Gli Eurogol di Gianfranco De Laurentiis

Gianfranco De Laurentiis è morto a Roma all’età di 81 anni e con lui se ne vanno le tante serate passate ad aspettare Eurogol, la trasmissione su Rai Due che conduceva il giovedì insieme a Giorgio Martino e che soprattutto nei suoi primi anni (nacque nel 1977) fu per tutti noi l’unica fonte di calcio internazionale insieme al Guerin Sportivo. Incredibile come a distanza di decenni ci ricordiamo benissimo di partite che non abbiamo mai visto e di campioni seguiti in totale per tre azioni in tutta la carriera.

Nei suoi anni più gloriosi Eurogol andava in onda il giovedì sera intorno alle 22 e 50, dopo Tg2 Dossier e uno speciale della rete, spesso di argomento musicale (da John Mayall a Peter Tosh), e proponeva gran parte dei gol del giorno prima, il classico mercoledì di coppa in cui erano concentrate quasi tutte le partite di Coppa dei Campioni, Coppa delle Coppe e Coppa UEFA. Va da sé che Eurogol fosse una rappresentazione parziale del calcio, una specie di giochino riservato ad attaccanti e portieri, ma era comunque meglio di niente e dava un volto a personaggi di cui avevamo soltanto letto.

De Laurentiis, che ha legato il suo nome anche a tante altre trasmissioni popolari, da Dribbling a Domenica Sprint, e ad altre oggi dimenticate (amavamo Numero 10, con Platini opinionista), e Martino nel loro studiolo bulgaro, con in mano duemila fogli di carta e davanti un telefono grigio Sip, non si perdevano in chiacchiere perché sapevano che la gente voleva soprattutto i gol. La loro trasmissione è in qualche modo arrivata fino al 1994, ma ebbe un successo strepitoso soprattutto all’inizio, quando le squadre italiane nelle coppe andavano male e quindi tutto ciò che era straniero veniva mitizzato.

Già, il mito. Al netto della nostalgia per la nostra giovane età, Eurogol altro non era che una rassegna di gol con qualità delle immagini spesso modesta, con metà delle partite che sembrava si giocasse all’inferno, fra nebbia e fumogeni assurdi, con riprese peggiori rispetto a quelle di molte prime comunioni. Ma la scarsità di informazioni ed immagini aveva un effetto violentissimo sulla mente degli appassionati più giovani. Presi da Dalglish e Keegan, ma anche da Worm, Bruns, Wark, Shaw, Birtles e mille altri. Quasi sempre era la mezzora più bella della settimana ed invidiavamo tutte quelle nazioni in cui si segnavano quei fantastici gol da lontano, quelli che De Laurentiis e Martino definivano eurogol e che in Italia, soprattutto nell’Italia autarchica di fine anni Settanta, sembrava mancassero.

Chiaramente nel Nord Italia si faceva la tripletta, visto che trasmissioni analoghe il giovedì andavano in onda sulla tivù della Svizzera Italiana (purtroppo a volte in contemporanea con il nostro Eurogol, e non avevamo il videoregistratore) e su Telecapodistria verso le sette e mezza. Modalità rincoglionito on: meglio questi ricordi di quelli che avranno i bambini di oggi.

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42 commenti

  1. Bei tempi. De Laurentiis grandissimo, sempre garbato, altra scuola. Se non erro la sua vera passione sportiva era il nuoto.

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  2. Un grande
    Rip

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  3. Il Servette esiste ancora? 😀

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  4. Di servette ce ne sono anche in Italia.

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    1. Hai voglia…

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  5. >>>Modalità rincoglionito on: meglio questi ricordi di quelli che avranno i bambini di oggi.

    perché, di grazia? io sono convinto che sia meglio vedere che non vedere o al limite immaginare quanto raccontato da una radio gracchiante (che si interrompeva sempre puntualmente al momento del gol…)

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  6. Non lo so, io sono sempre convinto che il troppo stroppia. I bimbi di oggi sono bombardati di tutto. La tensione con cui aspettavo le immagini di certi secondi tempi la domenica sera sulla Rai non è minimamente paragonabile a quella con cui oggi mio figlio si appresta a vedere una partita su Dazn. E lo stesso vale per Eurogol o per il mitico Guerinetto. Pensando al mio orticello, la domenica sera su Telereporter attendevo le partite della Cagiva/Star/Ciao Crem con ben più enfasi di quanta ne metta oggi nel cercare uno streaming di Lakers Miami.

