Ligabue, è andata così

Abbiamo letto la biografia di Luciano Ligabue che – intitolata È andata così e scritta per Mondadori con Massimo Cotto, che fornisce anche le sue opinioni sui fatti narrati – nell’introduzione mette subito in chiaro lo spirito di una carriera, laddove parla di trent’anni di “professionismo da dilettante”.

I trent’anni sono quelli che separano l’oggi dal suo esordio discografico del quale abbiamo già parlato in un altro articolo. Partendo dalle radici di Luciano, con ricordi di infanzia e il sangue di una suora, di Correggio e delle radio libere, di primi concerti visti e sentiti (quello di Lucio Dalla con tanto di autografo nel locale gestito da suo padre), e fatti, di primi dischi acquistati (Darwin del Banco del Mutuo Soccorso), e così via.

Il libro fa luce sulla passione del Ligabue giovane e sulle occasioni sfuggite fino all’incontro con Pierangelo Bertoli e a quel primo disco prodotto da Angelo Carrara e rifiutato dalle più importanti etichette. Come un dilettante che cerca appunto di trasformarsi in un professionista, in un contesto dove è difficile diventare quelli veramente bravi se non hai fatto una gavetta, con il successo che ti arriva, come nel caso di Ligabue, a 30 anni.

Ogni album è sviscerato nei minimi particolari, canzone per canzone. Ogni tour raccontato nei suoni e negli eventi. Ogni film (di recente abbiamo rivisto Radiofreccia) ripreso nelle storie e nei dettagli. Tantissimi gli aneddoti a dipingere un mondo, quello della musica, che dietro le quinte rivela i suoi lati più duri e difficili. Non anticipiamo nulla, c’è veramente di tutto. Dai concerti davanti a otto persone a quelli non iniziati finché non si incassava il pagamento pattuito, ai primi palasport e quindi gli stadi. E i dischi di successo e quelli meno, le amicizie e le collaborazioni interrotte e molte fotografie e citazioni.

Una bella opera che racconta come è appunto andata a Ligabue, e non solo riservata ai fan che naturalmente si ritroveranno nelle situazioni e nei ricordi più dell’ascoltatore occasionale.

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3 commenti

  1. Autobiografia di un morto (15 anni fa)

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    1. Vero, anche se fino ad arrivederci mostro era comunque godibile. Ma resta un gigante, uno dei pochi che può portare davanti ad un pubblico generalista e mainstream almeno una trentina di canzoni che chiunque può cantare dall’inizio alla fine (dagli anni 90 in poi l’unico probabilmente, forse può avvicinarglisi Tiziano ferro, un altro forse già finito), con almeno due album (Ligabue e buon compleanno Elvis) letteralmente mostruosi.

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  2. Controfirmo Leo.
    Peraltro, pur non ascoltandolo più, reputandolo pallosssimo adesso, apprezzo il suo percorso, apprezzo i suoi anni90, ai quali sono legati anche i miei anni più caZZoni, almeno nella seconda metà.

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