Basile e l’albero della vita

27 Ottobre 2015 di Oscar Eleni

Oscar Eleni felice come un bambino vedendo l’Albero della Vita illuminato, senza fare code, senza aspettare la visita ormai perduta all’EXPO, grazie alla benevolenza dei badanti che lo hanno “costretto” a un lunedì a Varese, saltando la diretta con Soragna e De Rosa, i migliori, dove c’era il Meo Sacchetti osannato dalla curva che vive giornate di grama povertà, nella speranza che non se la prendano con quel galantuomo di Paolo Moretti che il suo mestiere lo sa fare anche bene. Certo ci vorrebbero giocatori meno spaventati, meno sprovveduti tecnicamente, ma il tempo potrebbe rivelarsi galantuomo anche se la tonnara per la retrocessione è piena di veleni. Otto squadre a due punti. Da stare male.

Lo sussurriamo al Sandro Galleani, uno che nel grande basket ha visto tutto ed è stato al centro di storie bellissime, perché nella sua stanza i giocatori si confessavano mentre lui curava muscoli preziosi. Adesso è addetto agli arbitri per Varese, il suo castello dopo il ciclismo e Gianni Motta. Sogna di vincere il premio che gli arbitri hanno assegnato quest’anno al romano-milanese Solani, unico a resistere nelle purghe armanizzate, che assiste in maniera magistrale i più soli in una basket da galeotti, povero di tutto, dove lo specchio televisivo nasconde molte crepe di un sistema dove si chiacchiera, si gira mostrando la ruota come i pavoni, ma poi non ci si vergogna se il mancato controllo arricchisce il libro della doglianze per multe a quasi tutti: impianti elettrici che non funzionano, acqua mancante, luci spente, lucchetti alle porte di sicurezza. Ma a lorsignori non interessa. Figurarsi poi delle lamentele dei soliti giornalisti di carta stampata che sono superati dall’iPad. Importante che ci sia tutto per i legionari televisivi, il resto è relativo. Ci ha commosso Galleani perché, come faceva in nazionale, quando suonano l’inno di Mameli resta rigorosamente sull’attenti mentre quasi tutti gli altri si scaccolano, si agitano: gli stranieri ne hanno la facoltà, non il diritto, mentre la gente non vede l’ora di far sapere che quasi tutti non vedono l’ora di confondere le idee, passando dal mistico alla tarantella.

Comunque fa sempre un gran bene respirare l’aria di Masnago. Straordinari per impegno, passione, i tre bambinetti che nelle pause portavano acqua e asciugamano agli arbitri. Vedi gente che ha fatto la storia davvero in questo gioco: da Toto Bulgheroni e suo figlio Edo, gli uomini della stella, un Paolo Vittori che non sembra davvero avvicinarsi a splendidi ottant’anni, lui genio sul campo e nella vita, questo goriziano classe 1938 che è davvero un maestro dello sport e non soltanto perché lo è diventato studiando alla scuola del CONI.

Certo una partita senza quasi storia. Diverso il peso sul quadrato in questo basket galeotto dove soltanto la sicumera di chi sceglie le dirette televisive può sbrodolarsi il grembiulino dicendo che vengono trasmesse le partite più interessanti della giornata. La pensano così perché mettono quasi sempre in scena i pesi massimi Milano e Sassari. Eh sì, sembrano le meglio attrezzate se Reggio Emilia non si renderà conto che Lavrinovic è un grande, ma è pure un grande lusso che alla sua età non può reggere battaglie prolungate a giorni ravvicinati. Facile non sbagliare se si scelgono le due italiane che sono in Eurolega. Ma a parte la noia e la ripetizione di certe storie, certe lagne, certe false interpretazioni, con lampi geniali, fra urli smodati, come quello del Soragna che per spiegare Alessandro Gentile e certi suoi canestri suggerisce al telespettatore, sfinito dalla litania sui tiri sbagliati per sfortuna, che il figlio di Nando, come Obelix, è caduto nella pozione magica che rende diversi certi campioni da altri.

