Novantesimo Minuto da non rimpiangere

Esattamente 50 anni fa, il 27 settembre 1970, partiva Novantesimo Minuto. Una delle trasmissioni più famose nella storia della televisione italiana, sia nella versione Maurizio Barendson-Paolo Valenti sia soprattutto in quella di Valenti conduttore unico e domatore delle sue maschere regionali, non ha certo bisogno della nostra rievocazione ma ci offre il pretesto per una considerazione sulla tivù e sul calcio di una volta, ed in generale sull’industria della nostalgia.

Senza andare agli albori della televisione, fino alla stagione prima gli italiani interessati al calcio di serie A o lo seguivano allo stadio o dovevano farsi bastare un tempo di una partita scelta dalla Rai all’ultimo momento (spesso, ma non sempre, la più interessante della giornata) da mandare alle 19 sul Canale Nazionale, per noi giovani Rai 1, con i servizi su quasi tutto il resto alla Domenica Sportiva, in onda alle 22.20 sempre sul Canale Nazionale.

La stagione post Mondiale messicano si aprì quindi con questa grande novità di Novantesimo Minuto, in onda alle 18 sul Canale Nazionale mentre il tempo della partita slittava alle 19.20 e la Domenica Sportiva con la conduzione di Alfredo Pigna (che prese il posto di Enzo Tortora e Lello Bersani) venne anticipata alle 22.

Significativo che nemmeno i giornalisti sportivi potessero guardare realmente più di una partita per turno di campionato, nemmeno viaggiando, visto che tutte e 8 si giocavano in contemporanea. Insomma, tanti discorsi e tante battaglie tecnico-tattiche, anche di grandissime firme, erano basati sul sentito dire molto più di oggi. Poi si può dire che non sapendo e non vedendo quasi niente noi lettori-spettatori potevamo sognare, bevendoci qualsiasi cosa, ma nessuno che abbia vissuto quei tempi (che con poche modifiche sono arrivati fino al 1993) si può lamentare di Sky e Dazn. Il passato non sempre era meglio, al di là del fatto che Novantesimo Minuto esista ancora oggi (non conosciamo una sola persona che lo guardi) ma soprattutto la nostalgia, in cui peraltro noi siamo specialisti, non va confusa con la storia.

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32 commenti

  1. Cambia poco, non le guardavo all’epoca per impossibilità, non le guardo adesso per scelta. Ma commento e chioso ugualmente, a braccio, è lì il divertimento. Illimitato.

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  2. Rimpiango tutto di quel periodo invece, i Ricco, I Brera le squadre con le bandiere le formazioni che sapevano a memoria..

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  3. Io continuo a rimpiangere Domenica Sprint. Alle 20 sul secondo canale. In mezz’ora, non un minuto di più, tutti i filmati della serie A, risultati di B, di basket e servizi sui principali avvenimenti sportivi della gionata, di qualsiasi sport. Poche chiacchiere e molte immagini. Giornalismo televisivo puro. Poi un brutto giorno arrivò un giochino idiota che Antonella Clerici metteva in mezzo ai filmati delle partite e fu l’inizio della fine.

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  4. Anche per me domenica sprint miglior trasmissione sportiva dell’epoca. Ho un ricordo vago anche di una certa gol flash che mi sembra fosse una sorta di 90° senza commenti.

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  5. Esiste ancora oggi!?

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  6. Quoto sia il Direttore che Silvano. Particolarità, nel 1970 non lo so, ma quanto ho cominciato a guardarlo io (dalla fine anno 70 quindi) ricordo l’orario d’inizio “strano”, verso le 18.10 o 18.15 boh (che per un fissato con le cifre tonde e la simmetria come il sottoscritto appariva curioso…).
    Per quanto riguarda le battaglie filosofiche basate sul sentito dire, oggi su un gruppo Facebook mi sono sciroppato una lisergica dissertazione sul ruolo del centravanti tattico nel calcio austriaco degli anni 30 (riassunto del tutto: Hidekguti é un mito fasullo…).
    Onestamente non so se si tratti di hipsterismo calcistico o reazione al fatto di poter vedere tutto del calcio odierno cercando sfogo in qualcosa in cui si possa sognare e lavorare un po’ di fantasia…

