Letter to you, l’ultimo disco di Springsteen

L’ultimo album di Bruce Springsteen, intitolato Letter to you, uscirà fra poco, il 23 ottobre, e l’omonimo singolo già da qualche settimana è ben saldo nella nostra testa. Diciamo ultimo album perché il Boss, nei confronti del quale la nostra passione ha ciclicamente momenti altissimi e bassissimi (comunque il 21 giugno 1985 c’eravamo, non come a Milan-Cavese), ha da poco scollinato i 71 anni.

Alcune canzoni presenti in Letter to you sono inedite, altre sono invece scarti degli anni Settanta: da Janey Needs a Shooter, che in origine avrebbe dovuto far parte di Born to run, a Song for Orphans passando per If I Was the Priest. Scelte sempre discutibili: perché un fondo di magazzino di mezzo secolo fa dovrebbe essere roba buona oggi? Sarà uno di quei momenti altissimi in cui Springsteen ci sembra sintetizzare il meglio della musica americana o uno di quelli bassissimi in cui può sembrare un Ligabue con la fortuna di cantare in inglese?

In ogni caso non vediamo l’ora di ascoltare l’album, con il batticuore di sempre e la nostalgia per quei pomeriggi anni Ottanta passati a duplicare bootleg (in particolare il lunghissimo Do you love me?) insieme all’amico Andrea, che chiamavamo pomeriggi messicani in quanto il fancazzismo era la nostra dichiarata stella polare. Poi l’assenza di reddito di cittadinanza ci avrebbe indotto a muoverci, pur in un contesto più facile rispetto a quello del New Jersey deindustrializzato.

Ma tornando al Boss e ad un’operazione per metà simile al precedente album Chapter and Verse (lì i semi-inediti si accompagnavano a canzoni monumento come The River e Born in the U.S.A.), in questo momento storico senza concerti ci piace sottolineare il rapporto particolarissimo con i suoi fan, visto che nemmeno nell’epoca in cui i dischi si vendevano lui ha mai osteggiato la diffusione dei bootleg ed anzi da quando ha scoperto internet si è messo di fatto a venderli lui stesso.

È quasi superfluo dire che il vero bootleg di Springsteen non può essere un download ma deve essere un vinile, al massimo una cassetta o un cd. Il web è pieno di ‘I migliori bootleg di Bruce Springsteen’ ed è significativo che le classifiche siano diversissime l’una dall’altra. Noi rimaniamo affezionati al citato Do you love me?, ma un posto d’onore nel nostro scaffale è riservato a Back to the Roots, cioè la registrazione del più famoso dei concerti a San Siro, dove Springsteen diventava Zirilli, il cognome della madre. Un disco che di sicuro possiede anche Marco Conidi, superfan di Springsteen e autore di una bella cover di One Step Up (Un passo via da te) finita nella playlist Spotify del Boss.

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4 commenti

  1. Ciao, sono venuto qui sono per dire che Springsteen non mi piace, coi suoi campanellini e le canzoni armonicamente piatte.

    Così, tanto per rompere i maroni una volta tanto.

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  2. (alcuni) tra i migliori bootleg di Brusss

    – Prodigal son in the city of Angels (1999)
    – Piece de Resistance (1978)
    – Main Point (1975)
    – Bottom Line (1975)
    – Shrine Auditorium (1990)
    – Stockholm Dust Night (2005)
    – Nassau Night (1980)
    – Milano 2003/2008
    – Vietnam Veterans (1981)

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  3. Ma ormai chi è che non solo fa ma pensa ad un album? Se il singolo è di pasta buona è già tanto, il Boss è già morto da un pezzo

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  4. Preziosa la citazione di Marco Conidi.

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