Il secondo matrimonio di Panatta

Adriano Panatta si sposerà il prossimo 10 ottobre, per la seconda volta nella sua vita. A Venezia prenderà in moglie Anna Bonamigo, avvocato di Treviso, la città dove ormai Panatta vive e dove ha anche rilevato un circolo di tennis. Siccome Adriano è stato uno dei nostri poster (una bellissima foto di Angelo Tonelli, sul defunto Match Ball) nella nostra cameretta di bambini degli anni Settanta, ogni notizia che lo riguarda è per noi spunto di riflessione. E in questo caso lo spunto, crediamo divisivo, è il seguente: ma come si fa a sposarsi due volte?

Non è una questione di amore, ma di chilometri già percorsi nella vita. Personalmente non ci sposeremmo una seconda volta non perché il primo matrimonio sia andato male (anzi, è vero il contrario) ma per gli stessi motivi per cui non vorremmo frequentare una seconda volta il liceo, fare una seconda volta quel viaggio, scrivere o leggere per la seconda volta quel libro, eccetera. Insomma, pensiamo che la finitezza della vita e delle sue esperienze sia un valore in sè.

Ma tornando al matrimonio del settantenne protagonista del tennis nel 1976, icona mediatica molto oltre i confini del suo sport e anche involontario simbolo della piccola borghesia che voleva salire di classe, usiamo Panatta per chiedere se siamo i soli a pensarla in un certo modo: vi sposereste una seconda volta? Domanda che vale solo per il matrimonio, che sotto quasi ogni profilo è un impegno diverso dalla convivenza. Per noi vale il ‘Mai tornare dove si è stati felici’ e a maggior ragione dove si è stati infelici.

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71 commenti

  1. No, però ho 38 anni e due figli. Mi fossi sposato magari a 25 e avessi divorziato a 30 magari sì…

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  2. Credo che la differenza la faccia la persona con cui ci si sposa non il matrimonio in sè come istituzione. Quindi in linea teorica direi che risposarsi si può fare

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  3. “E in questo caso lo spunto, crediamo divisivo, è il seguente: ma come si fa a sposarsi due volte?”

    COme si fa?
    Bella domanda
    Nel mio caso,dopo accurato consulto con un collega di ricca,abbiamo capito che per Una Gobbina sarebbe stato un vantaggio (sarebbe troppo lunga da spiegare e mi fido di quello che mi è stato detto)
    Però non è stato solo un fatto burocratico : sarà il rincoglionimento degli anta ma boh…è una cosa che mi sono sentito (e si è sentita di fare)
    C’è la convinzione,oggi cioe ieri, che fosse la cosa giusta
    In sostanza quindi la risposta è “boh”. Però son contento di averla fatta e questo al momento mi basta
    Oltre ad aver fatto una bella festa con gli amici e i parenti più stretti (che giustamente direte avrei potuto fare lo stesso ma per convenzione si fa solo in queste occasioni) e un bel viaggio

    E poi Una Gobbina era contenta e quindi anche questo è più che sufficiente

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  4. Mi sfuggiva il senso del discorso ma rileggendo mi rendo conto che non sono d’accordo con uno dei presupposti: “matrimonio, che sotto quasi ogni profilo è un impegno diverso dalla convivenza.”

    Per me non e’ cosi’, sono impegni paragonabili soprattutto se la convivenza raggiunge una certa durata. Il matrimonio aggiunge un po’ di burocrazia se ci si vuole lasciare, ma giusto quello. Quindi se si accetta che sia normale avere di nuovo una relazione seria dopo un matrimonio finito, che mi pare ovvio, non vedo perche’ obiettare all’idea di risposarsi.

    Poi come accennato su ci possono essere vantaggi burocratici su aspetti come successione, visto/cittadinanza in caso di coppie di nazionalita’ diverse ecc.

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  5. Non è che semplicemente avvicinandosi a grandi passi la vecchiaia uno senta il bisogno di legare una persona a sé per ostracizzare la solitudine?

