Abbonamento al buio

Oscar Eleni da un bananeto vietnamita con il tabarro del marrano Baruch Spinoza, adattissimo a chi si sente appena scomunicato perché, come il grande pensatore portoghese allevato dagli olandesi, siamo convinti che anche gli sport al di fuori del calcio o del basket NBA, magari della Formula uno e dei motori a qualsiasi livello di rumore, possano ritrovare la loro vita non con paura, pianto, ma cercando serenità, letizia e persino ilarità in un mondo di musoni incompetenti.

Basta sentirsi stelle perdute che cercano di accendere il buio. Smettiamola di temere gli Spadafora che guardano e passano, non fasciamoci la testa prima che vengano rieletti presidenti federali che, come dice “o ministro” del rione Carità, erano già padroni dei loro sport ai tempi della lira. Non sottovalutiamo l’arte del Malagò che sembra aver schivato la tempesta ministeriale e, forse, si terrà pure il palazzo Acca.

Certo ci vorrebbe la fantasia per andare oltre la barriera corallina delle porte chiuse. Teatro, cinema, arte, stanno tentando e voi dello sport cosa fate? Sì, certo la lotta sembra impossibile, ma insomma se il calcio si prende trenta pagine di un giornale, se il pallone è al centro di tante cose, anche quando a rappresentarlo sono degli ignorantoni, perché non inventarsi qualcosa che vada oltre la bolla NBA nella meraviglia della loro Disneyland disinfettata?

Per le Olimpiadi saltate si stuzzica il pubblico scopiazzando storie vecchie, meravigliose ma già scritte tante volte. Adesso lo fanno spesso quelli che non c’erano, anche se qualcuno, tipo chi ha girato 9”79-100 metri di vergogna, la corsa  di Ben Johnson a Seul, ci fa saltare sul letto come quella notte in Corea, dopo una giornata passata a celebrare quella finale maledetta dove in troppi, sulla pista e fuori,  avevano pensato di barare. Nel docufilm non si salva nessuno, nè Johnson il povero, ovviamente, né Carl Lewis il meraviglioso, figurarsi tutti gli altri, ma è un peccato che  le cose, come nelle stragi, da Ustica a Bologna, restino nella grande nebulosa delle logge che esistono anche a livello sportivo, perché dove comanda il denaro tutto è possibile.

Sarà nella nebulosa anche questo campionato di calcio dove sembrano infelici tutti: i vincitori della Juventus, i battuti come Antonio Conte cui certo non basterà l’avvertimento di uno vero come Ciccio Graziani (“Lui dimentica di essere un dipendente”) per cambiare idea sulle debolezze societarie dell’Inter che non lo ha protetto quando uscì il calendario trita muscoli e cervelli, che non si è fatta sentire quando la critica andava giù pesante con il re dei piangina, uno bravo nel suo lavoro, ma forse abituato male come quei giocatori che trovi più dal parrucchiere e in discoteca che sul campo, come quei bulli da macchine super veloci che vorrebbero saltare la fila anche dove non avrebbero diritto, tipo gli ospedali dove il dolore non dovrebbe essere differente per un ricco ed un povero, dove l’aiuto dovrebbe essere per tutti a prescindere dal “lei non sa chi sono io” come direbbe Spinoza andando in esilio a  lavorare su lenti per gente troppo miope anche ad Amsterdam, anche in Olanda.

In questo clima, come insetti attirati dalla luce degli altri, ogni tanto sentiamo anche parlare di basket. Ben venga Gigi Datome nel teatro Armani, adesso che siamo seduti sul fiume per cercare di capire se la salvezza all’ultima curva, con ruota andata tipo quella di Hamilton, di Cremona e Roma, sarà un bene o soltanto un trucco. Meritano la nostra fiducia Vanoli e persino Toti, ma lasciateci dire restiamo perplessi. Come dice un saggio sotto canestro meglio la serie A, dove puoi anabolizzarti con stranieri di ventura, piuttosto che stare in A2 dove bisogna lavorare sul serio.

Si poteva rivoluzionare tutto, per chi aveva  azzerato il campionato  dominato dalla Virtus cosa ci voleva? Per fortuna Djordjevic non è Conte e non si è messo ad urlare contro la società che aveva accettato la chiusura senza ribellarsi, ma certo il basket, rispetto al calcio che adesso però ci pensa, ha la prova della verità dei play off che spesso ha lasciato nude  lungo la strada le sciantose che si erano imbellettate durante la stagione.

Ogni tanto dalla balena bieca a spicchi escono notizie che danno speranza: Sassari in raduno nell’incanto, la Fortitudo Bologna a Lizzano con il cuscino di piume dei 4000 abbonamenti già venduti. Al buio. Fede, perché nessuno sa quando si riapriranno i palazzi dello sport, alcuni veri, altri catapecchie di regime. Ci commuove Treviso, la sua ricerca della storia già con la maglia, il lavoro. Fanno bene a Brescia quando urlano ‘A porte chiuse non si riparte?’. Forse sì.

Hanno fatto bene Armani, Zanetti e Brugnaro a rendere più belle le loro squadre? Speriamo di sì. Avranno le idee chiare, nel consorzio della riccanza in Eurolega, ad essere già pronti a tutto pur di tornare in campo? Per adesso hanno scelto tutte l’allenatore, molti confermati, qualche nome nuovo e il più atteso e il Kokoskov che ha lasciato ieri la bolla NBA. Pensavamo che i nostri illustri disoccupati potessero interessare al mondo di eurolega, ma non è stato così. Forse sbagliamo noi a credere di essere sempre un passo avanti, anche se dal 2004 non prendiamo una trota.

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