Calciatori che non si sanno allacciare le stringhe

A quale età sarebbe giusto che un bambino si allacciasse da solo le stringhe delle scarpe? Sabato scorso per seguire i progressi di un laterale destro a noi caro eravamo a una partita di Pulcini nella periferia ovest di Milano, per noi il solito richiamo della foresta. Interessante la partita, come del resto tutto il calcio giovanile dal vivo, ma interessanti anche alcuni dettagli sociologici.

Il principale è che quasi nessuno dei 20 bambini in campo (si giocava a 7, con 3 riserve a rotazione tipo pallacanestro in tre tempi da 15 minuti) si sapeva allacciare le scarpe da solo e che per farlo una mamma era stata nominata dirigente accompagnatore. Di più: un’altra mamma ci ha spiegato che non bisogna sorprendersi, perché il problema non sono solo le scarpe: pochi di quei bambini si sanno vestire da soli e hanno anche in questo caso bisogno di assistenza. Parlando poi con altri, fuori dal calcio, tutti si sono sorpresi della nostra sorpresa: secondo loro nessun bambino italiano di 9 o 10 anni è totalmente autonomo dal punto di vista del vestirsi. E ci chiediamo: è normale?

La risposta 2020 è sì, in una società in cui i bambini sono pochi e vengono trattati come piccoli lord le stringhe sono l’ultimo dei problemi. Non crediamo sia un problema di intelligenza e tanto meno di manualità, perché a 5 anni in Pakistan cuciono i palloni e le scarpe indossati da gente che mai si inginocchierà per loro. Chiaramente i figli dell’Uomo Indiscreto già a 3 anni si vestono da soli (di più, disegnano gli abito che indossano), oltre ad essere poliglotti e a suonare quattro strumenti, ma noi piccolo borghesi notiamo che a parità di classe sociale e di situazione il bambino di oggi fa tutto un po’ in ritardo (non apriamo nemmeno il capitolo della lettura). Non è necessariamente un male, magari partendo per gradi e avendo in generale molti più stimoli questo bambino arriverà più lontano, ma nel presente questo controllo ossessivo degli adulti ci sembra malsano.

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46 commenti

  1. Bah direttore , forse primi calci (2-3 elementare) e non pulcini (perlomeno il nostro che ha ancora bisogno del genitore viene sberleffato

    Peraltro con le norme Covid che impedirebbero ai genitori di entrare ho visto anche piccoli amici (5-6 anni ) dire alla mamma che si arrangiava (Almeno 9 su 10 , il decimo ha pianto tutto il suo primo , e spero ultimo , allenamento)

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  2. Bambino italiano forse, bambino europeo neanche per idea.
    Mia figlia di 27 mesi si incazza come una iena se la aiuto per metterle le calzette e le scarpe (con lo strap ovviamente, senza stringhe). Sa indossare il maglione o la giacca da sola (lo mette per terra orientato al contrario, mette le mani dentro e poi tira su il tutto), imparato all’asilo vari mesi fa….
    Poi appunto solitamente a 18 volano fuori di casa e a 23 lavorano, chissa come mai….

    Ps. Effettivamente capisce 2 lingue e mezzo (italiano, olandese e francese)….

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  3. non ricordo a che età ho iniziato a allarciarmele da solo… ma non a caso non utilizzo il termine “imparato” perché ancora oggi le passeggiate con me sono una continua interruzione (a mia moglie nemmeno fa più ridere il mio “box box box”) causa frequente necessità di nuovo nodo. il tutto ovviamente giustificato con la creatività di noi mancini e il fatto che facciamo tutte le cose a rovescio…

    richiamo della foresta eccome: la foto del direttore vista su instagram della partita di calcio dei bimbi mi ha ricordato da vicinissimo il fatto che cerco di arrivare sempre con un po’ di anticipo ai miei allenamenti collettivi di corsa del martedì sera, con partenza dallo stadio di abano terme. che bellezza rimanere quei dieci minuti a osservare non solo (e non tanto) i piccoli calciatori, ma addirittura gli under 10 che, con coraggio, scelgono l’atletica leggera come propria attività sportiva. una sera rimasi incantato dall’esercizio dei baby sprinter con i mini ostacolini messi perché imparassero a correre con la giusta falcata…

    @poli: rischiamo di essere scontati in una certa esterofilia, ma osservo (io non ho figli) sempre il diverso comportamento negli aereoporti. le famigliole “nordiche” con i pargoli che si arrangiano autonomamente sia al check-in che al bar (e se ti cade il gelato sono cazzi tuoi!), i nostri che non riescono – e non sarebbero capaci – a fare mezzo passo senza il sostegno di mamma, papà, zia e sorella maggiore.