    Come quelli che, invecchiando, da atei bestemmiatori si trasformano in ferventi credenti per paura della morte…

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  6. convivenza e matrimonio sono one and the same….

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  7. non mi sono pentito fino ad ora e sono contento di averlo fatto dopo 5 anni di convivenza….un’ altra volta mai

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  8. io dico sempre che passata una certa età (30? 35? max 40) è più alta la probabilità che una persona si sposi per la seconda (persino terza) volta che un’altra si sposi per la prima.

    Quindi considero il Direttore a rischio recidiva di matrimonio.

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  9. Non ne ho idea, dal momento che non mi sono mai sposato. Però se ritrovo quella ragazza a cui mille anni fa in via Tadino, una strada di Milano lunga e stretta, chiesi se voleva sposarmi e che mi ha risposto: “Adesso vado sei mesi in Ecuador e poi ne riparliamo” provo a richiedeglielo e se questa volta mi dice sì poi prometto di rispondere alla domanda.

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  10. È una bella domanda, sarei stato dell’idea di rispondere che no, non ci si può sposare una seconda volta, che dalle lezioni della vita qualcosa si deve pur imparare. Però poi ho letto quanto ha scritto un gobbo e mi sono ricreduto, non ci sono regole ma solo tante eccezioni comunque la si pensi. E poi son contento per una gobbina.

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  11. La risposta al quesito del Direttore è: non lo so.
    Al tempo stesso l’altro quesito che mi pongo è se quelli che dicono che convivenza e matrimonio sono la stessa cosa se siano mai stati sposati. Perché il viceversa è scontato, ma il primo caso no.
    Chiedo per un amico.

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    1. Per risponderti: io sono sposato, e avendo prima convissuto per diversi anni non e’ che la relazione si sia trasformata o sia diventata piu’ “seria” o piu’ vincolante per via del matrimonio – lo era gia’ prima. Per questo la domanda sullo sposarsi due volte non mi torna. Se si ha una relazione in cui ci si ama e si vogliono condividere quotidianita’, progetti ecc., si puo’ decidere di suggellarla col matrimonio. Se poi un matrimonio finisce e si instaura un’altra relazione di questo tipo, perche’ non si dovrebbe prendere in considerazione il matrimonio? Ovvio che non c’e’ una risposta univoca ma non vedo in principio la differenza, dando per scontato che non ci siano di mezzo obiezioni di carattere religioso

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  12. Premesso che sono contrario al matrimonio in generale, la domanda non può che avere risposte soggettive. Mio padre risponderebbe di no, difatti è felicemente “fidanzato” da 10 anni ma ognuno a casa sua e ci vediamo sabato sera perché come ripete sempre “errare è umano ma perseverare è diabolico “. Ma questo perché lui ha un problema proprio col matrimonio nel senso di unione.
    In generale se ti sposi (o convivi, perché si, è la stessa cosa) è perché pensi che quella sia la persona con cui desideri dividere la tua vita. Indipendentemente da ciò che può succedere dopo, esattamente come indipendentemente da ciò che è successo prima se credi che quella sia la persona con cui vuoi dividere la tua ti risposi anche se hai una brutta esperienza passata.
    A quel punto matrimonio o convivenza dipendono solo da in cosa credi e non dalle esperienze passate, sposarsi e ri-sposarsi dipendono solo dal fatto che tu creda o no al matrimonio: se ci credi ti sposi e ti ti-sposi, se non ci credi convivi, Oltre ovviamente al caso in cui la prima volta ti sposi perché ci credi e poi cambi idea o al contrario la prima volta non ti sposi perché non ci credi e la seconda volta la persona incontrata ti porta a cambiare idea.
    Questo per rimanere all’aspetto sentimentale, poi c’è tutta una serie di aspetti socio-legali in base a cui decidere (se sei stato sposato con figli ed hai figli dalla nuova unione ti conviene sposarti per il bene dei figli del secondo matrimonio, al netto del fatto che per come sono ancora le leggi in Italia se hai figli è meglio sposarsi).