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  7. Domenica pomeriggio da bambino: Tutto il calcio minuto per minuto, con schedina x segnarsi i risultati ad ogni gol. Al fischio finale, mi mettevo a rifare i gol nel corridoio di casa: punizioni di zico, dribbling di maradona, legnate di lothar… tutto in attesa di 90esimo minuto, dove finalmente avevi modo di vedere i gol e le azioni sognate tutto il pomeriggio. Francamente irripetibile…

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  8. Trasmissione fondamentale perché era l’unico modo di vedere i gol (o magari di rivederli, di ritorno dallo stadio), ma sono d’accordo col direttore che non ci sia nulla da rimpiangere.
    Personalmente, per motivi anagrafici ho ricordi soltanto degli ultimi anni dell’epoca pre-pay, ma sono sicuro che almeno dagli adulti di casa mia venivano accolti con sonori insulti certi pressapochismi, dialettalismi, macchiettismi dei corrispondenti dalle sedi regionali che secondo la narrazione di oggi erano tanto cari e simpatici. La verità è che la gente ne aveva i maroni pieni della RAI, e non appena un concorrente riusciva a mettere in piedi qualcosa di diverso (come Pressing su Italia 1) lo si accoglieva come il messia.

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  9. “Significativo che nemmeno i giornalisti sportivi potessero guardare realmente più di una partita per turno di campionato”

    Paolo Valenti, in un’intervista al Guerino, disse che ci si abituava talmente tanto a vederle in contemporanea su 9 schermi che si riusciva ad avere cognizione di causa di tutte le squadre del campionato (magari non tutte, ma le principali sì).

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  10. Bè si in effetti non riesco a capire come possa io rimpiangere un’epoca poco dorata come quella in cui avevo tutte le partite in contemporanea , Van Basten che sbloccava i derby con mezza palla giocabile in 90 minuti, Maradona che faceva a fette la Roma all’Olimpico; Baggio che dipingeva meraviglie, il Cagliari che prendeva Francescoli, Anche io con la schedina in mano disperato perché quell’altro giorno avevo 1 del Milan e pensavo che non avrei mai fatto 13 a causa di quell’auto gol di Maldini con la Lazio e poi tutti i gol da vedere in religioso silenzio per vedere se coincidevano con quello che avevo immaginato ascoltandole alla radio.

    Meno male che questa merda è finita e posso vedere le analisi di sei ore sui movimenti su Carles Perez. Forse perché una partita di calcio è una partita di calcio e davvero basta(va) molto meno del fiume di inutili parole per descriverla e per descrivere come gioca una squadra? Ne avranno viste anche poche di partite quei giornalisti ma neanche per un secondo mi viene da pensare che capissero meno di calcio rispetto ai ciarlatani che ci sono ora.

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  11. Per quanto mi riguarda tutto è ingigantito dal fatto che ero bambino-ragazzo e tutto mi sembrava più bello però firmerei subito col sangue per tornare al turno unico alla domenica alle 16.00-15.00-14.30 a seconda delle stagioni, la radiolina (toh, unica concessione ai tempi che cambiano diretta goal in tv, tutto il calcio minuto per minuto alla tv sarebbe stato l’unico regalo che avrei chiesto da ragazzino alla tecnologia), e la trasmissione di “approfondimento” alle 18.00, alle 19.00 o alle 22.30 a seconda delle esigenze delle varie persone; non è nemmeno vero che non si potesse avere un’idea di una determinata squadra visto che il mercoledì (e/o il martedì o il giovedì) godevamo come ricci nel gustarsi una maratona di partite di coppe (con lunedì e venerdi di full immersion scolastica per non avere rotture di scatole nella parte centrale della settimana); unica cosa che non rimpiango i vecchi giornalisti tromboni (Gianni Bbbrera… nuntereggae più…).