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    1. Da bravo mancino ho risposto con il doppio nodo al continuo slacciarsi delle scarpe, funziona e non è neanche difficile da disfare dopo un po’.

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      1. Scusate ma visto che le stringature sono simmetriche, spieghereste ad un ignorante perché i mancini dovrebbero faticare maggiormente ad allacciarsi le scarpe?!

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    2. Verissimo, i bambini che fanno sport sono uno spettacolo.
      Al Vigorelli si allenano i bambini del mini Rugby, mentre corrono col pallone ovale sembra di vedere un adulto che corre con un bidone della spazzatura in braccio.
      Li adoro!

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  4. È un male invece, altro che andare lontano. Da bambini si impara più in fretta e in maniera più naturale, per quello bisogna imparare più cose possibili in età giovane. La coordinazione oculo-manuale si sviluppa tra i 3 e i 7 anni, se non ricordo male, ovvio che i bambini che arrivano alla scuola calcio a 11 anni portati in suv da mammà saranno sempre dietro a quelli che già in era di asilo si rotoleranno sul tappeto, sull’erba o sul marciapiede. La musica (che non significa saper suonare) si apprende più facilmente e in maniera naturale più di è in giovane età, per quello i più grandi geni musicali al di là del talento generalmente hanno avuto un padre torturatore che a 5 anni li sottoponeva alle sevizie di ore di solfeggio. Etc., etc.
    L’argomento in questione è una deriva del mammismo all’italiana, dove il genitore non lavora più per costruire uomini e donne ma per proteggere il proprio pupazzetto, nè più nè meno che quelle ex-escort che piazzatesi dal vecchio bavoso girano col chihuahua nella borsetta. Hanno abolito l’esame di quinta elementare per non turbare i poveri fanciulli, vi renderebbe conto?! Poi ci si lamenta che i giovani di oggi non sono responsabilizzati.
    Ai miei tempi si imparava ad allacciarsi le stringhe verso la fine dell’asilo, era un modo per sentirsi grandi con cui si faceva a gara coi coetanei. Ci si vergognava a farsi vestire dai genitori a partire più o meno dalla stessa età o subito dopo.
    Al netto del caso personale (anarchico ribelle figlio di musicista in famiglia poliglotta) guardando le famiglie odierne mi pare netta la differenza tra i miei genitori e quelli dei miei coetanei che cercavano di insegnarci più cose possibili e il più in fretta possibile (l’inglese non era tra le lingue di famiglia ma mio padre mi ci faceva parlare per gioco per farmi acquisire una cosa che pensava mi sarebbe stata utile in seguito) per prepararci al mondo e i genitori di oggi che si beano dei propri pupazzetti con la medesima dedizione che si dedica ad una bambola, un’automobile sportiva o una bici da collezione, più per il godimento personale che non per far diventare adulto un essere vivente.
    E più avanti si andrà più sarà peggio, se a guidare il paese è la Generazione Di Maio che ha come obiettivo il reddito di cittadinanza e mille scuse per non andare a scuola…

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  5. La piccola Sara, 5 anni e mezzo, soprannominata “faccio io” si veste da sola, fa tutto da sola, tranne allacciarsi le scarpe.
    Per adesso quelle sportive sono a strappo. 🙂

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  6. Sarò strano io ma a 5 anni i miei li mandavo negli spogliatoi da soli, la prima volta magari hanno avuto difficoltà, la seconda erano già più che autosufficienti (lo so che nel nuoto non ci si allacciano le scarpe, ma se non volevano uscire a piedi nudi lo dovevano fare lo stesso)

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    1. Si, sei strano. La realtà oggi è questa…

      Ps: parlavo tempo fa con un gestore di piscine che mi diceva dei grossi problemi che hanno con le mamme…

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  7. OT: In un episodio del tenente Colombo l’assassino fu smascherato proprio perché aveva allacciato lui le scarpe alla vittima e quindi l’anello era al contrario (o almeno così spiegava il tenente)…

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    1. Io ho imparato da mia sorella che me lo insegnava allacciandomele davanti a me, quindi io faccio l’anello al contrario.