    Ps: no Poli, il viceversa non è scontato, tanto che ti ribalterei la domanda.

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    1. Nel 2020 mi sembra scontato che prima si conviva e poi eventualmente ci si sposi. Sbaglio? Può essere. E per me non è la stessa, e non ne faccio assolutamente una questione di religione o amministrativa. Ma è una risposta personale ad una domanda che era aperta.
      Perchè appunto nel mio modo di vedere le cose (fallibilissimo sia chiaro) mi sembra difficile capire chi afferma che matrimonio e convivenza sono la stessa cosa non essendosi mai sposato….

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      1. Ti ha risposto Leo qua sotto, potrei risponderti che uno come lui ad esempio non può sapere se siano la stessa cosa non avendo mai convissuto.
        Ma forse fai prima tu a spiegarci perché secondo te non siano la stessa cosa, in base alla tua esperienza o punto di vista.

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  13. Io mi sono sposato e sono entrato in casa il giorno dopo (anzi dieci giorni dopo, prima siamo partiti in macchina dalla villa per andare a fare il viaggio di nozze in Provenza). Mi è sembrata una cosa molto romantica, una delle poche cose davvero romantiche fatte in vita mia, su mia iniziativa personale (l’altra fu andare alle due di notte da baratti a piazza del Campo a Siena)…

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  14. Se si considera il matrimonio uguale alla convivenza allora la domanda non ha ragione di essere. Ma il matrimonio, secondo me e non solo secondo me, è fondamentalmente diverso dalla convivenza e non certo per motivi burocratici visto che oggi in assenza di figli e di rivendicazioni finanziarie il divorzio è facile…come si può considerarli la stessa cosa? P.S. Come molti qui dentro ho giocato in entrambi i campionati, per un totale di 21 anni.

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  15. rispondo da sposato con prole sulla identità di matrimonio e convivenza…
    forse la mia interpretazione può essere condizionata dal concetto di famiglia.. mi spiego..
    molte coppie amiche sono sposate con prole e molte altre sono conviventi con prole, ebbene devo fermarmici a pensare quale delle coppie sia sposata e quale no, perchè la percezione è che siano tutte uguali e cioè famiglie….

    se invece il discorso non contempla figli allora un po’ potrebbe cambiare ma non troppo

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    1. Hai centrato un punto fondamentale.
      Intanto aspetto che mi si spieghi in cosa e perché il matrimonio sarebbe diverso dalla convivenza visto che si premette continuamente “al netto degli aspetti burocratici”.

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      1. Il matrimonio è un impegno, una promessa, un qualcosa con ambizione di eternità. La convivenza non è nulla di tutto questo

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        1. Ma manco per niente, questa è una visione soggettiva (peraltro da bigottone)!

          Per quanto mi riguarda è molto di più “un impegno, una promessa, un qualcosa con ambizione di eternità” la convivenza visto che non ha lacci e lacciuoli ma è genuinamente stabilita solo dal volere, dal sentimento e dall’onestà intellettuale delle persone.

          Ogni caso è a sè, c’è gente che convive e non si sposa solo per avere una scappatoia più comoda e gente che convive per tutta la vita senza bisogno di contratti, allo stesso modo c’è gente che si sposa imprigionandosi per dimostrare che crede nell’amore eterno e quindi non ha paura di legarsi in tutti i modi più stringenti e gente che sta insieme solo perchè incastrata dal matrimonio che sarebbe problematico sciogliere.

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          1. A me la differenza fra prendere un impegno, di qualsiasi tipo, e non prenderlo sembra scontata, non so quali altre parole usare. Fra l’altro non è che la prima categoria sia la serie A e la seconda la B, o viceversa: sono scelte di vita, a volte anche ‘non scelte’ di vita, ma comunque cose diverse.