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    1. Verissimo, ai tempi miei per andare a vedere novantesimo s’interrompeva persino l’accanita in cortile.

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  7. e quando scoprivi che il campione di cui avevi sentito il nome era biondo o con i capelli rossi, che aveva la barba o i baffi via a dipingergli la testa nelle squadre di Subbuteo che custodivi gelosamente dalle mani distruttive dei fratelli più piccoli….
    PAOLO

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  8. Di gran lunga meglio non vedere (o vedere ogni tanto e male qualcosa) rispetto al vedere tutto. Siccome io sto qui apposta (magari lo fossi sul serio…) cito il sommo poeta, “non fa scienza, sanza lo ritenere, avere inteso”, vale a dire è del tutto inutile, mia libera interpretazione non troppo lontana dalla lettera, conoscere tante cose se poi non diventano “tue” e non le trattieni in qualche angolo della memoria. Le hai viste, le hai sentite, ma non sono diventate parte della tua vita. Poi è vero che certe cose non sono percepite come importanti. Io proverei a chiedere a un diciottenne di oggi se si ricorda squadre e risultati delle ultime dieci edizioni di CL. Se con una macchina del tempo tornassi indietro e lo chiedessi a qualcuno di voi quando aveva diciott’anni, che ne so, in un anno qualsiasi dalla metà degli ’80 alla fine dei ’90, me li snocciolerebbe senza alcuna esitazione, forse a partire da Real Madrid-Stade Reims… Io credo che oggi si ricordino soltanto di chi ha vinto gli ultimi dieci, anzi nove, campionati italiani.

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  9. Andrea 87

    Se rileggi il sabato del villaggio del poeta tutto si rischiara

    De laurentiis un grandissimo

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    1. e poi perculiamo gli hipster di Ultimo Uomo perché ci raccontano di Hidegkuti senza averlo mai visto nimmanco in foto

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  10. Eurogol aveva la sinistra caratteristica di iniziare sempre in ritardo rispetto all’orario di programmazione, se era previsto per le 22,50 potevi star certo che prima delle 23,20 non partiva, e quando hai dieci anni questo può essere un problema. Prima dei gol però c’era l’aggiornamento classifica del Bravo, premio al miglior giovane delle coppe europee, tra i quali i succitati Garry Birtles del Nottingham, John Wark dell’Ipswich (…e di Fuga per la vittoria) e Shaw dell’Aston Villa (tra i meglio piazzati ricordo due misteriosi orientali dell’Ajax, Thamata e La Ling, figure straordinariamente esotiche per chi la domenica era abituato ad Ascoli-Catanzaro). Diciamo che la giuria in quegli anni non ha avuto gran fiuto se consideriamo che negli anni seguenti avrebbe premiato anche Bonini, goat di San Marino e, udite udite, Ubaldo Righetti. No, ma vi rendete conto? Ricordo un intervista di Pruzzo il quale, parlando di Sven Goran Eriksson all’esordio in Italia, disse: “Si sta ambientando bene, in italiano già si orizzonta meglio di Righetti.”
    Detto che di lì a qualche anno la giuria del Bravo avrebbe decisamente corretto il tiro, personalmente a quei giovani dal futuro incerto preferivo qualche illustre nome del passato che non avevo fatto in tempo a vedere negli anni d’oro, e che Eurogol ci mostrava in frettolosi e sfocati riflessi filmati, i tedeschi del 74, Bonhof, Holzenbein, qualche reduce polacco di Monaco, Neeskens al Barca etc. Ho un ricordo vivido di un gol da fuori area di Cruijff con la maglia del Feyenoord, forse uno dei suoi ultimi.
    Anche se era quasi mezzanotte mangiavo delle buonissime merendine alla fine di Eurogol.

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  11. Suo primo amore era l’atletica leggera. Ricordo una sua intervista in cui parlava con emozione delle Olimpiadi di Roma vissute a 21 anni. Comunque appassionato e soprattutto in grado di commentare un po’ di tutti gli sport. Tutto il contrario dei tanti, troppi, giornalisti monotematici di oggi, quelli che appenna il discorso cade su uno sport che non sia il calcio assumono un’espressione a metà strada tra lo stranito e lo schifato.