Sapendo di essere dalla parte del Rincosur che non fa cambiare nessuna idea a chi crede di comandare oggi, direttamente o per interposta persona, teniamoci il basket in concomitanza con il grande calcio, scoprendo che si va sul banale se adesso pensiamo che la Caserta nata per salvarsi potrebbe ricordare le antiche sfide con Milano, oppure mettrerla in diretta contro la Bologna virtussina che balbetta nel freddo, non soltanto per lo stupore di essersi sentita chiamata in giudizio dall’ex dirigente Bottai che al momento pretenderebbe più di 200 mila euro per il forzato addio quando sembrava che il mondo del calcio non potesse fare a meno di lui, anche se al momento non ci sembra che nel mondo rossoblu l’ex testa d’uovo che ha diretto la Roma del Toti e poi la Virtus sabatiniana sia così venerato. Colpa nostra.

Visto che le televisioni non prendono in considerazione la Pistoia ancora imbattuta, certo un caso come dice saggiamente Vincenzo Esposito che al momento corre davvero per il titolo di allenatore dell’anno, anche dovese far fatica a mettere insieme gli altri 12 punti della certezza di stare in serie A come dice il suo splendido presidente,abbiamo lasciato l’albero della vita dell’Expo in chiusura dove sono passati 21 milioni di visitatori, questi veri e non i presunti 10 milioni di basket dipendenti che dovrebbero sostenere un movimento a cui manca qualcosa. Forse tanto se dopo aver rovistato nelle varie fattorie del basket americano si portano a casa giocatorini da quattro soldi, trascurando altri soltanto per il giudizio tranciante di qualche bellimbusto che per sparare cazzate e mettere etichette costringe poi l’allenatore complice, o, magari, soltanto vittima, a chiedere l’immediato licenziamento dello straniero per cercare salvezza in un altro. Lavorarci sopra mai? Eh cara gente. Vi sembra facile, ma poi si capisce perché chi vi ha ingaggiato fa così presto a stancarsi, cambiando fantino, aggravando il bilancio spese, ma intanto si va alla rivoluzione interna.

È accaduto a Roma dove ci sarà pure qualcuno che ha deciso di prendere Saibene, che venga fuori chi ha deciso di affidare a lui il viaggio nell’autoretrocessa squadra del Toti che il basket ringrazia adesso in ogni occasione, ma in passato guardava con una certa apprensione, lasciandolo solo nella vecchia dimora di viale Tiziano che è anni luce dall’Eur. Nel vissuto di questo allenatore non ci sono tante medaglie. Dunque su cosa è stata fatta la valutazione e poi, cosa più grave, come si è giunti a questa pantomima sullo scappellotto per poter richiamare l’eterno traghettatore Attilio Caja al capezzale di una squadra fatta con quattro stracci? Certo Artiglio è uno che sa come si recuperano anche squadre che sembrano malate terminali, lo ha fatto spesso, sembra uno dei personaggi di Tarantino che vengono chiamati per “ripulire” guai fatti da altri. Poi lo scaricano a lui resiste e adesso ritenta, magari deluso dal fatto che il Pianigiani con cui va molto d’accordo non gli abbia trovato mansioni a livello di Nazionale.

Anche se i famossi uccellini dicono che l’uomo della lupa senese, al momento, sembra più preoccupato di capire cosa stia succedendo in via Vitorchiano, operazione sempre più difficile per lui, considerando che parla con poca gente e, cosa peggiore, sembra non fidarsi di nessuno come succede agli allenatori che hanno deciso di essere Ferguson senza poterselo permettere, esasperanti nel voler controllare tutto e tutti come se ci fosse poco da fare in palestra. Succede. In società si paga più in fretta perché il presidente smanioso ama la ghigliottina per accontentare la gente in piazza e adesso sembra che a Biella, nella stessa Verona, ci sia questo trambusto fra chi ha scelto e rinnega dopo neppure due mesi di attività e qualche partita perduta.