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  8. Mi sembra stiate un po’ esagerando…

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  9. leonto perchè quel bimbo ha pianto tutto l’allenamento?
    gli rompevi i maroni con la tattica?

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  10. in effetti anche io ricordo come il “sapersi allacciare le scarpe” era (da piccoli…ma piccoli davvero) un vanto, un “sentirsi grande”
    e all’asilo se non lo sapevi fare qualche occhiataccia partiva…
    e proprio per questo c’era insomma un disagio se non lo sapevi fare (o almeno “ci provavi”) mentre ora probabilmente parte il “oooh poverino”

    ps: vado OT clamorosamente, ma mi allaccio al tema “da ggiovane”

    io ho avuto la grande fortuna di avere – alle elementari! – una prof di musica tanto severa quanto brava
    ci insegnava alcuni pezzi delle arie più famose, e noi ad ahime rendere omaggio (o profanare…) Verdi, Puccini e altri
    e sono cose che ti rimangono in testa, quando ricevetti qualche tempo fa una mail dal signor Cincillà volevo chiedergli se mordesse rosicchiasse o divorasse…

    ma quella stessa prof ci insegnava anche canti popolari italiani, e capitava che cantassimo anche cose come “Faccetta Nera” o “Fischia il Vento” o “Bella Ciao”
    NESSUN genitore si sognò mai di dire mezza parola. Nessuno.
    Ora una prof di musica queste cose non le potrebbe fare.

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  11. Per la serie ‘Una volta NON era tutto meglio’ mi ricordo perfettamente che a metà anni Settanta, alle elementari (eravamo in terza), dopo l’ora di nuoto c’era una bidella preposta soltanto ad allacciare le scarpe ai bambini…

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    1. cioè a metà anni ’70 a Milano si andava in piscina alle scuole elementari??? noi a Trapani a fine anni 80 avevamo i bagni al liceo solo perchè avevamo le aule all’istituto salesiano e potevamo usare i bagni pubblici dell’oratorio.
      proprio un altro mondo

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      1. Davvero! Scuola pubblica, sottolineiamo… che ancora oggi ha quella piscina, per quanto con diverse limitazioni (già in era pre-Covid)

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        1. Non vi mandavano al Saini?

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          1. No, noi privilegiati della periferia ovest avevamo la piscina, così come la palestra in linoleum, dentro l’edificio scolastico…

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    2. Per la serie ‘Una volta NON era tutto meglio’ cambio leggermente argomento: quando dovetti studiare per la maturità mi ritirai con mezza classe nella casa in collina di mia madre, una sorta di ritiro spirituale per studiare con tranquillità in mezzo ai boschi e al fresco.
      Ricordo che i giorni precedenti la partenza alcune compagne si fecero insegnare dalle rispettive madri come si faceva il letto, la cosa mi sconvolse non poco….

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      1. nella fretta avevo letto “come si faceva a letto” 😀

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        1. AH AH AH AH AH!!!!!… 😀

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  12. Un’altra differenza rispetto a quando eravamo piccoli noi (non sto dicendo che sia meglio o peggio) è che se vai al mare difficilmente vedi bambini dai 5/6 anni in su con i braccioli, e soprattutto con i genitori intorno, mentre 30 anni fa era quasi la regola.

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    1. Mah, sui braccioli non so, forse sì ma non lo so, ma sui genitori intorno non concordo molto…..almeno la mia percezione su bambini italiani è molto differente…..io passavo ore e ore a nuotare al largo o a giocare sugli scogli (adoravo fare il cacciatore di granchi) mentre i miei erano bellamente accomodati in spiaggia, adesso i bambini sono monitorati passo dopo passo…

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  13. Io ho imparato a 2 anni ad allacciarmele, poi sono cresciuto
    A 10 portavo già i mocassini

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    1. Coi risvoltini?!

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      1. Ma naturale…stile ‘acqua in casa’

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  14. “Ricordo che i giorni precedenti la partenza alcune compagne si fecero insegnare dalle rispettive madri come si faceva il letto, la cosa mi sconvolse non poco….”

