andando dietro a Corsolini padre e al suo misuratore di passione, ci siamo trovati sperduti sulla tartara di salmone, sugli acrobati, sulla presentatrice dagli appunti approssimativi. Eravamo prigionieri della paura. Ci voleva un altro tipo di forza. Ci è mancata e ce ne scusiamo, ma per fortuna, nelle nuove generazioni c’è gente che, pur avendo passione, non si dimentica di dire vino al vino, pane al pane, e bestia a chi è davvero bestia. Tremolanti aspettiamo il domani, zoppicando per l’artrosi, disperati perché non possiamo dare a Meneghin l’aiuto di un Porelli, di un Parisini, infelici per questo mare dove i delfini hanno perso la testa, dove le orche sono cattive davvero e le balene non si accontentano più del plancton, dove ci vorrebbero dare lezioni i Troncarelli, dove vorrebbero farci sentire fuori posto i Mattioli, dove ci vorrebbero ricordare con la frusta i regolamenti quelli che sanno bene come sono andate e come vanno le cose nella casa degli arbitri, anche se siamo contenti di leggere che Luigi Lamonica considera il suo mondo il migliore possibile e quindi il più adatto ad essere nei governi sportivi come dimostrato in tante troppe l

egislature federali.
Pagelle per il mondo cannibale di questo basket che mangia cibo organicamente modificato e finge di essere dalla parte del biologico, dopo aver chiarito che Lorenzo Sani non era in un carcere greco, ma davanti a questa prigione dove hanno mandato un ragazzino che aveva in tasca un po’ di erba, estradato subito, dagli stessi che in Parlamento siedono di fianco a condannati e pregiudicati, tanto per capire come stanno le cose qui e altrove, quindi qui e anche in una federazione sportiva:
10 A Luca CORSOLINI perché con “ il sapere della vittoria” su SKY ci ha liberato dall’incubo che in questo basket televisivo non ci sia più spazio per l’Estomago, per quello che viene da dentro, dal fegato, dal cuore, perché dopo aver sentito urlare nel precampionato come alla finale NBA eravamo già rassegnati.
9 A Federico DANNA che, come il Consolini virtussino, continua il suo lavoro alla base del mostro, lavorando per i giovani e con la Cestistica Biella, la cantera dell’Angelico dove è tornato a vivere la sua vera vita Atripladi, ha cominciato il viaggio nella C1 dove il destino gli ha fatto incontrare lo Stefano Rusconi che oggi ricorda il suo passato nel Tigullio Santa Margherita. Questa gente esiste e allora perché diciamo che non si fa. Molti non lo fanno, ma altri ci perdono la salute e il patrimonio.
8 A STONEROOK che non fa una piega ogni volta che dopo una grande partita premiano come miglior giocatore il suo trombettista McIntyre. Da sempre le cose vanno così e lo vediamo anche nelle battaglie politiche, nelle scelte: mai gratificare chi fa il lavoro santo, quello sporco.
7 Al popolo FORTITUDO per essersi alzato in piedi quando Gianluca Basile è andato alla ribalta con la maglia del Barcellona. Chi temeva cose diverse non conosce davvero certe realtà. Non ci allarghiamo sul resto, e ci siamo capiti.
6 A Livio PROLI in Armani e al presidente di FERRARA in regime Crovetti perché non si sono spaventati imbarcandosi sulla nave della Lega di A1, perché hanno capito subito con che tipi andavano in crociera, per la vivacità delle idee, per la grinta che vorrebbero dai loro giocatori.
5 A CARONTE MENEGHIN se non lascerà all’inferno le anime bollite di questo basket che ancora spera di salvare tutto con le formule impossibili. Dino deve urlare, deve essere se stesso, proprio come se dovesse fare un blocco, altrimenti andrà indietro, sarà preso in ostaggio e venduto per trenta denari.
4 Alla GAZZA degli orgasmi che dopo aver fatto, finalmente, un lavoro quasi accurato sulla crisi, interpellando gente che aveva cose importanti da dire, è convinta davvero che il commissario Meneghin, non un “bassettoni” qualsiasi, possa intervenire con una ruspa cambiando tutto. Chi lo ha scelto come parafulmine gli darà il buongiorno, ma, appena possibile, gli dirà anche buonanotte come accaduto con il Rossi del calcio.
3 Alla SCHIENA di Danilo Gallinari, al suo ginocchio, ai suoi tendini, alla sua gioventù, alla sua crescita costante, alla sua sfortuna, perché eravamo già pronti a partire per New York nei viaggio organizzati dall’avvocato Kaner, ma adesso siamo in ansia e se lo dovessero operare potremmo dire che non avevamo torto a pensare che c’era stata davvero troppa fretta di gloria e di grandi mele.
2 Alla GIBA che non si è ancora resa conto di una situazione che nessuno potrà risolvere nello spazio breve di un commissariamento. Non hanno ancora saggiato il morso della Lega e di chi la comanda davvero. Si preparino.
1 Alla banda degli ILLUSI convinta che con Meneghin torneranno in azzurro i tre della NBA, convinta che con loro molte cose cambieranno, convinta che sia la Nazionale l’unico motore del sistema quando sappiamo bene che anche il campionato qualcosa muove e qualcosa fa dire, magari per tanti mesi. Solita friggitoria sui salvatori della Patria che non esistono, così come non servono i capri espiatori alla Maifredi.
0 A Gianni PETRUCCI perché nessuno meglio di lui conosce questa gente del basket a cui ha imposto un professionismo impossibile da reggere, a cui non ha messo freni quando le sue leggi facevano morire i vivai, perché nessuno come l’uomo di Valmontone può misurare lo spessore di quelli che, a sentire loro, stavano in consiglio da dissidenti fin dal primo giorno per ordine superiore. La gatta e i gattini ciechi. Mangiare la propria creatura. Bei risultati davvero.

Oscar Eleni
(Fonte: www.settimanasportiva.it)

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