Certo che siamo innamorati del modo in cui Esposito vive questa esperienza di purificazione dopo aver visto di tutto e quasi di più in altri mondi. È in una città, come ci ha detto Dante nel suo Inferno trattando male Vanni Fucci, o ladrone, come ci ha suggerito il Machiavelli, dagli umori e amori difficili. Dove devi stare attento a chi si mette a tavola con te per gustare lo scazzone pescato nell’Ombrone Pistoiese, con quelli che sorridono mangiando Fet’unta e proponendoti la farinata del carcerato.Domenica a Milano sarebbe stata una partita da vedere in televisione, ma chi prevede e stravede con tanto anticipo i collegamenti non sapeva e non sembra avere l’elasticità per cambiare in corsa. Meglio per gli abbonati del Forum che hanno toccato il record, siamo oltre i 3.600, nella settimana della grande accoppiata, perché prima della capolista Pistoia ci sarà la visita di Daniel Hackett con l’Olympiakos venerdì alle 20.45. Anche qui, in Eurolega, soltanto Barcellona gioca più tardi di Milano, devono avere gli stessi commercianti che battono i pugni sulle porte.

Pagelle per non sentirsi baccanti all’EXPO o ballerini in via Porpora a Milano dove fra le visioni danzanti di Marina Giovannini, per il Danae Festival, al teatro delle Moire, c’è un quadro vivente di artisti che in scena fanno evoluzioni tenendo in equilibrio palloni da basket, la vecchia boccia a spicchi prima che spalmassero di vernice chiara o scura la striscia.

10 Al meraviglioso BASILE che si gode il tramonto di carriera al sole di Capo d’Orlando per il messaggio che ha mandato a tanti suoi giovani colleghi: “ Resto in campo perché tutto quello che mi circonda alimenta la mia passione e mi dà l’emozione che serve”. Imparare ogni giorno, anche a 40 anni. Beato Griccioli che ha trovato questi veterani per far sembrare il Madison quel pallone che ha spogliatoi dove dopo la doccia non riesci proprio ad asciugarti, container uno sull’altro. Non si dovrebbe, non si potrebbe. Eppure a Capo d’Orlando vincono, fanno cose stupende, provano ancora emozione.

9 Al RECALCATI che dopo l’ultima vittoria, con una difesa che ha lasciato a 51 punti Cremona, una delle squadre su cui avevamo scommesso, ancora adesso siamo convinti che arriverà fra le 8 alla fine, sia per la coppa Italia che per i play off, ha mandato in sala stampa a spiegare la partita il suo prezioso vice DE RAFFAELE, ministro della difesa, in uno staff che funziona al servizio di un monarca saggio che ha visto di tutto e di più e vorrebbe fare ancora qualche scherzo dopo una partenza sbagliata, con uomini sbagliati che dovevano assolutamente essere subito vaccinati. Certo le ricadute sono sempre un pericolo, però la dogaressa galleggia.

8 Al CINCIARINI di Caserta che ha fatto piangere il CINCIARINI di Milano oltre a quel gruppo di tifosi dell’Emporio che è tornato a casa con qualche ferito dal viaggio nella terra di lavoro, la patria dei Gentile, dove sperava di non trovare ostacoli come era capitato ad Avellino esponendo a beneficio di telecamera il solito striscione contro il presidente di oggi e quello di ieri. Per il CINCIA un solo consiglio: si affidi totalmente a Repesa e alla difesa. Ne uscirà meglio che a Cantù.

7 Al Franco ASCANI, ex dell’atletica nebioliana, presidente della federazione mondiale che gestisce il film sportivo, membro del CIO, che nel cartello del suo Film Sport e TV festival ha inserito il documentario di Enrico Ventrice sulla “Viola contro tutti”, la splendida storia di una società dove il Giudice che era la vera luce del sistema, il grande fratello nelle idee per il miglior Porelli, ha costruito giocatori, dato spazio a grandi allenatori, trovato risorse anche quando tutti soffrivano, la terra cestistica dei VERSACE, un mondo che ha bisogno di rivitalizzarsi anche se i nuovi segnali sono buoni. Il lavoro nato in Rai si potrà vedere al milanese palazzo Cusani accreditandosi per l’ingresso di giovedì sera a www.sportmoviestv.com.