    Adesso giro questo commento alla Boldrini
    🙂

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    1. No, che poi mi propone come Ministro della Famiglia, visto che io da adolescente sapevo cucinare, farmi il letto e lavarmi i vestiti… 😛

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  15. “.io passavo ore e ore a nuotare al largo o a giocare sugli scogli (adoravo fare il cacciatore di granchi) mentre i miei erano bellamente accomodati in spiaggia, adesso i bambini sono monitorati passo dopo passo…”

    Anche mio papà la pensava così quando andavamo a Misano
    Poi un giorno mi sono ritrovato al Bagno 20 di Riccione e da allora ogni tanto veniva a dare un’occhiata se c’ero ancora

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    1. AH AH AH!!! Sì, lì sull’Adriatico era tipico, anche in alcune zone della Liguria (nela zona di Imperia però, a Varazze puoi allontanarti solo se fai speleologia…).

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  16. Per quanto può valere la mia esperienza personale (quarant’anni di distanza tra la mia infanzia e quella dei miei figli, la parte di mezzo non sono in grado di monitorarla non avendo avuto fratelli nè nipoti, solo qualche figlio di amici ma non sempre sotto l’occhio), trovo enormi differenze sia in negativo che in positivo, nei bimbi di oggi rispetto a quelli dei miei tempi. Al netto dei cambiamenti del contesto familiare e della società, oggi riscontro minor fantasia nel divertirsi e capacità di gestire la noia, ma una maggiore “sgamatezza” nel rapporto con gli altri e curiosità verso il mondo dei grandi. Poi è vero noi genitori facciamo tanti danni, ma anche questo è un mestiere da imparare un poco alla volta…

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    1. Mi piace l’aggettivo “sgamatezza” che serve soprattutto ad evitare accuse di sessimo… 😛

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  17. In generale fare sport dovrebbe aiutare i bambini a raggiungere un certo livello di indipendenza prima di chi non lo pratica e lo dico per esperienza sia diretta sia indiretta. Diretta nel senso che ho insegnato per tanti anni anche per beneficenza vela a bambini molto piccoli (e a volte portatori di disabilità) e tra il prima e il dopo le differenze erano positivamente enormi: il senso di autonomia e di indipendenza di un bambino di 7 anni che porta da solo un Optimist in mare o al lago non ha pari… Indirette perchè mi capita di accompagnare i miei nipoti a basket e guai a entrare nello spogliatoio per dare loro una mano (al massimo il rischio è che dimentichino in giro qualcosa)… Forse il calcio è quello che crea più bamboccioni? Non ne ho idea ma ero rimasto impressionato qualche anno fa quando facevo fisioterapia per un incidente al ginocchio circondato da tanti calciatorini in erba (ma in alcuni casi già adolescenti) seguiti ossessivamente dal papà che prendeva ferie per seguirne i progressi e dalla mamma che portava loro la borsa..

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    1. E’ esattamente così, il caso della mamma che porta la borsa è emblematico. Sul tuo discorso generale invece io faccio sempre l’esempio dei ragazzi che corrono per prendere l’autobus: li riconosci subito i ragazzi che fanno sport, oggi come allora…

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  18. State scrivendo cose molto interessanti che illustrano una realtà variegata ma con tratti comuni in cui mi riconosco anche osservando gli e le adolescenti che incontro ogni giorno (e i loro genitori). Dite che è cambiata la società e lo dico anch’io. Io però continuo a chiedermi perché questo accada. Mio fratello si è occupato personalmente dell’iscrizione universitaria di mio nipote e gli ha pure cercato e trovato un alloggio (nipote per me dotato di ottime doti intellettive e, per quel che vale, con eccellenti risultati scolastici), dicendo, mio fratello, che suo figlio non lo avrebbe fatto da solo. Il punto è che lui, mio fratello (come d’altra parte io pure a mio tempo), non avrebbe (non avremmo) manco osato chiedere ai nostri genitori di svolgere questi compiti, anzi, lo avremmo trovato umiliante, per non dire che credo non ci sarebbe nemmeno venuto in mente. Ora, evidentemente, non è così. Mio nipote, un gran bravo ragazzo per nulla viziato a cui auguro ogni successo nella vita, considera normale che il proprio padre si occupi della burocrazia per la sua iscrizione universitaria e gli trovi una sistemazione. Io non so come questo sia potuto succedere, e non si tratta certo di un caso isolato.

