La fine di Alan Minter

Alan Minter è morto di cancro, a 69 anni, e non è giusto ricordare questo campione soltanto come l’uomo che uccise Angelo Jacopucci, visto che il pugile italiano morì tre giorni dopo quel match durissimo per l’europeo dei pesi medi (vinto dall’inglese per K.O. al dodicesimo round, all’epoca il limite era quindici), ma durissimo come migliaia di altri nella storia della boxe, senza situazioni particolari se non una netta superiorità di Minter e qualche secondo di ritardo dell’arbitro nell’interrompere il match sul ring di Bellaria.

Minter nella sua ottima carriera ha avuto un’unica sfortuna: quando finalmente era arrivato a mettere le mani sul Mondiale, sia in versione WBC sia in versione WBA, dopo i due drammatici match con Antuofermo (drammatici soprattutto per Antuofermo, la cui maschera di sangue sarebbe oggi improponibile), comparve sulla scena Marvin Hagler, che lo distrusse alla Wembley Arena e che poi non se lo ritrovò più di fronte visto che il guerriero Minter già a trent’anni era arrivato al capolinea.

Il match fra Hagler e Minter fu più avvelenato della media, perché Hagler riteneva l’inglese molto fortunato ad essersi trovato contro Antuofermo (che aveva difeso il titolo grazie ad un pareggio scandaloso, al Caesars Palace, proprio contro The Marvellous) e si era creato una certa fama con frasi razziste (“Non stringo le mani ai bianchi”), con risposta dello stesso calibro da parte di Minter (“Non voglio cedere il titolo a un nero”), attirando alla Wembley Arena qualche decina di appartenenti al National Front che a fine match scatenarono un pandemonio. Una brutta pagina nella storia della boxe, con episodi di culto (uno skinhead aggredì Antuofermo, lì per la RAI, venendo ovviamente steso), oltre che la vera fine della carriera di Minter.

Amatissimo dal proletariato inglese, per quella sintonia fra campione e tifosi che a volte si crea magicamente (non è che gli altri pugili avessero un’estrazione sociale diversa), Minter non ha di fatto avuto un dopo boxe ed è per questo che è facile ricordarlo per sempre come un guerriero del ring e non come un intrattenitore con sempre nuove versioni degli stessi ricordi.

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4 commenti

  1. Al di là della inconsolabile nostalgia per quell’epoca d’oro (Antuofermo, Minter, Hagler, Duran, Mugabi, Hearns e ovviamente Leonard) vorrei deviare il discorso su un’altra scomparsa altrettanto segnante .. Quella di Diana Rigg aka Tracy Draco aka Emma Peel…

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  2. “uno skinhead aggredì Antuofermo, venendo ovviamente steso”

    ottima idea signor skinhead! bravo, cosa potrebbe andar storto?

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  3. I maggiori responsabili della morte del povero Jacopucci sono quelli che lo hanno mandato allo sbaraglio contro un picchiatore come Minter. Una sfida impari e che non aveva nessuna logica, se non, forse, quella economica.
    In generale Minter lo definirei un buon pugile, ottimo dal punto di vista della carica agonistica con un pugno che faceva male, ma solo sufficiente dal punto di vista tecnico. Naturalmente è naufragato contro Hagler che era di un’altra categoria rispetto a lui.

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  4. Ho rivisto proprio durante il lockdown l’incontro tra Hagler e Antuofermo e il pareggio mi è parso molto meno scandaloso di come è sempre stato tramandato. Poi, chiaro, posso sbagliarmi. Ma sulla boxe mi sbaglio di rado. Saluti.

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