6 Al PILLASTRINI che sta facendo impazzire la marca trevigiana come ai tempi Benetton con questa DE LONGHI che corre forte, ha nel suo gruppo il giovane talento del figlio di Moretti, ha una bella squadra, un grande seguito al Palaverde. Speriamo che duri perché il torneo di A2 è una tonnara dove basta un mese di carestia e sei nei guai come potrebbero spiegare le altre nobili decadute cominciando da Siena battuta in volata domenica a Barcellona che, purtroppo per lei, non è quella catalana frequentata nello’età dell’oro.

5 Al nostro Andrea BARGNANI che parte per una nuova avventura NBA al di là del ponte di Brooklin perché se ci è piaciuto il riferimento alla sua resurrezione psicofisica con Azzurra, per il lavoro fatto in Nazionale, la vita in un bel gruppo, se ci intriga questa sua voglia di cercare divertimento, sapendo che ci sono rischi, sapendo che se voleva la tranquillità avrebbe dovuto fare l’impiegato, non riusciamo ancora a spiegarci la reazione alle critiche con la sbuffata semplice: “Non sanno nulla…”. I giornalisti? Phil Jackson. Possibile?

4 A Chicca MACCHI che torna in NAZIONALE a 36 anni perché dopo tanti rifiuti ha capito, dal solito inesauribile Petrucci, che le nazionali maschile e femminile verranno trattatate alla stessa maniera. L’avrebbe scoperto molto prima se avesse parlato subito con chi crede e pensa che il nostro basket possa volare davvero soltanto se Azzurra porterà i confetti ad ogni messa cantata. Ci fa piacere il recupero di un grande talento, ma dover ricorrere ad una di 36 anni vuol dire che alla base si lavora davvero poco.

3 A quelli del favoloso ARSENAL calcio se non faranno sapere a tutte le società sportive d’Europa cosa costa e cosa si paga di multa usando procuratori abusivi. Sarebbe ora di fare chiarezza e il basket ne ha bisogno quasi come il calcio.

2 Alla BOLOGNA cestistica che non può tradire nell’unica domenica dove quelli del calcio hanno ripreso a respirare. Per la FORTITUDO siamo meno preoccupati. Deve costruire tanto, questa è la stagione delle verifiche, dei passi meditati dove si perde e si vince. Sulla Virtus l’allarme è più fastidioso. C’era la certezza che fosse meglio dell’anno scorso, ma se l’organico è costruito al limite basta l’infortunio degli uomini chiave a metterti dietro la lavagna. Adesso che comandano quelli che pagano è ora che paghino un po’ di più, nella speranza che non debbasno svenarsi per il caso Bottai.

1 Al PRANDI che non si vede e non si sente mentre i “suoi” arbitri corrono in solitudine nello stesso mondo dove è più facile dare la colpa a loro che ai giocatori o agli allenatori. Si faccia vedere sui campi, dia una mano vera e, soprattutto, non dia l’idea che la categoria, come troppo spesso, è sola e abbandonata.

0 Ad Awudu ABASS che ci ha messo davvero tanto per trovare quello di cui aveva bisogno Cantù. Lui è un leone, lo ha dimostrato con le giovanili azzurre, ma il passaggio da promessa a capitano è costato tantissimo. Ora la speranza è che tutti gli vadano dietro e sembra che la nuova banda straniera abbia scoperto davvero cosa vuol dire giocare nel Cantuki, dove il Pianella deve restare come idea, anche se si spera che almeno all’ultimo progetto di palazzo nuovo non si mettano ostacoli come è successo dai tempi della piramide dello spreco.

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