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            1. La differenza è puramente contrattuale, come detto.
              Va benissimo, però non mi si parli di sentimenti e di impegno superiore vista la soggettività del punto di vista…

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  16. “Intanto aspetto che mi si spieghi in cosa e perché il matrimonio sarebbe diverso dalla convivenza ”
    Rispondo me : nulla. a me non è cambiato nulla
    e ribadisco che sono contento di averlo fatto (come diceva qualcuno anche ,ma non solo,perchè per i figli ci sono più tutele )

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  17. le tutele per i figli rientrano in ambito “burocratico” comunque…. e quindi si torna di “al netto di…”

    ma siamo poi sicuri che per i figli ci siano più tutele…cioè se il padre riconosce il figlio, considerato che mater semper certa est, i figli sono comunque tutelati

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    1. No, Fantomaz, in Italia purtroppo per la legge le cose cambiano leggermente, nonostante le ultime riforme (ad esempio in ambito ereditario, e la cosa non riguarda solo i figli) volte alla parificazione.

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  18. direttore mi consenta….

    sia l’uno (matrimonio) che l’altra (convivenza) hanno l’ambizione di eternità…poi che l’altra (convivenza) diventi l’uno (matrimonio) è per mere questioni “burocratiche”

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    1. Non siamo d’accordo. Nella mia testa, e in quella di tanti altri, il matrimonio è un impegno di livello superiore. Per questo il numero giusto è secondo me uno, con lo zero (la libertà ha un grande valore) preferibile al due

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      1. quoto

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      2. Quoto

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      3. Appunto, nella vostra testa.
        Impegno superiore in che senso?! Perchè c’è bisogno di un pezzo di carta per prendersi un impegno?! Quindi date al matrimonio valore di contratto con cui imprigionarsi, svilendo totalmente l’aspetto sentimentale. State praticamente dicendo che chi convive e non si sposa non ha il coraggio e la responsabilità di prendersi un impegno superiore, io credo non esista imepgno superiore alla aprola e se uno ah bisogno di farsi imprigionare da un contratto magari è lui che non è in grado di prendersi un imepgno superiore.
        Ma poi, questo eventualmente cosa c’entrerebbe col fatto di sposarsi due volte?! Se escludete motivazioni religiose, perchè uno non dovrebbe prendersi un impegno superiore due volte?! O perchè la prima lo rende disincantato e non lo fa più credere nei sentimenti, nell’unione, nell’amore, ecc. o perchè ritiene che ogni persona possa incontrare una sola anima gemella nella vita, ma allora a quel punto non solo non ti risposi ma nemmeno vai a convivere.
        Impegno superiore è un’espressione del tutto soggettiva, quindi state scrivendo una legge senza darne spiegazione e motivazione.
        Al momento siete ancora al “per me è così” (in attesa del “taci tu che non capisci un cazzo!”, il “non potete capire!” ce l’ha già regalato Poli…).
        Resto in attesa.

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  19. Io non mi sono mai sposato neanche una volta quindi non sono un esperto, ma non è anche una pura questione burocratica di diritti ereditari, figli e cose del genere che una coppia di fatto non può dare? Più in generale credo che i ha il “vizietto” del matrimonio, come chi ha il “vizietto” di fare figli, tendenzialmente sia portato a rifarlo.
    Io ho un amico della mia età, sposato a 25 anni, due figli, divorzio disastroso, ma lui quando parte per una tipa, se è proprio preso, la prima cosa a cui pensa è farci dei figli e sposarla. Si vede che lui è geneticamente fatto così, si fa prendere dal momento piuttosto che riflettere sul passato.
    Infatti il consiglio che do a tutte le mie amiche sui 35-40 anni che vogliono figli è “trovatevi uno che li ha già fatti”. Insomma ognuno è fatto a modo suo, per il proseguimento della specie ben vengano gli impollinatori e sposatori seriali, basta che non portino i loro cazzi di figli in spiaggia dove sono io!