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    1. Al di la di tutto, delle partite di coppa ne potevi vedere una, visto che giocavano tutte il mercoledì sera.
      Più che al turno unico tornerei all’unico anticipo di sabato e all’unico posticipo domenicale con le altre 8 partite in contemporanea.

      E non vorrei nemmeno tornare alla partita di coppa trasmessa in diretta tranne che nella provincia dove si disputava, che era vessatoria per noi tifosi all’interno della provincia.

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      1. Ma anche no, mi ricordo più di una partita giocata di pomeriggio (ad esempio nella Romania di Ceaucescu giocavano di pomeriggio perchè non avevano gli impianti di illuminazione).

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        1. Anche a Roma giocavano di pomeriggio, però quelle partite le puoi vedere se sei un bidello (o equivalente impiegato statale).

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          1. Io all’epoca ero scolaro/studente quindi se me le trasmettevano al pomeriggio (e le trasmettevano, non tutte, magari, ma le trasmettevano) me le guardavo.

            Stella Rossa – Milan fu giocata di pomeriggio (entrambe, a dire il vero), Juve – Verona fu giocata di pomeriggio, solo per dirne due, di Coppa Campioni, tralaltro, rimaste per motivi diversi nella storia.

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        2. Eccome, i mercoledì di coppa iniziavano dopopranzo con la Coppa Uefa.

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          1. Io ricordi orari spesso diversi (se giocavi in Spagna, per dire, giocavi un’ora dopo rispetto all’Italia) ma una sola partita mandata in diretta dalla RAI, una roba del genere…

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            1. confermo che fino a fine anni 80 , soprattutto d’inverno c’erano partite giocate al pomeriggio.
              Ricordo un esperimento su raidue con la trasmissione contemporanea di due partite. Quella di cui si sentiva la telecronaca era in primo piano e in un riquadrino l’altra a cui poi sarebbe stata passata la linea. Credo sia durata solo per una partita

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  12. per me c’è molto effetto merendine (che non significa farsi piacere per forza Caressa o Adani..).
    Contemporaneità solo le ultime giornate.

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  13. Io conosco una persona che guarda novantesimo minuto oggi. Se non hai la pay tv (e parliamo della stragrande maggioranza della gente) rimane il modo per capire che succede in campionato

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  14. La discriminante è: ho voglia/ tempo di vedere un numero di partite molto maggiore rispetto a quello che vedevo prima? La risposta nel mio caso è assolutamente no. Quindi a me che non ci sia contemporaneità non porta nessun giovamento. Anzi Spezia-Sassuolo paradossalmente l’avrei seguita di più se fosse stata in contemporanea con le altre. La non contemporaneità però è coerente col calcio diventato intrattenimento e cioè con la partita che è una specie di radiazione cosmica di fondo diffusa dalla tv sempre accesa. Un po’ come era Domenica In negli anni ‘80-‘90. Idem per la Champions League in cui di partite intere in un anno ne vedo una decina (specie ora che non c’è il Milan), uguale come accadeva prima.
    E poi se vedessi le partite non sarei legittimato a commentarle qua 🙂

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    1. Mi spieghi in base a cosa Spezia-Sassuolo diventa interessante da vedere se in contemporanea con le altre?
      Non è obbligatorio fare l’alternativo sempre, eh…

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      1. Perché se la fai alla radio insieme alle altre e danno la linea a Cesena per Spezia-Sassuolo non è che stacchi ogni volta che danno la linea. Idem se stai seguendo Diretta Gol (che senza partite in contemporanea non esiste praticamente più). Come partita singola alla 12.30 mi permetto di ribadire che crollano le possibilità che io sia informato o che segua quella partita (e così come me molte persone). Infatti non ho scritto che diventa interessante, ho scritto che paradossalmente l’avrei seguita di più.Mi dispiace che tu abbia visto una volontà di essere alternativo nel mio commento. Credo di aver spiegato meglio ora.

