L’addio di Paolo Maldini

Paolo Maldini lascerà il Milan entro un mese, a meno di quei clamorosi ripensamenti che nel calcio, scienza non esatta (ma sempre più della virologia), ci possono sempre stare. Non si capisce, e non lo capisce nemmeno lui, perché dovrebbe fare il tagliatore di nastri per Singer e Gazidis dopo essersi rifiutato orgogliosamente per anni di farlo per Berlusconi e soprattutto Galliani. Il clamoroso 4-2 del Milan sulla Juventus potrebbe quindi essere stato l’ultimo suo grande ricordo rossonero da protagonista.

La domanda è una sola: tenendo duro e ingoiando qualche rospo (leggere di “ruolo alla Nedved“, ad esempio, qualsiasi cosa voglia dire) Maldini potrebbe diventare quel grande dirigente che non è, a 52 anni? Secondo noi no, visto che a 11 anni dal ritiro non sembra avere abbandonato lo status di fuoriclasse che prende qualsiasi critica come lesa maestà, sia pure rispondendo con un’educazione che nel calcio è quasi sconosciuta.

Ma fare il dirigente e anche l’allenatore è diverso, bisogna pensare con la testa di 30 persone diverse, che oltretutto ritieni, anche se non glielo dici in faccia è evidente) tutte inferiori a te sotto ogni profilo: hanno vinto di meno, capiscono di meno, sono anche più brutti. Qualcuno ci riesce, ma sono eccezioni: non ce lo vediamo Maldini a condurre il Benevento in Serie A, ma nemmeno ad entusiasmarsi per il Monza dopo avere vinto cinque Champions League con il Milan.

Le parole pronunciate prima di Milan-Juve lasciano aperte varie possibilità, ma il finale sembra già scritto. Per la gioia di Galliani, che sulle cosiddette ‘bandiere’ e su Maldini in particolare ha idee molto più forti delle nostre, ricambiato dal figlio di Cesare che da parte sua era e rimane convinto che il costruttore di 30 anni (facciamo 25) di successi rossoneri non capisca di calcio. E Rangnick?

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6 commenti

  1. Come dice il direttore, sono dell’idea che chi ha vinto tutto da giocatore abbia meno stimoli per fare l’allenatore, anche se ovviamente ci sono grandi eccezioni, vedi Guardiola e Ancelotti o anche lo stesso Inzaghi: alla fine dipende cosa ti piace fare nella vita, se uno riesce a vivere o meno senza il calcio, la pressione del campo e lo stimolo di vincere qualcosa. Maldini e Boban potrebbero essere ottimi dirigenti, ma probabilmente mal sopportano il fatto di vivere sotto padrone, cosa che capisco perfettamente perchè anche per me è impossibile, per quanto “illuminato” sia il padrone. Boban lo vedo più indirizzato verso la carriera politica, alla Platini, Maldini dopo questa esperienza potrà decidere che fare, può sempre tirare su un po’ di soldi e farsi la squadra sua.

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  2. “Maldini e Boban potrebbero essere ottimi dirigenti, ma probabilmente mal sopportano il fatto di vivere sotto padrone, cosa che capisco perfettamente perchè anche per me è impossibile,”
    guarda che ti fanno causa

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    1. magari il prossimo DS del Milan sará proprio Peluchetti 😀

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    2. Il Milan è un centro commerciale: porte girevoli a ritmo continuo, dirigenti che cambiano una volta all’anno (nelle ultime 5 stagioni di sono alternati Galliani, Fassone, Mirabelli, Leonardo che fa Milano-Parigi ogni 3 ore, Boban, Maldini, Gazidis. Il prossimo gatto in tangenziale è Rangnick), allenatori che durano un anno quando va bene e centravanti che ogni sei mesi si passano la staffetta. L’elenco fa impressione, dalla cessione di Ibra in avanti: Pazzini, Balotelli, Matri, Torres,Destro, Bacca, Luiz Adriano, Kalinic, Higuain, Piatek e Ibra di nuovo. Maldini più adatto a fare il team manager, giusto che vada via e non metta faccia e nome su questa accozzaglia di società.

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  3. La casa a Ibiza c’è l’ha! 😉

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    1. a tennis come se la cava?

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