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    1. Io vorrei leggere una rubrica tipo posta del cuore alla Natalia Aspesi scritta da te

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      1. Io una volta avevo scritto una lettera alla posta del cuore della Rodotà e me la aveva pubblicata 😀 😀 😀
        Credo che la posta del cuore sarebbe l’unica rubrica che mi divertirei a scrivere

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        1. Rubrica aggiudicata. I miei miti sono la Susanna Agnelli di Oggi (durissima, leggendaria nelle risposte alle mogli cornificate) e Deidre Sanders del Sun (il grande classico è la sedicenne messa incinta dal patrigno). Fai un po’ tu

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  20. Da un punto di vista morale per me non c’è una verità assoluta.
    Per qualcuno il matrimonio è solo la formalizzazione burocratica di uno stato di fatto già perfetto (nel senso di pienamente compiuto).
    Altri lo vivono come un qualcosa di più, un impegno più forte/profondo.
    Da un punto di vista legale in realtà ormai le due ipotesi sono trattate dalla legge e dai tribunali in maniera sempre più simile sia nella dinamica di coppia sia rispetto ai figli (poi è ovvio che non sono la stessa cosa).

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  21. voto la mozione Direttore.

    Convivenza e matrimonio hanno forse un significato molto simile (soprattutto agli occhi di chi sta fuori della coppia?) ma non sono evidentemente la stessa cosa (l’amore non si pesa ma i diritti sì) e di certo non hanno la stessa “ambizione di eternità”.

    Poi dopo ciascuno è libero di scegliere la soluzione che sente propria…compresi poliamore e non monogamia etica.
    Lo dico senza ironia. Nessun moralismo. Siamo liberi di pensare e di vivere come vogliamo.

    Separato, due figli.

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    1. Polyamori su cielo no dai.
      Bellissimo lui che, tutto serio, fa il geloso di lei che è uscita per una birretta con amiche, parlandone con l’altra che, comprensiva, nel frattempo gli sta facendo un pompino! 🤣 🤣 🤣

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    2. Se scrivi “Siamo liberi di pensare e di vivere come vogliamo” poi non puoi dire “di certo non hanno la stessa “ambizione di eternità”.”
      Di certo un cazzo, ecco.
      Dopodichè se dici “l’amore non pesa ma i diritti sì” torniamo alla questione burocratica.
      Insomma, mi pare che l’Italia delle start-up, degli smartphone e dell’inglesismo forzato alla fine resti sempre quella provincialotta che aspetta di farsi dire dal prete come comportarsi…

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  22. Delusissimo da Pelucchetti, comunque, da uno col suo curriculum mi aspettavo come minimo una confessione di poligamia…

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  23. “Se scrivi “Siamo liberi di pensare e di vivere come vogliamo” poi non puoi dire “di certo non hanno la stessa “ambizione di eternità”.”
    Di certo un cazzo, ecco.”

    L’ambizione di eternità è un valore assoluto? C’è chi la persegue e chi no. Chi vive uno straordinario presente e chi un virtuale futuro.
    Siamo liberi di pensare e di vivere come vogliamo. Non c’era giudizio morale nelle mie parole.

    “Dopodichè se dici “l’amore non pesa ma i diritti sì” torniamo alla questione burocratica.”

    Certo, è anche una questione burocratica quando si discute del fatto che matrimonio e convivenza siano la “stessa cosa”.
    In certi casi (quanti? la minoranza? la maggioranza? ognuno guarda necessariamente ciò che vede intorno a sé) l’assenza di un contratto consente di lasciare alcune responsabilità più sfumate. Anche qui, nessuno giudizio morale da parte mia. Ognuno vive l’amore, le proprie relazioni e la propria vita come meglio crede.

