Una stagione senza coraggio

Oscar Eleni dal collegio Mariuccia rifiutando tutto: dal cibo a quelli che ti chiedono l’aiuto che dovrebbe dare uno Stato dove la gente paga anche le tasse, non parliamo di chi cerca la libertà qui mettendosi nelle mani di chi li sfrutta per strada, anche soltanto per portare una pizza al servizio dei laureati in atenei famosi, da quello delle fragole alla signora dei raider. Momento di rabbia e scoramento davanti a tanti imbonitori. I peggiori sappiamo dove stanno, ma noi che amiamo lo sport conosciamo bene certi polli.

Ci raccontiamo bugie, non soltanto per sopravvivere. Mi dicono che nell’interessante libro dove già nel titolo (Clamoroso) c’è tutto l’autore, il Pozzecco amabile come certi vini che danno alla testa, dice che ha ricevuto dal povero scriba un voto basso per uno scherzo ordinato ad Andrea Meneghin, il suo compagno di battaglie importanti, da scudetto, ma anche di bischerate. Caro Poz, i tre volavano perché, come ti hanno spiegato Tanjevic e Repesa, come avrai capito da allenatore, i geniali, spesso, pensano soltanto a se stessi, ma, per fortuna, nel gioco di squadra, chiedi a McAdoo, al Peterson insonne, a chi si rifiuta di capire i valori veri della vita in comune, uno vale se gli altri lo aiutano.

Questa intrusione oltre il giorno del barbiere a riposo che ci eravamo scelti la facciamo vedendo cadere il castello dei tornei organizzati come se davvero tutto avrebbe potuto essere fatto come prima. Grazie a Bruno Arrigoni, allenatore e dirigente di qualità, che già lo aveva detto tempo fa in una intervista su giornali come la Provincia, sappiamo che chi comanda era stato messo in guardia. Questo campionato di basket, come del resto l’Eurolega, doveva essere organizzato con coraggio, lasciando gli schemi troppo facili. Niente retrocessioni, meglio andare avanti tipo supercoppa  evitando grandi trasferte, riunendo, non frammentando, pensando a costruire dopo l’invasione di questo terribile Terminator che ci impone la nuova clausura. Niente.

Avete accettato Roma per non fare un campionato con sole 15 squadre, dopo i tanti rifiuti delle società di A2 che non potevano impegnarsi in una stagione a porte chiuse. Ora esiste un caso Roma e quasi tutti, dicono, che lo sapevano da mesi. Le porte chiuse consigliavano una formula diversa, in campionato e nelle coppe, nel lavoro in palestra. Niente.  Si piange, ma, contrariamente al detto napoletano, non si riesce a fottere la natura. Peccato. Una colpa che dovrebbero espiare tutti quelli che adesso pensano di comandare e, invece, sono schiavi dietro mascherine che nascondono facce di bronzo. Quelli che ogni giorno piagnucolano per la crisi che lascia per strada tantissima gente. 

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