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        1. Spezia-Sassuolo la vedi all’interno di diretta gol se non gioca la tua squadra, che giochino due o 7 partite stai comunque 90 minuti a seguire qualcosa che non ti interessa. .

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          1. Con sette partite diretta gol diventa nettamente più interessante che con due. Diretta gol con due partite Spezia-Sassuolo Roma-Genoa è poco più interessante di Spezia-Sassuolo da sola ma non abbastanza da stamene di fronte alla tv. Da qui, coerentemente , il mio sogno che non si realizzerà mai più di avere tutte o quasi le partite in contemporanea.

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            1. Da quel punto di vista l’ideale è avere sempre tutte le partite su Diretta Gol tranne la propria che gioca nel posticipo… 😀

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  15. Puntata interessante:
    https://storielibere.fm/slow-foot/
    qui per essere precisi:
    https://storielibere.fm/slow-foot-calcio-e-tv-come-eravamo/

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  16. Ricordo Roma-Dundee, semi di Cdc, giocata nel primo pomeriggio.

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  17. Trabzonspor-Cagliari autunno 1993 alle 13.30. Per una volta la Trebisonda non la si era persa ma solo pareggiata.

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  18. Partite di coppa centellinate in tv fino a fine anni ’80; l’esperimento del rimpallo di linea dev’essere del secondo turno dell’88-89, mi pare Partizan Belgrado-Roma e una partita della Sampdoria ma potrei sbagliare. Comunque esperimento non riuscito, meglio trasmettere le partite su due canali diversi.
    Le fasce orarie erano abbastanza varie: in Est Europa e il Turchia si giocava di pomeriggio (ricordo la Roma col Galatasaray o Besiktas addirittura alle 13), in Spagna come ricorda Dandy anche alle 22 (la cinquina di Fonseca a Valencia), nel resto d’Europa dipende: anche il tardo pomeriggio era abbastanza gettonato, innumerevoli partite si giocavano alle 18, sicchè si poteva fare una bella giornatona non stop. Anche a Marassi, tra l’altro, all’epoca del cantiere per Italia ’90 si poteva giocare solo di giorno: la Sampdoria era quindi spesso programmata alle 16.
    Di norma, nell’epoca d’oro della concorrenza calcistica Rai-Fininvest, coi diritti che venivano negoziati partita per partita singolarmente, la RAI trasmetteva le partite in casa e Fininvest quelle in trasferta delle italiane.
    A occhio e croce, direi che dal 1987 in poi tutte le partite di coppa sono state coperte dalla TV, tranne un Hearts-Bologna del 1990 con accordo saltato all’ultimo minuto e preziosissima radiocronaca di… boh? Livio Forma?

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    1. Sempre sulle coppe fine anni 80, precisamente stagione 87/88, vorrei segnalare il clamoroso exploit, penso irripetibile, della coppia Pizzul prima voce, Mazzola commento tecnico. Essendo telecronista principe, Pizzul commentava in diretta la partita principale del mercoledì, lasciando ai vari Vitanza del caso la seconda italiana, e così via. Primo turno, subito un big match di coppa campioni, Napoli Real Madrid: Napoli eliminato. Secondo turno, interessante sfida Milan Espanyol, sul “neutro” di via del Mare a Lecce, Pizzul e Mazzola si schierano ai microfoni, Milan fuori. Terzo turno, guarda il caso, Espanyol contro l’Inter, Mazzola Pizzul al commento, Inter eliminata. Il calcio italiano ha mille risorse, ai quarti Uefa a primavera arriva il Verona, contro il Werder Brema, Pizzul può lasciare la Coppa Campioni e le blasonate milanesi e andare al Bentegodi: Verona a casa. Tutto finito? No, in semi di Coppa Coppe c’è la miracolosa Atalanta contro gli sconosciuti belgi del Malines. Grande impresa…ma Pizzul e Mazzola arrivano come una sentenza: 5 su 5, Atalanta a casa.

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