    “Insomma, mi pare che l’Italia delle start-up, degli smartphone e dell’inglesismo forzato alla fine resti sempre quella provincialotta che aspetta di farsi dire dal prete come comportarsi…”

    Cosa cazzo c’entra il prete lo sai solo tu, quando ormai la gente si sposa quasi solo civilmente.
    E poi l’ossessione del confronto provincia-Milano…goditi il privilegio di abitare in una realtà aperta ed evoluta…ma smetti di parlare sempre dal pulpito…ci sono anche altri modi di vivere…buoni, cattivi, spesso semplicemente diversi….rilassati…anzi, relax…
    Sembri Scanzi.

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    1. “L’ambizione di eternità è un valore assoluto? C’è chi la persegue e chi no.”

      Il vostro errore è pensare che a perseguirla sia solo chi si sposa. Questo poteva valere forse nel 500 per una donna povera, oggi fa ridere. Il giudizio morale tra le righe lo state mettendo eccome, e pure in maniera offensiva.

      “In certi casi (quanti? la minoranza? la maggioranza? ognuno guarda necessariamente ciò che vede intorno a sé) l’assenza di un contratto consente di lasciare alcune responsabilità più sfumate. ”

      Le responsabilità legali forse, quelle morali manco per niente. Anzi, potrei ribaltarti facilmente la cosa: ha più valore il gesto compiuto da uno che lo deve fare per contratto o il gesto di uno che lo fa perchè ci crede?!

      “Cosa cazzo c’entra il prete lo sai solo tu, quando ormai la gente si sposa quasi solo civilmente.”

      E niente, la sciacallata sulle virgole non era manco quotata! Il prete è il simbolo di una certa cultura (in particolare quella cattolica, da cui la mentalità italiana purtroppo discende). Togli il prete e mettici il sindaco, l’uomo forte, il contratto, l’influencer, il giornale, la TV, quel cazzo che vuoi ma non cambia il senso. Poi uno si chiede perchè l’Italia è sempre stato un paese suddito da “Franza o Spagna basta che se magna”…

      Già nel momento in cui date ad un contratto il significato di eterno significa che vi ritenete in grado di perseguire l’eternità solo attraverso un lacciuolo, praticamente come Ulisse che si fece legare per resistere alle sirene. Oh, fino a d ora pensavo che le due situazioni fossero ormai uguali, ma mi state facendo cambiare idea: più ci ripenso leggendovi e più credo che abbia più valore la convivenza.
      Provate a mettervi alla prova e convivere con la propria metà tutta la vita senza matrimonio nè contratti: quello è il vero “impegno superiore”, tzè…

      p.s.: Milano e la provincia non c’entrano un cazzo, e sono rilassatissimo. Rido mentre sconvolto vi leggo cianciare di matrimonio, prossima discussione su posto fisso e casa di proprietà (ah no, quella c’è già stata…). Eeehhh, ma i valori di una volta…

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  24. “l’assenza di un contratto consente di lasciare alcune responsabilità più sfumate”, Quali intendi Coffee?
    Mi faccio una domanda: oggi è più facile scappare da una convivenza con prole o da un matrimonio senza figli?

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    1. Eeehhh ma l’impegno superiore…

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  25. Dane, il concetto di “superiore” non attiene a quanto ho scritto. Rileggi.
    Non c’è niente di superiore, ogni scelta ha la propria dignità.

    Vincolati dal matrimonio = sudditi di un potere retrivo? Appunto…scendi dal pulpito.

    Paperogha, spesso si tratta di un peso psicologico più che di una responsabilità morale. E poi in alcuni casi ci sono anche degli aspetti patrimoniali che entrano in gioco (che, in forma diversa, contano e pesano molto anche nei matrimoni).
    Ma, ripeto, nessun giudizio etico, solo osservazioni. Che giudizio etico ci dovrebbe essere peraltro?

    Non sono cose uguali, per me.
    Ma non ci sono classifiche di merito.

