Il passaporto falso di Recoba

La figura meschina rimediata dalla Juventus, al di là di conseguenze penali e sportive probabilmente nulle, con il finto esame di Suarez all’università di Perugia è un ottimo aggancio di attualità per la nostra rubrica su Recoba, riguardante un fatto più grave e che portò alla squalifica del Chino e di Gabriele Oriali: stiamo parlando ovviamente della storia del passaporto falso, risalente al 1999.

L’antefatto, ben spiegato nel libro di Enzo Palladini ‘Dimmi chi era Recoba’ (Edizioni inContropiede) è che l’Inter fin dal 1997, cioè dall’acquisto dell’uruguayano, si era attivata per trovargli un passaporto comunitario. Ma nell’impresa di trovargli un avo per lo meno spagnolo (si era cercato l’impossibile alle Canarie) non era riuscito nemmeno Paco Casal, così il problema tornò in carico all’Inter, in un’epoca in cui c’era il limite di tre extracomunitari schierabili. Inter che lo risolse con un passaporto falso, senza mezzi termini, che fu consegnato da Oriali a Recoba. Dal documento, si fa per dire, risultava che Recoba fosse di ascendenza italiana e residente a Roma…

Un anno dopo scoppiò Passaportopoli, che coinvolse tanti giocatori (Dida, Veron e Warley i più famosi) e tante squadre, che usando intermediari di vario tipo avevano trovato avi italiani o comunque europei ai loro calciatori. La differenza con il caso Recoba è che i suoi colleghi avevano usato documenti falsi per avere un passaporto regolare, mentre quello del Chino non valeva nulla proprio come documento (la Questura di Roma non ne aveva mai saputo niente), al di là dell’esistenza di queste presunte radici italiane. Tutto falso.

Sta di fatto che Recoba da quel settembre 1999 iniziò ad essere schierato come comunitario di status, a prescindere dalle necessità dell’Inter di utilizzarlo come tale. Il tutto nella sua totale inconsapevolezza, che non è un’attenuante perché l’ignoranza è una colpa. In seguito Franco Baldini, ai tempi direttore sportivo della Roma, si sarebbe preso molte responsabilità dicendo di avere indicato lui ad Oriali l’intermediario poi rivelatosi un truffatore, ma nemmeno questa è una grande attenuante.

Fra il perdere a tavolino tutte le partite con Recoba comunitario (per l’Inter avrebbe significato retrocessione in serie B), a prescindere dalla necessità di schierarlo come tale, come sarebbe stato teoricamente possibile, e l’insabbiamento, ci si sarebbe aspettati, anche nel calcio marcio di quegli anni, come minimo una forte penalizzazione in termini di punti, o per il passato o per la stagione 2001-2002. Invece, restringendo il discorso all’Inter, anche se tutti gli altri, dalla Roma al Milan, furono di fatto graziati a parte mesi di stop per qualche dirigente, ci fu soltanto un’ammenda.

E per Recoba? Sospeso dal febbraio 2001, dopo un’iniziale squalifica fino al giugno 2002 con i vari sconti sarebbe tornato in pista alla fine dell’ottobre del 2001. Per Oriali un anno di inibizione, dopo cui tornò all’Inter (Dando così ragione a chi sosteneva che si fosse accollato colpe di altri), e un brutto tempo supplementare con la giustizia ordinaria: per lui e Recoba una condanna a sei mesi tramutata in multa. Con il colpo di classe della patente di guida di Recoba, anche questa falsa, da cui risultava che il Chino l’avesse ottenuta dalla Motorizzazione di Latina. Una delle pagine peggiori della gestione Moratti all’Inter e senz’altro la peggiore della carriera di Recoba. Non la peggiore nella storia del giornalismo sportivo, anche in questo caso bravo a trasformare i colpevoli nelle immancabili ‘parti lese’.

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13 commenti

  1. Sui passaporti falsi nettamente il più fuoriclasse di tutti. Ecco lui a Perugia non ci sarebbe nemmeno andato… 🤣 🤣 🤣

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    1. Genio, sempre.

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  2. Chino usato per depistare dall’attualità del fallo di Barella. Stavolta la rubrica mi delude.

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    1. Tu non hai nemmeno la metà del fallo di Barella, gazzettiere

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      1. Questa battuta era bellissima, non capisco i meno… 🤣 🤣 🤣

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  3. 1) Che Oriali si fosse preso colpe di altri lo ripetè da un certo momento in poi Franco Rossi più volte, arrivando addirittura a chiedere scusa a Oriali in tv.
    Sarebbe interessante quale elemento della dirigenza fosse così importante per l’Inter da coprirlo con Oriali che ai tempi eppariva come l’operatovonpiu importante in società…

    2) Amnistia generale tipicamente italiana, però alcune differenze tra le posizioni c’erano. Il Milan ad esempio, quando cominciarono ad uscire le notizie su alcuni passaporti sospetti, face un’indagine in proprio e si autodenunciò riguardo il passaporto di Dida. Poi magari era la solita recita (con di mezzo Galliani valgono tutti gli scenari ipotetici, dal “Pacco, contropacco e contropaccotto” al legal thriller…) però le posizioni nei vari casi erano spesso diverse (come già citato nell’articolo) con uno scenario da “italiani bravi ad arrangiarsi” esilarante se si pensa all’autoreferenzialità dell’ambiente…

    3) Incredibile il fatto che un dirigente di una società suggerisca una scappatoia al collega di un’altra squadra, aiutando teoricamente a rinforzarsi una diretta concorrente (niente battute, please), in un’atmosfera da teatrino e teatranti che stona con l’idea di competizione. Un po’ come quando gruppi ultras di opposta fazione che solitamente si sprangano allo stadio si alleano contro la polizia, la Lega, le leggi speciali, ecc.

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  4. A fine millennio Baldini non era ancora Ds, bensì consulente esterno della Roma. Per la precisione che mi contraddistingue.

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    1. Ah beh…

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  5. La differenza tra uomini e caporali non la fa la colpa o il reato ma chi si assume le sue responsabilità e paga dazio e chi continua a protestarsi innocente e vittima mentendo sapendo di mentire (e rinfacciando a chi ha già pagato d’essere e pure in una scala minore uguale a lui)

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  6. Grande il direttore che ha fatto l’articolo! 😀
    Comunque se contiamo che la Roma ha perso 3 a 0 per aver sbagliato la distinta…si vede che i tempi son cambiati 😀
    Diciamo che nel calcio di quei tempi c’era una certa sensazione di impunità per cui tutto veniva considerato fattibile, a ragione viste le condanne, e più o meno tutto infatti veniva fatto. Era un po’ quello che succedeva nella politica pre – tangentopoli alla fine. Il problema di rivedere gli avvenimenti del passato con la morale odierna, sport molto in voga oggi, in cui sembra si debba recontestualizzare tutto su una morale politcally correct che trovo ributtnte, è che poi li si decontestualizza: al giorno d’oggi sarebbe uno scandalo gigantesco, ma al tempo non ricordo grandi sconvolgimenti e grande indignazione per la cosa, ma magari mi ricordo male io

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    1. D’accordo con te.
      Al tempo il fatto e la sentenza non sembrarono niente di così incredibile. Con gli occhi di oggi invece cambia molto, ma lascia il tempo che trova.

      Per questo motivo mi pare stupido chi da juventino dice “che ci puniscano come fatto con Recoba”.

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      1. Mah, insomma…io ricordo juventini con la bava alla bocca sia per Recoba che per Nakata (casi diversi).

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  7. Tutto vero, però smoking bianchi un po’ schizzati di merda si può dire?

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