Al bar con Mara Venier

Mara Venier ha compiuto 70 anni ma noi non staremo qui a scrivere del personaggio, prima attrice e successivamente conduttrice televisiva, sposata con Jerry Calà, poi compagna di Renzo Arbore, e molto altro ancora in una carriera di grande successo. Per festeggiarla ci sembra doveroso scrivere di un film, Al bar dello sport, che uscito nel 1983 e rivisto con gli occhi del 2020 contiene una serie elementi impensabili nel cinema odierno. E che ha nella schedina del Totocalcio, ormai scomparsa a favore di una moltitudine di altri giochi (e scommesse), la scusa per raccontare un piccolo e semplice mondo.

Ambientata a Torino, la storia diretta da Francesco Massaro ruota attorno al raggiungimento dell’agognato tredici, a cominciare dal sistema a sei doppie e due triple proposto all’inizio da Ciccio, interpretato da Sergio Vastano. Traguardo che fa da sottofondo alla triste vita del pugliese Lino (un davvero ottimo Lino Banfi), da vent’anni emigrato a “fare il disgraziato e il morto di fame”, e di tutti i personaggi che si ritrovano al Bar Sport dove la bellissima Rossana (Mara Venier), sua fidanzata, sta alla cassa.

Al bar dello sport è da guardare fotogramma per fotogramma per cogliere alcuni elementi che ci fanno riconoscere il nostro decennio magico. Dal videogioco arcade Scramble al pupazzetto di E.T., il poster di Goldrake, i vecchietti del Muppet Show, il Tango di gomma… e tutto questo solo nei primi 20 minuti del film e prima della decisiva vittoria del Catania in casa della Juventus grazie alla doppietta di Cantarutti, prevista dal muto Parola. Quest’ultimo interpretato da Jerry Calà, in versione espressiva e gesticolante, e che balla sulle note de L’italiano di Toto Cutugno che arrivano da un registratore a cassette mentre si rassetta presso un Diurno (esistono ancora?).

E tra le tante cose che ci eravamo dimenticati – e che il film ci ha fatto ricordare rivedendolo oggi – sorprendenti sono le macchine fotocopiatrici pubbliche. Noi adesso sappiamo di nuovo di averle viste da ragazzi nelle stazioni della metropolitana, eppure erano state cancellate dalla memoria. Ma tornando a Mara Venier, l’attrice veneta non compare in realtà in molte scene del film, spesso è alla cassa con alle spalle sigarette e gagliardetti, e un paio di volte con il compagno. Ma alla fine insieme alla schedina è una delle icone della storia, non a caso presente nella locandina, innamorata del non certo aitante “Lillino” che, circondato dagli insopportabili “amici” del Bar, resta poi da solo. Per ripartire verso un rocambolesco, secondo, finale.

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Al bar con Mara Venier, 10.0 out of 10 based on 13 ratings

18 commenti

  1. Capolavoro assoluto
    “Uè teroni, la ricevitoria chiude!!”

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  2. Questo film ha alcuni sketch stupendi, lo zenit e’ sicuramente la vicenda del signor Capone che ha una famiglia tanta assaje: https://www.youtube.com/watch?v=_ziGdHc4Hws ma anche l’inizio “cinque, dieci, quindici, e l’uomo campa” col signor Andronico e le sue vongole freschissime nonche ovviamente Ornella, l’amministratrice del “palasso” rendono Al Bar dello Sport una pietra miliare del cinema mondiale.

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  3. “dove la bellissima Rossana (Mara Venier), sua fidanzata, sta alla cassa.”

    Ma solo io non trovavo Mara Venier bellissima nemmeno da giovane?

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    1. Non ho presente la Venier da giovane ma sua figlia, Elisabetta Ferracini, da presentatrice di Solletico negli anni ’90 ha fornito importanti stimoli a maschi adolescenti e pre adolescenti in quegli anni

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      1. Le cosce più conturbanti della storia della tv per ragazzi esaltate oltremodo da un look da Lolita, oggi qualche MOIGE della situazione si opporrebbe…

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        1. be’, il cambio di conduttrice fu IL MOTIVO per cui smisi di guardarlo

          Anche Go-Kart con Maria Monsè non scherzava!

