I like di Scanzi

Andrea Scanzi è il giornalista italiano più popolare sui social network, stando alla classifica che abbiamo letto su Primaonline.it, basata su interazioni e condivisioni su Facebook, Twitter, Instagram e You Tube. Secondo classificato Lorenzo Tosa, terzo Nicola Porro. A seguire Enrico Mentana, Marco Travaglio, Selvaggia Lucarelli e al settimo posto Gianluca Di Marzio, primo degli sportivi.

Andrea Scanzi è quindi il giornalista più popolare d’Italia, prendendo per buona questa classifica? Tutto è da asteriscare, visto che pur leggendo abbastanza abbiamo avuto bisogno di Google per scoprire chi sia Lorenzo Tosa. Senza avere la classifica relativa alla televisione, vera fonte di informazione degli italiani e dove comunque Scanzi è stra-presente, è difficile fare ragionamenti. Certo è che la classifica, andando anche più in giù, mette insieme giornalisti-personaggi, opinionisti e direttori, ma più raramente cercatori di notizie (come Di Marzio, ad esempio) e questo è significativo.

La notizia fuori dalle fonti ufficiali, dagli uffici stampa e dalla lettura degli account social è faticosa. Costa tempo, denaro, impegno, capacità, anche amicizie perché a qualcuno può sempre dare fastidio. Possono creare problemi anche le opinioni, ma certo sono più comode e più utili per la costruzione di un’identità digitale e non. Ci sembra interessante notare, non solo nel caso di Scanzi, che le interazioni con i lettori possono anche essere negative e questo è secondo noi un lato bello del web: il cliente non ha sempre ragione, visto che non è un cliente, entro certi limiti si può essere più liberi che altrove.

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7 commenti

  1. Diomio

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  2. https://www.facebook.com/Lorenzotosautomatron/

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  3. Tosa il giornalista (nel senso di uno che trova e riporta notizie) non lo fa dal 2015/16 circa, quando è finito a fare l’addetto stampa del M5S in Regione Liguria – senza, a dire il vero, aver mai aderito al Movimento. Esperienza durata un paio d’anni e finita a stracci volanti, come testimonia la sua attività social prima di diventare una webstar: ogni tanto una sana bulaccata di me**a ai grillini, senza forse il coraggio di scoperchiare tutto quanto ma insomma, il meccanismo comunicativo della Casaleggio e Associati non era ancora notissimo come oggi quindi le sue testimonianze avevano una certa importanza.
    Le sue ultime apparizioni giornalistiche, dicevamo, furono sul Fatto Quotidiano come collaboratore di Ferruccio Sansa (oggi candidato giallorosso in Regione contro Toti) e su Primocanale, la principale tv genovese non ancora colonizzata dallo stesso Toti. Prima di allora, Corriere Mercantile (glorioso quotidiano genovese), prima ancora addirittura calcio dei dilettanti sempre sul Mercantile. Era anche bravo, stile di scrittura non particolarmente brillante ma acuto, puntuale, un filino cinico che non guasta mai.
    Capirete che ritrovarselo oggi a scrivere post petalosi con una retorica che farebbe impallidire anche il Saviano più zuccherino lascia sgomento chi l’ha conosciuto. Che abbia scientemente trasformato il proprio stile per riuscire, eroicamente, a scalare le classifiche social? Tutto può essere…

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  4. Scanzi ho iniziato a leggerlo oltre venti anni fa quando scriveva per il Mucchio Selvaggio. Già allora aveva una spiccata vis polemica che lo portava anche a battute acide che probabilmente gli causarono il sacco di mazzate che prese da Pau e altri membri dei Negrita.

    Da un po’ si è riciclato a fare l’Emilio Fede dei 5 Stelle con tutta una serie di dippiopesismi insopportabile a seconda che parli di Renzi e/o Salvini (che per Scanzi sono il male assoluto) e Di Maio (che per Scanzi è uno statista).

    Non male quando parla e scrive di musica, ma forse un po’troppo retorico.

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  5. La descrizione che Paolo Jeff fa di Tosa e il fatto che il Direttore sia dovuto ricorrere a Google chiariscono il discorso: non si tratta di giornalisti nel senso di cercatori di notizie, si tratta di opinionisti, personaggetti, con una claque fissa ed altrettanti haters, che ai affacciano sul web con l’aria di chi ha colto la vera essenza della vita, per spiegare agli altri dove stanno il bene e il male.
    Sono così dentro il personaggio che interpretano che ormai hanno uno stile ripetitivo diventato clichè che fa si che Troll di vario tipo li prendano per il culo creando finti account che ne imitano lo stile.
    Tosa è un esempio, con le sue cazzo di frasi di una parola sola, un altro fenomeno era Saverio Tommasi detto il Boldrino, poi ci sono i vecchi parrucconi abbastanza giovani per il web che recitano la parte dei grandi maestri (Mentana è uno che ti verrebbe da mandargli uno di quei bambini monelli che gli citofonano, fanno la pernacchia e poi scappano…), non dimentichiamo Selvaggia Lucarelli per rispetto delle quote rosa altrimenti parte col suo pippone sul maschilismo per ricordarci quanto sia ancora presente la piaga della donna-oggetto (però ce lo dice con le tette di fuori, beh proprio di fuori no, diciamo che i capezzoli ancora li contiene…), ecc.
    Ecco, poi ci sarebbe il giornalismo…

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    1. “Sono così dentro il personaggio”.

      Esatto, preciso. A Tosa mi sono permesso di dirlo, visto che conoscendolo è evidente che interpreta un personaggio. Si è offeso un bel po’.

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  6. che poi ci siamo dimenticati del gran capo Tarco Mravaglio, forse il precursore di un certo movimento “purista”

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