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  12. “Eurogol andava in onda il giovedì sera intorno alle 22 e 50, dopo Tg2 Dossier e uno speciale della rete, spesso di argomento musicale (da John Mayall a Peter Tosh), ”

    Bei tempi, quando la RAI al pomeriggio mandava in onda un programma come DOC…

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  13. Doc è venuto qualche anno dopo eurogol. Dopo Tandem per intenderci.

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  14. La cosa che più mi turba è che quando ho letto della morte di De Laurentis me lo sono immaginato come allora, mentre invece già aveva 81 anni.
    Ho cristallizzato tantissimi personaggi con le immagini degli anni ottanta, invece da allora ne sono passati quasi una quarantina (a seconda di quando iniziamo a contare)
    Anche per me, e questo mi turba ancora di più, visto che, parimenti, non me ne accorgo e/o rendo conto.

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  15. De Laurentiis e Martino = Stanlio e Ollio

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    1. Più Uno ha capito il complimento

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  16. Meglio vedere che non vedere, ma sicuri che adesso vedono di più? Io stesso con tutti gli HD il maxitelevisore del cazzo (cit) i vari on-demand, le dirette di ogni cosa, guardo meno e annoiato. Eurogol è stato descritto perfettamente dal direttore, inutile aggiungere altro.

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  17. Eurogol non so perchè mi ricorda l’almanacco illustato del calcio, quando addirittura i gol li vedevi disegnati!Che tempi. Io da bambino mi sono annoiato così tanto che sinceramente non li rimpango per nulla quei tempi, i pomeriggi pieni di nulla sotto vuoto, quando ora con un iPad da bambino non ti annoieresti mai e potresti studiare il programma delle elementari in due settimane.

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    1. Quello coi parchi lontani…

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  18. Almanacco illustrato del calcio che era uno dei premi previsti in caso di completamento dell’album Panini. Ne vinsi uno, non ricordo però come si facesse a comprovare il completamento suddetto.

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  19. P.s. Ulteriore nota di merito del defunto: era l’unico che azzardava una pronuncia corretta dicendo ietebori anziché Goteborg. E senza bisogno di fare l’accento svedese.

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    1. assieme a lui Franco Bragagna! 😀 (che una volta azzardò addirittura una Gotemburgo)

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  20. Inutile girarci attorno, parlo per me ma non credo di essere il solo: quando eravamo bambini negli anni’80 sognavamo di poter vedere Tutto il calcio minuto per minuto alla tv, quella mezz’ora di calcio internazionale abbinata al Guerino non ci bastava e avremmo voluto vedere molto di più. L’epoca che stiamo vivendo ha realizzato i nostri sogni di spettatori calcistici e non (vogliamo parlare del concetto alla base di Spotify?), ma ci ha tolto anima e magia. Come scrive giustamente Eleonora, posso elencare tutti i turni delle italiane nelle Coppe 1987/88, ma non mi ricordo più di tre partite della fase a gironi di Champions dell’anno scorso

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  21. “quando ora con un iPad da bambino non ti annoieresti mai ”
    Ma infatti.Diamo un ipad ad ogni bambino

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    1. Più droghe per tutti!

      Uno spacciatore in ogni quartiere!

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  22. Mah veramente da bimbo non mi sono mai annoiato anzi rimpiango i pomeriggi passati a costruire avventure con i Lego, a giocare in piazza con gli amichetti, a uscire in bicicletta, farmi una partita con il gameboy, leggere i fumetti e guardare i cartoni animati. Un ipad non sarebbe stato affatto la stessa cosa.