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    1. Coffee, il concetto di superiore traspare dalle tue righe anche se non lo scrivi.
      E insomma il matrimonio ha un “peso psicologico” differente: siamo tornati alla convivenza come situazione di comodo per rapide scappatoie, il pulpito è tutto vostro visto che ti aveva già risposto Paperoga con esempio lampante.

      Io da parte mia aspetto solo di capire quanti a sto mondo riescano a fare una cosa o prendersi un impegno senza essere costretti/pagati per farlo…

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      1. “Io da parte mia aspetto solo di capire quanti a sto mondo riescano a fare una cosa o prendersi un impegno senza essere costretti/pagati per farlo…”

        solo tu

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        1. Va beh, insomma, anche stavolta ti giochi il jolly del #DaneMerda per cavartela tra gli applausi della Meno Uno Posse…

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          1. Narcisetto, c’è vita oltre il tuo specchio.

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            1. Hateretto, c’è vita oltre i tuoi schemi mentali…

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  26. Sono d’accordo sull’effetto psicologico, su alcuni, del contratto . Sullìaspetto patrimoniale ni, nel senso che un matrimonio con separazione dei beni somiglia molto ad una convivenza.
    Dane parlava di alcune differenze sull’asse ereditario dei figli di genitori sposati o no, se non ricordo male.
    Forse lì l’unia differenza, per come sono fatto io

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    1. Tanto per fare un esempio, senza matrimonio “lo zio d’America” non è possibile.
      Il resto sono seghe mentali da piccolo mondo antico…

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  27. se nella scelta del matrimonio traspare una scelta di un impegno maggiore è chiaro che se ne fa una graduatoria di merito che non puo’ non essere contestata

    se poi pensiamo che molti matrimoni sono fatti per fare contenti mammà e papà…..

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    1. No, ma hai capito?! Prima fanno passare il concetto che solo gli uomini sposati hanno le palle per far fronte ad un impegno, poi se se gli fai notare che semmai le palle ce le ha chi resiste alle Sirene senza farsi legare all’albero maestro ti dicono che non volevano far classifiche.
      Domani ci spiegheranno che chi non fa l’impiegato dalle 9 alle 18 con stipendio fisso il 27 del mese in realtà non ha un veto lavoro, e faranno gli offesini se li mandetò a fanculo..,

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  28. Dove hai letto che “solo gli uomini sposati hanno le palle per fare fronte a un impegno”?
    Chi l’ha scritto?

    Metti in bocca parole agli altri giusto per crearti i nemichetti del giorno e gli stupidotti di turno.

    Nulla di nuovo, eh.

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    1. Guarda che non è colpa mia se cali sulle discussioni dall’alto col paracadute, io ero qui da prima e mi son letto tutto.
      Te fai pure lo gnorri da “ma io non ho mai detto che…”, eh ma quelli che si creano i nemichetti…

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  29. Ma quale ambizione di eternità, chi ha bisogno di un prete o di un sindaco che sancisca gli affari suoi cerca solo la catena che lo leghi agli affari degli altri

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  30. Discussione interessante.
    Io convivo da eoni, due figli . Mai sposato.
    Ho casa cointestata, conto corrente e libretti postali postali cointestati .
    Quando abbiamo cominciato a convivere la mia fidanzata è venuta a vivere nel mio appartamento in affitto, poi abbiamo preso casa assieme . Ognuno ha messo quello che aveva e il poco che ci hanno dato i genitori.
    Lasciando stare educazione dei figli che è scontato ( per me), ogni decisione professionale mia e sua è stata presa considerando esigenze dell’altro.
    Momenti di difficoltà ci sono stati (e ci saranno presumo) ma almeno io (penso anche lei) non ho mai pensato “ non sono sposato ho meno vincoli” .
    Magari mi sposerò un giorno, ma non per giurare eterno amore ( penso dovessi fare una dichiarazione del genere scatenerei risate e poi penso accuse di adulterio).
    Non mi sento meno impegnato perché non sposato. Ho preso un impegno molto serio tanti anni fa, e certo dovesse venir meno un ipotetico contratto sarebbe ultimo dei miei pensieri.
    Capisco però anche chi la pensa in maniera opposta alla mia.