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          1. Si ma la Monsè non attizzava i fanciulli, troppa fredda alterigia, se la tirava troppo….al massimo qualche ragazzino psicopatico si sarà masturbato sognando di stuprarla alzandole le sottane barocche…..tipo Frankestein JR…

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  4. Classica pellicola che passa per il solito filmettino comico per farsi due risate disimpegnate, il corrispettivo cinematografico delle canzonette da Sanremo o i tormentoni estivi.
    E invece è uno di quei film che riportano lo spirito del tempo, utili ad analizzare la complessa società italiana dell’epoca di riferimento: chi tra cinquant’anni vorrà studiare l’Italia di allora troverà più utile film come questo che non tomi scritti da parrucconi prezzolati.
    Pur con tutte le contraddizioni e le forzature che contiene (nella vita reale una come Rossana non starebbe mai con Lino, una delle zavorre della commedia italiana da Sordi a Pozzetto è sempre stata questa…), questo film riporta fedelmente una certa Italia di allora che personalmente odio ma non è che per questo posso far finta che non esistesse.
    Un po’ come per “Non è da Inter”, diciamo…

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    1. Commento semplicemente perfetto

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  5. La cosa che amo visceralmente di quel film è il realismo calcistico.
    Le partite della schedina sono tutte verosimili ma non vere. Il film è stato girato nell’estate del 1983 e vi è rappresentata una realistica giornata della serie A ancora da iniziare, con tutte e 16 le squadre. Il Catania viene scelto per fare il colpaccio a Torino perché davvero percepito come la squadra più debole del mazzo.
    Anche la radiocronaca è recitata per l’occasione, Ameri in persona si inventa un perfetto Fiorentina-Udinese.

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  6. Nella non memorabile filmografia della Venier vale la pena citare anche “Night Club” del 1989, regia del praticone Segio Corbucci, ambientato nella notte in cui mori Fred Buscaglione. Ovviamente non un capolavoro, ma sopportabile.

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  7. Della Venier ricordiamo anche le sue comparsate in Professione vancanze nelle vesti di Olimpia, poi trasformatasi per sortilegio nell’aquila
    della Lazio. Soprattutto nella memorabile puntata in cui i movimenti di Palombelli-Amendola facevano impallidire Pele’ in Fuga per la vittoria.
    Dribbling de panza con pallone mai sotto il suo pieno controllo (praticamente titolare in questa serie A). mentre lui e l’aquila dormono
    in barca il protagonista jerry cala’ sotto anfetamine (quando si dice il neorealismo) segna sette gol (uno in piu’ di Sivori in Juve-Inter del 1961)
    e permette alla squadra di vincere con aggiunta dei due gol di Palombelli.

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  8. certi film al di la del (dubbio) valore artistico sono un patrimonio inestimabile per farci vedere come erano certi nostri luoghi e come erano quelli dei nostri genitori, trasmettono quella memoria breve che altrimenti se ne andrebbe rapidamente….
    la Milano che spara con gli inseguimenti sui navigli, quella dei Fichissimi coi pomeriggi al Rolling Stone, quella del Ragazzo di Campagna valgono più di un libro illustrato… miei top da milanese la città di San Babila Ore 20 con i porno shop in Sempione e quella periferica di Delitto d’Amore con Giuliano Gemma che porta la Sandrelli (di Balsamo, non di Cinisello..) in gita su uno schiumante Lambro inquinato…
    parlando invece di “signore” della TV con passato cinematografico una menzione speciale per la tetta scoperta della Bonaccorti, indimenticabile Smeralda in Rag.Arturo De Fanti bancario Precario PAOLO

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    1. San Babila ore 20 bello per l’ambientazione, per il resto il solito filmaccio che raccontava che i cattivi erano sempre quegli altri.
      Volendo alzare l’asticella (o abbassare, a seconda dei punti di vista) a me emoziona l’introvabile Baraonda, trashissimo film ambientato al Palasport di Milano durante la 6 Giorni, anch’esso con Giuliano Gemma.

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      1. Si si la trama ributtante, i quattro protagonisti tratteggiati con l’accetta… Il figlio di papà, quello impotente, quello ignorante e il delatore… parlavo di ambienti e zone che non ci sono più… PAOLO

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  9. Una Venier “cult” è anche quella del segmento in cui circuisce il professore Haber in “Pacco, doppio pacco e contropaccotto”

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  10. stracult la Venier come fidanzata italoamericana di una sottospecie di sosia di Michele Placido in Zappatore, in onore e gloria di Mario Merola buonanima.

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  11. Felicissima sera a te…
    Non è il sosia. È il fratello di Michele Placido

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