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    1. perfetto, ci aggiungo ascoltare musica e suonare la chitarra, e ricordo bene che giocare al gameboy sul balcone, o all’amiga 500 chiuso in camera, non ha mai soverchiato le altre cose che facevo dentro e fuori casa

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  23. Adesso,facendo della pedagogia da quattro soldi,la noia in un bambino è normale ed è importante che ci sia perchè può stimolare la creatività (detta molto grossolanamente perchè sul tema potremmo scrivere dei papiri)

    Certo,se un bambino si annoia e basta allora vuol dire che il bambino ha qualche problema (ma noi ce n’eravamo già accorti anche senza questo outing)

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  24. uno dei luoghi comuni più triti, quando dall’alto di non si sa cosa si giudicano i comportamenti o le azioni di bambini o adolescenti, è il classico “ma cosa gli hanno insegnato i suoi genitori”, o giù di lì…

    ecco, l’uso smodato di smartphone o tablet da parte di bambini, in situazioni dove potrebbero giocare con loro coetanei (non immagino a casa loro) è esattamente colpa dei genitori, che non si rendono conto che per loro comodità, rendono i figli dipendenti da questi aggeggi e che ne pagheranno in termini di socialità e capacità cognitive

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  25. Io vedo lo stesso numero di partite di prima. Solo che il livello era leggermente piu’ alto e le miniature di Stoijkovic e Van basten su Tv sorrisi e canzoni che erano a corredo della programmazione di Stella Rossa-Milan mi causavano leggermente piu’ bollori di quante me ne dia la preview sessantatre ore prima del 163simo Bayern-Barcellona.

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  26. Decisamente meglio quando si giocava senza troppi pensieri o necessità di “stimoli”
    Due maglioncini per fare la porta e pallone a go-go
    Poi ci si giocava le figu a licia (pietra piatta lanciata contro il cumulo di dioppie messi a circa 10 metri)
    Bicicltettate che ora manco si fano più.
    Poi si sa: erano semroe eglio i vecchi tempi, perchè eravamo giovani (cit. Direttore)

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  27. Victor Torino (nickname favoloso, spero centri qualcosa col mitico Waldemar) ha perfettamente ragione. Tutto più bello, ma anche e soprattutto perchè eravamo più giovani.

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    1. Waldemar Cierpinski, mitico maratoneta della Germania Est, bicampione olimpico a Montreal e Mosca?
      No, giusto perchè Victor era già occipato come nick e ho aggiunto la mia città.
      🙂
      Comunque erano bei tempi quando si poteva giocare a pallone in strada e passava un’auto ogni 3 ore.

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      1. Paz e Victorino dai, il mundialito di canale 5. Tutti e due poi diventati fenomeni parastatali.

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        1. Esatto, il mitico Victorino che con Uribe fece sognare il Cagliari di Giagnoni 🙂

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  28. Come nota a margine di quello che hanno scritto Gobbo, Marco, Jeremy e altri, attesto ormai come normalissima consuetudine vedere al ristorante coppie o gruppi di amici/familiari con bambini piccoli che danno ai bambini suddetti un ipad o un cellulare davanti agli occhi per tutta la durata del pasto. Per poter tranquillamente cenare e chiacchierare, lo capisco bene. Anche qui però mi domando come facessero i nostri genitori quando noi avevamo uno, due o tre anni. Probabilmente non andavano fuori a cena, quegli asociali dei nostri genitori, oppure ci spupazzavano a turno pensando che un adulto debba sempre starci con un bambino piccolo, non lo so. E magari andavano pure a letto presto (cit.)

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    1. Da quando mi ricordo, noi bimbi giocavamo senza problemi ma senza fare casini assurdi o capricci o litigi e solo dopo aver mangiato.
      Altrimenti erano scapellotti.
      Ahhhh la Montessori…

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  29. le scene nei ristoranti, o all’aperitivo, sono penose, e purtroppo, se come famiglia non vuoi adeguarti al trend, devi selezionare le compagnie per le uscite in base a questo fattore…

    da bambino, ho ricordi delle uscite in compagnia al ristorante/pizzeria dagli 8 anni in su, si portava un giocattolino a testa da sfoggiare, c’era stato il periodo dello scambio di figurine, dello scambio di exogini, ci si faceva dare un foglio e una penna e si giocava a tris… e in genere, non si rompevano le balle

    sicuramente anche il fatto di uscire in compagnia una volta ogni tanto (gli aperitivi?! la trattoria ogni sabato sera?!!?!!) rendeva emozionante già il solo fatto di farlo

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  30. ecco, belibeli ha azzeccato: rimpiangiamo i calciatori, non il calcio ascoltato e immaginato di una volta.

    oh, poi per carità, con le tonnellate di immagini di oggi, magari Paolo Rossi lo bollavamo alla seconda partita steccata e non lo aspettavamo fino al secondo girone del mondiale…

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