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  19. oddio, l’iscrizione all’universita’ se la puo’ fare il pargolo 19enne (ma mi ricordo ai miei tempi delle mamme in fila in segreteria) pero’ l’alloggio meglio che si cerchi coi genitori, vista la professionalita’ dell’agente immobiliare medio.

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    1. Concordo!
      Poi, sempre per il “non era tutto meglio una volta”, qualche babbo di minchia accompagnato dai genitori addirittura alla visita militare me lo ricordo, chissà oggi se sarebbe la regola…

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  20. Una cosa che ho sempre trovato impressionante passando per il mio paesello d’origine e anche altrove e’ che non vedo quasi mai ragazzini di 11-14 anni giocare per strada. Noi occupavamo militarmente 2/3/4/5 giorni a settimana prati/campetti/piazzole per calcetto, basket, tennis e varianti (fino al delirio di costruirci mazze e dischi da hockey in legno)

    Forse praticano tutti sport in regolari associazioni/polisportive, anche piu’ di noi, boh

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    1. Un po’ quello, un po’ mi pare di capire che l’orario scolastico sia più lungo…..di certo non riesco ad immaginarmi i ragazzini di oggi inventarsi guerre per la difesa del cortile, costruire case sugli alberi, inventarsi attrezzature sportive recuperando legni e bastoni dalla spazzatura, ecc.
      Il cortile dove abita mia madre ora dalle 15 in poi era invaso da sciami di bambini urlanti, adesso quando ci passo vedo il deserto, boh…

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  21. Il rapporto genitore calciatore in erba oggi è morboso e grottesco. Poco poco qualcuno gli dice “suo figlio è bravo” il giovine si trasforma in Cr7 con genitori che lo seguono in ogni aspetto della vita quotidiana. Poi a 15 anni si infortuna o non è poi cosi bravo e ti ritrovi in casa Cr7 ma senza i soldi. Che culo.

    Aspetto generazionale. As usual, dipende dai genitori. L’altro giorno notavo la differenza tra 4 sedicenni che fanno parte del mio ambiente. 1 bambina che gioca con la switch al ristorante e 3 adolescenti da Instagram (e mi taccio…..). Conoscendo i loro genitori, il prodotto è una diretta conseguenza. I vostri figli siete voi al 100%, nel bene o nel male. Ma credo che lo sappiate già

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    1. Ma questo è ovvio. I ragazzini di oggi sono figli della nostra generazione, che però è stata cresciuta in maniera completamente diversa. Ora, pure io quando i mei mi dicevano “ai miei tempi…” sbuffavo e rispondevo che il fatto che ai loro tempi si facesse cosi non significava che fosse per forza giusto, però non riesco a concepire perchè i miei coetanei considerino così difficile far fare ai figli cose che loro stessi facevano serenamente.
      A meno che il tutto dipenda dal fatto che un genitore tenda per indole naturale a rilanciare sui vizi e gli agi ricevuti, per cui si va avanti man mano sempre più alla deriva ma servirebbe uno studio scientifico sul tema.
      Alcuni danno la colpa alla società (vedi il famoso “non puoi dirgli di no altrimenti poi resta isolato dai coetanei…”) ma la società è fatta da persone, quindi o vale l’ipotesi di cui sopra oppure c’è un complotto di industria/media/politica per rincoglionire le masse per qualche motivo, boh…

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  22. Nono è proprio merito o colpa dei genitori, presi a se stanti. Poi ovvio come dici i genitori di oggi hanno delle caratteristiche diverse dai nostri ma ognuno educa comunque alla sua maniera. La 16enne con la switch non è tanto meglio della 16enne che mostra il culo su Instagram con il like di mamma e papà, però ecco fanno parte della stessa generazione ma non hanno gli stessi genitori

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    1. Sì, però fatta salva l’ovvia responsabilità personale, la diffusione di una certa tendenza pone degli interrogativi che vanno oltre la mera responsabilità personale.

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  23. Avete tutti ragione, io però dico che non è facile fare i genitori nel 2020.

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