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    1. Hai centrato il punto fondamentale: capire chi la pensa in maniera opposta.
      Dicono non sia una questione religiosa ma ragionano e si esprimono esattamente come se lo fosse: il mio è Dio, il tuo è solo un bravo profeta…

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  31. “Tanto per fare un esempio, senza matrimonio “lo zio d’America” non è possibile.”

    Esatto. Questa e una battaglia di civilta che andrebbe fatta.
    Apparentemente e una questione di soldi : in realta e ancora una discriminazione nei confronti dei bambini
    Bambini che non scelgono ovviamente i genitori ne tantomeno possono scegliere se nascere da coppia sposata o meno
    E quindi un bambino nato da coppia non sposata dovrebbe avere tutti ,non uno in meno, i diritti di un bambino nato da coppia sposata

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  32. io ho avuto la prima figlia che non ero ancora sposato e mi fu spiegato dall’avvocato che non ci sarebbe stata alcuna differenza nell’una o nell’altra condizione. quale sarebbe questo “fattore zio d’america”?

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    1. Banshee, non so quando sia nata tua figlia ma se è nata prima dell’ultimo aggiornamento di legge hai un pessimo avvocato.
      L’effetto Zio d’America riguarda il fatto che se sei sposato sancisci il legame parentale coi famigliari e coi parenti della tua dolce metà, se non sei sposato non è sancito il legame congiunto con i parenti non di sangue quindi i figli non entrano nell’asse ereditario con quei parenti non di sangue.
      Ergo non potranno ereditare da quello zio alla lontana di terzo grado sconosciuto che magari non sapevi neanche di avere ecc.
      Quello che io chiamo appunto l’effetto Zio d’America. Se vuoi ti faccio degli esempi specifici…

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      1. ok mi è chiaro, ho letto anche in giro su internet e confermo quanto state dicendo (non che dubitassi). in ogni caso ora sono sposato quindi nessun problema più. purtroppo ne io ne mia moglie abbiamo zii o parenti danarosi all’estero o in Italia. xD

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  33. Banshee
    Che i diritti ereditari dei figli nati da coppie non sposate sono diversi dai diritti ereditari di quelli nati da coppie sposate

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  34. Se ricordo bene ,ma magari no, i figli di coppie non sposate sono sull’asse ereditario solamente dei nonni oltre che dei genitori
    Aldila degli aspetti economici e proprio il concetto sbagliato di figli di serie a e di serie a2.
    (Perche fino al 2012 erano figli di serie b)

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    1. Fino a poco tempo fa nemmeno i nonni rientravano
      Ricordiamoci che senza andar troppo lontano nel tempo i figli fuori dal matrimonio erano “illegittimi” e ancora adesso permane la differenza tra legittimi e naturali.

      Il diritto di famiglia in Italia fa schifo, per non voler dare diritti alle coppie omosessuali non li si da nemmeno alle coppie eterosessuali.

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    2. Mi ricordo di un cliente disperato (nel 2008) a cui erano morti figlio e convivente in un incidente stradale e il nipote era stato messo in un istituto perché loro per la legge dell’epoca non erano considerati nonni…

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  35. Ed ecco trasformate le questioni sentimentali in questioni di pecunia con la foglia di fico pure dell’ignara figliolanza
    Che pena

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  36. anche il diritto di famiglia in italia è condizionato da santa romana chiesa, di che si si stupisce…..

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  37. In realtà sull’aspetto specifico dell’eredità dei figli legittimi secondo me c’è anche una storica volontà di difesa dei patrimoni familiari.
    In fondo i matrimoni d’amore fino al ventesimo secolo inoltrato non credo fossero la maggioranza

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  38. Merdman, come puoi non capire la meritocrazia che porta a premiare chi ha il coraggio di un “impegno superiore”?!…

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